Il pensiero del giorno: 2Cor 6,2

Don Piero Cantoni 6 mesi fa
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« Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso . Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! » (2Cor 6,2)

Oggi, con il mercoledì delle ceneri, incomincia (per il Rito Romano) il tempo di Quaresima. Quaresima viene forse da “quadragesima die”: il quarantesimo giorno prima di Pasqua. Il primo giorno designa tutto il periodo. Designa dunque un periodo liturgico di quaranta giorni. Quaranta giorni prima dell’evento centrale: la Pasqua (il mistero della morte e della resurrezione del Signore).
Il numero quaranta è un numero misterioso: tutti i numeri lo sono, in quanto esiste una ricca simbologia del numero. Questo numero però riveste nella Bibbia un ruolo del tutto particolare. Lo ritroviamo per la prima volta in occasione del Diluvio: «Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti» (Gn 7, 12). Poi nel libro del Deuteronomio, a proposito del popolo di Israele che passa quaranta anni nel deserto: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi» (Dt 8, 2).
Quindi a proposito di Mosé che rimane quaranta giorni e quaranta notti al cospetto di Dio sul Sinai: «Quando io salii sul monte a prendere le tavole di pietra, le tavole dell’alleanza che il Signore aveva stabilita con voi, rimasi sul monte quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane né bere acqua» (Dt 9, 9); «Poi mi prostrai davanti al Signore, come avevo fatto la prima volta, per quaranta giorni e per quaranta notti; non mangiai pane né bevvi acqua, a causa del gran peccato che avevate commesso, facendo ciò che è male agli occhi del Signore per provocarlo» (v. 18); «Io stetti prostrato davanti al Signore, quei quaranta giorni e quelle quaranta notti, perché il Signore aveva minacciato di distruggervi» (v. 25). Elia che fugge Gezabele nel deserto cammina 40 giorni e 40 notti prima di arrivare al «monte di Dio», l’Oreb, che poi è il Sinai, dove conoscerà – come Mosé – la presenza di Dio: «Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb» (1 Re 19, 8). Anche Elia però, come Mosé, si copre il volto: «Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: “Che fai qui, Elia?”» (v. 13). La sua è ancora una conoscenza imperfetta ed effimera, rispetto a quella che può avere il cristiano: «E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2 Cor 3, 18). A Ninive è dato un tempo per la conversione: 40 giorni: «Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”» (Gio 3, 4). Ed ecco che Cristo assume questo quaranta per compierne il significato: « Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo» (Lc 4, 2). Se non vogliamo rimanere alla scorza (cioè il puro fatto letterale, la coincidenza) dobbiamo cercare un significato.
Non ci addentriamo nella simbologia del numero in sé stesso. Forse il 4 e il 10 sono numeri della perfezione relativa di questo mondo: i 4 punti cardinali, le 4 virtù cardinali, i 10 comandamenti, le 10 categorie aristoteliche, la bestia a 10 corna (Ap 12, 3; 13,1; 17,3.7.12.16; le corna sono il simbolo della potenza, le 10 corna stanno per la potenza terrena), ecc. Constatiamo solo un fatto: il legame fra questi episodi che si illuminano l’un l’altro. Innanzitutto (lasciando per il momento da parte l’episodio di Cristo che è la chiave di interpretazione): il Diluvio, il vagare nel deserto del popolo di Dio sono causati dal peccato. Anche la fuga di Elia e l’attesa di Mosé sul Sinai (la 2ª volta) sono in collegamento col peccato del popolo. In due casi questo periodo ha le caratteristiche di un itinerario: viaggio del popolo di Israele, viaggio di Elia. Al termine è posta sempre una vittoria: arcobaleno, terra promessa, legge, presenza di Dio, conversione e salvezza di Ninive. Dio non fa mancare i mezzi per superare questo periodo: arca, manna, pane e acqua.
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 Don Piero Cantoni

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