Il procuratore speciale Robert Mueller ha censurato l’FBI su richiesta degl’islamisti

Marco Respinti 6 mesi fa
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di Marco Respinti, La bianca torre di Ecthelion del 13 febbraio 2017

Robert Mueller è il procuratore speciale dell’FBI che indaga sul “Russiagate”, le presunte collusioni fra Mosca e il presidente Donald J. Trump. A nominarlo è stato il trumpianissimo viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein, il 17 maggio 2017. Per far che, nessuno lo ha ancora capito, ma questa è un’altra storia. Per ora ha incastrato qualche pesce piccolo e uno di taglia media per reati fiscali e finanziari personali che con Trump e Russia non c’entrano.

L’oggi procuratore speciale ed ex direttore

dell’FBI Robert S. Mueller III

Ma Robert Mueller, avvocato, Repubblicano, già direttore dell’FBI dal 2001 al 2013, è anche l’uomo che ha sbianchettato i materiali informativi e documentali utilizzati dai federali per l’addestramento, eliminando tutto quanto ha giudicato “offensivo” dei musulmani. Lo rivela “Judicial Watch”, una organizzazione conservatrice fondata nel 1994 a Washington per monitorare gli abusi di potere (nell’estate 2016 fece emergere alcune delle famose email scomparse di Hillary Clinton). Come ha fatto? Avendo mangiato la foglia, ha fatto causa all’FBI nel 2012 e grazie al Freedom of Information Act, la legge del 1966 che impone al governo di desecretare i documenti pubblici, ha scoperto il magheggio [qui e qui].

Mueller ha dunque nascosto all’antiterrorismo elementi chiave e lo ha fatto dopo avere incontrato segretamente l’Islamic Society of North America (ISNA) e il Council on American Islamic Relations (CAIR) l’8 febbraio 2012. Cioè due sigle del radicalismo islamico di area Hamas che il governo degli Stati Uniti ha indicato come fiancheggiatrici (pur non condannate) della Holy Land Foundation (la più grande charity islamica allora attiva negli Stati Uniti, chiusa dal governo nel 2001) che nel 2007 è stata condannata per finanziamento al terrorismo. Il CAIRN, spiega “Judicial Watch”, è stato fondato nel 1994 da tre estremisti mediorientali (Omar Ahmad, Nihad Awad e Rafeeq Jaber) che allora dirigevano il dipartimento propaganda di Hamas, chiamato Associazione islamica per la Palestina.

 

Dopo l’autocensura dell’FBI, altri dipartimenti di polizia hanno dovuto adeguarsi. Per esempio la polizia di New York, costretta nel gennaio 2016 a purgare un apprezzatissimo dossier usato per la formazione, Radicalization in the West: The Homegrown Threat, dopo la denuncia per “discriminazione” sporta da due moschee e da un’associazione no profit musulmana. È qui che “Judicial Watch” parla «di una più vasta operazione islamista che mira a influenzare le opinioni e le azioni di persone, istituzioni, governi e pubblico». Aggiungendo pure che i materiali ottenuti mostrano «casi analoghi di operazioni di condizionamento islamico nel ministro della Giustizia, nel Dipartimento di Stato, negli Stati maggiori riuniti e nella Casa Bianca di Obama». Per questo si parla solo del fantomatico “Russiagate” e dei misfatti di Mueller, noti da tempo, no?

 

Marco Respinti

Versione originale e completa dell’articolo pubblicato con il titolo
L’accusatore del Presidente Usa d’accordo con gli estremisti islamici
in Libero [Libero quotidiano],
anno LIII, n. 43, Milano 13-2-2018, p. 10.
Sono state aggiunte annotazioni tramite collegamenti ipertestuali

 

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