“Apple vende i propri clienti alla Cina rossa”

Marco Respinti 2 anni fa
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Da La bianca Torre di Ecthelion del 23/03/2018. Foto da articolo

Traditi i dati personali di milioni di utenti. No, non è Facebook, non è Cambridge Analytica e non è nemmeno Steve Bannon. È Apple, il colosso californiano dell’high-tech che ha gettato in pasto al sistema neopostcomunista cinese i profili dei clienti del suo iCloud, il sistema d’immagazzinamento e di condivisione delle informazioni in una “nuvola” sul web che rende tutto più fluido, veloce e leggero. Il guaio nel guaio è che si tratta di clienti cinesi, cioè di ignari e inermi cittadini di quell’oceano rosso che dall’oggi al domani si sono visti consegnare al governo foto, documenti, contatti e messaggi.

Dal 2017 le leggi cinesi prevedono che quel tipo di dati debbano essere conservati solo in Cina. E prevedono pure che il governo possa accedervi sostanzialmente senza limiti e soprattutto senza fornire adeguate garanzie per la protezione della privacy, della libertà d’espressione e di altri diritti umani fondamentali. Si rischia insomma il carcere solo per avere cercato informazioni o espresso punti di vista sgraditi alle autorità

La Apple è capitolata alle insistenze di Pechino in gennaio e la “deportazione” è iniziata il 28 febbraio. Comunque non gratis: nell’ultimo quadrimestre, la Grande Cina (ovvero la Cina continentale compresi Hong Kong e Macao più Taiwan) ha fruttato ai successori di Steve Jobs profitti per 17,9 miliardi di dollari.

Dunque adesso è tutto immagazzinato sui server della cinese Guizhou-Cloud Big Data, nel sud del Paese, che per di più è un’azienda di Stato. A dare l’allarme è Amnesty International, che il 1° febbraio ha scritto alla Apple senza ottenere risposta. Il direttore generale dell’azienda californiana, Tim Cook, atterrerà domani a Pechino per co-presiedere l’importante China Development Forum, che si chiude lunedì e il cui obiettivo è rafforzare le relazioni tra il governo cinese e i leader economici mondiali. Amnesty International lo accoglie con una campagna d’indignazione che parafrasa parole celeberrime tratte dall’arcinoto romanzo distopico 1984, pubblicato nel 1949 da George Orwell per denunciare la logica totalitaria: «Tutti gli utenti Apple sono uguali, ma alcuni sono meno uguali degli altri». Infatti per Nicholas Bequelin, direttore di Amnesty International in Asia Orientale, «Tim Cook non è credibile» quando rassicura gli utenti cinesi perché ora «le autorità di Pechino avranno un accesso potenzialmente completo a tutti i dati degli utenti cinesi di iCloud. Apple lo sa, eppure non ha informato i suoi clienti riguardo ai rischi».

Marco Respinti

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