“Chiese chiuse per i fedeli, ma i vandali entrano lo stesso”

Gli italiani costretti ad assistere ai riti alla tv, mentre i luoghi di culto vengono distrutti. Il Viminale precisa: potete andare a pregare, ma solo mentre andate a fare la spesa
Andrea Morigi 3 mesi fa
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Di Andrea Morigi da Libero del 29/03/2020

Le chiese continuano a essere profanate, ma non ci si può andare a pregare. Del resto i vigliacchi vanno da soli, ben distanziati dal resto della popolazione. Quindi possono agire, piuttosto indisturbati, mentre il resto dei loro connazionali sono costretti, se vogliono ascoltare la messa, a collegarsi su Youtube o ad accendere il televisore. A Magnago, nel Varesotto, la scorsa settimana sono state distrutte a sassate la statua della Vergine Maria e quella di san Giovanni Paolo II, che adornavano la facciata della cappella di San Martino. Quasi contemporaneamente a Vanzaghello, in provincia di Milano, il 22 marzo alcunivandali avevano danneggiato il Parco Mariano adiacente alla chiesa di Madonna in Campagna, tentando di colpire l’effigie della Madonna.

LA MESSA NERA

Nel territorio di Ariano Polesine, in provincia di Rovigo, l’oltraggio ha preso la forma della messa nera, con crocifissi rovesciati e ostie consacrate sparse a terra, il furto di un ostensorio e di un calice, mentre porte e finestre sono state sfondate nella chiesa della frazione di Crociara e poi, nella notte fra il 23 e il 24 marzo, l’azione è proseguita anche contro l’oratorio di Corbola. Lo scempio prosegue nel Centro Italia, dove la chiesa di Santa Restituta, a Sora, è stata deturpata con la vernice spray. All’altro capo della Penisola, a Monopoli, una persona è stata ripresa dalle telecamere mentre imbrattava la cattedrale,anche se provvista della mascherina sanitariaa coprirle il volto. Così, oltre a non farsi riconoscere, avrebbe potuto dire che andava a comprarsi le sigarette.

GLI AFFARI DEI CULTI

Del resto le disposizioni sono stringenti: per entrare in un luogo di culto senza essere denunciati bisogna dire di essere andati altrove e, passando, di averne approfittato per fare una visita al Santissimo Sacramento. Lo ha confermato due giorni fa il Viminale, in una lettera a monsignor Ivan Maffeis, segretario della Cei, che chiedeva chiarimenti dopo alcuni episodi sconcertanti. In Sicilia un sacerdote era stato denunciato per violazione del Dpcm 8 marzo 2020, insieme ai due parrocchiani che lo assistevano nella trasmissione della messa in streaming. Poi in Puglia un sacerdote era stato colto in flagranza mentre si recava a celebrare la messa in un convento di clausura, che ospita cinque suore. Ora però sappiamo dalla direzione centrale degli Affari dei culti presso il ministero dell’Interno, che «non è prevista la chiusura delle chiese» e questo pertanto «non può precludere alla preghiera dei fedeli». Ai quali però viene consigliato di recarvisi soltanto «in occasione di spostamenti determinati da “comprovate esigenze lavorative” ovvero per “situazioni di necessità” e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione». Come se si dovesse chiedere il permesso per esercitare il diritto costituzionale alla libertà religiosa.

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 Andrea Morigi

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