“Effetti della recessione – I turchi più ricchi si sono stufati di Erdogan

Il partito del presidente perde le grandi città: Ankara, Smirne e persino Istanbul, dove aveva iniziato l'ascesa al potere
Andrea Morigi 1 anno fa
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Di Andrea Morigi da Libero del 02/04/2019. Foto redazionale

Istanbul torna in Europa per 25mila voti: i dati definitivi, ma non ufficiali, dicono che il prossimo sindaco della città sul Bosforo sarà il repubblicano Ekrem Imamoglu e non Binali Yildirim, già primo ministro e fedelissimo del presidente turco. E anche Ankara ha abbandonato il Sultano, affidandosi al repubblicano Mansur Yavas, che ha prevalso sul rivale Mehmet Ozhaseki, ex ministro, che tuttavia contesta i risultati. Il tentativo di delegittimazione del nuovo sindaco di Ankara in realtà partiva da lontano. Era in testa ai sondaggi quando, ad appena una settimana dal voto, Yavas era stato indagato per frode e contraffazione commesse, secondo l’accusa, quando era un avvocato. L’interessato nega, protesta che il suo accusatore è stato condannato, ma Erdogan per cui è «intollerabile» che Ankara sia governata da chi aveva «emesso fatture ed assegni falsi», commette un doppio autogol. Il primo segnato nel 2017, quando aveva spinto alle dimissioni il sindaco dell’Akp Melih Gokcek, che governava ininterrottamente dal 1994, definendolo «stanco». Il secondo è stato preparato con cura scegliendo, come successore di Gokcek, Ozhaseki, privo di esperienza amministrativa, contrapponendolo a Yavas, consigliere comunale di lunga esperienza al terzo tentativo di conquista della capitale.

TORNA LA RECESSIONE

Per Recep Tayyp Erdogan suona l’ora della sconfitta elettorale più bruciante da quando è salito al potere in Turchia nel 2002. L’appello del presidente alle urne è stato controproducente: la partecipazione ha raggiunto l’84%, ma si è trattato di una rivolta delle grandi città, la capitale economica e quella politica. Ora che, dopo un decennio di crescita è tornata la recessione, le classi dirigenti chiedono un’alternanza alla guida dello Stato. Gli operatori delle zone turistiche della costa, come Antalya, non ne vogliono più sapere dell’egemonia dei fondamentalisti: fosse per loro imporrebbero il velo coranico anche alle turiste straniere e a quel punto la modernizzazione delle strutture ricettive e gli introiti in valuta straniera andrebbero in malora. Così anche al ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, impegnato in prima persona nel proprio feudo elettorale, non resta che arrendersi al repubblicano Muhettin Bocek, che prevale con il 50,6% dei voti sul candidato Akp, Menderes Mehmet Tevfik Turel, fermo al 46,67 per cento. Si ribellano a Erdogan anche centri commerciali importanti come Smirne e Bursa.

RIVINCITA CURDA

Cambiano gli equilibri anche nell’Islam. La Siria non è stata conquistata e sottomessa ed è un fattore che contribuisce a indebolire il prestigio del presidente che aveva puntato sull’invasione militare di Afrin come spedizione punitiva nei confronti della minoranza etnica più odiata. Gliela fanno pagare soprattutto i curdi, maggioranza nel Sud Est del Paese, che cantano vittoria nella “loro” capitale Diyarbakir, dove l’Hdp con una percentuale del 63,2% supera l’Akp fermo al 30,7%, si afferma a Mardin, Van, Kars, Igdir, Slirt, Batman e Hakkari, anche se perde Sirnak, Bitlis, Mus e Agri. Un risultato ottimo, considerato che molti comuni erano stati commissariati e numerosi sindaci dell’Hdp accusati di terrorismo, come ricorda Andrew Dawson, capo delegazione degli osservatori inviati dal Consiglio d’Europa, che commenta secco: «Le elezioni amministrative in Turchia non si sono svolte in un clima elettorale democratico» perché «le risorse e le istituzioni non si possono comportare come fossero organici a partiti». 

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 Andrea Morigi

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