“I figli di Khashoggi coperti d’oro per tacere”

Andrea Morigi 1 anno fa
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Da Libero del 03/04/2019. Foto da lumsanwes.it

Alla fine, i figli di Khashoggi dovranno anche ringraziare gli assassini del padre. Anzi, i mandanti. Ognuno dei quattro eredi del giornalista, orrendamente dilaniato e disintegrato il 2 ottobre scorso nel consolato saudita a Istanbul, si è visto assegnare una villa a Gedda del valore di 4 milioni di dollari. E si tratta soltanto di un anticipo, poiché ogni mese ricevono un bonifico da almeno 10mila dollari. È per farli tacere, insinua il Washington Post, il quotidiano Usa col quale collaborava Khashoggi. A sei mesi dalla scomparsa, in effetti, Salah, Abdullah, Noha e Razan, i due ragazzi e le due ragazze rimasti orfani, si sono astenuti da «qualsiasi critica severa» nei confronti del Regno saudita, benché soltanto il primogenito Salah vi abiti, mentre gli altri tre risiedono stabilmente negli Stati Uniti. L’accordo sarebbe stato raggiunto alla fine dell’anno scorso e sottoscritto da re Salman in persona, come parte di quello che un ex funzionario indicava come il riconoscimento che «è stata fatta una grande ingiustizia» e come un tentativo di «correggere uno sbaglio».

PAESE CHE VAI

Secondo il Post, un funzionario saudita ha descritto i pagamenti come in linea con la pratica del Regno di fornire un sostegno finanziario alle vittime di violenze criminali o calamità naturali. Il funzionario ha negato che la famiglia Khashoggi sarebbe stata obbligata a rimanere in silenzio in cambio del risarcimento, ma che «tale sostegno è parte del nostro costume e della nostra cultura. Non è collegato a nient’altro». La carità e la benevolenza verso le vedove e gli orfani, in effetti, è uno dei principali precetti religiosi coranici. «Mettete alla prova gli orfani finché raggiungano l’età del matrimonio e se vedete che sanno giudicare rettamente, consegnate ad essi i loro beni», è il comandamento contenuto nella sura IV, Le donne. Da bravi fondamentalisti islamici, i wahabiti lo hanno rispettato. Infatti, quando si sono sincerati che essi tenessero la bocca ben cucita, hanno versato quanto spettava loro secondo la sharia, quella legge ricavata dai detti di Maometto e dalla tradizione. In fondo, la carità consiste, come stabilisce la sura II, «nel credere in Allah e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani» e ad altre categorie. Da qui deriva la zakat, cioè la tassa per il culto, da versare per le opere di misericordia. Fra le quali rientra a pieno titolo anche il jihad, cioè la guerra santa.

GIUSTIZIA RELIGIOSA

Insomma, nella mentalità del bravo musulmano, il babbo dei ragazzi era un nemico dell’islam, che si opponeva al potere dei custodi dei Luoghi Santi, la dinastia dei Saud. Di conseguenza andava fatto a pezzetti. Ma bisogna trattare bene i suoi superstiti, che non c’entravano nulla con le azioni ignominiose commesse da lui. Ci si guadagna in entrambi i casi la vita eterna. Inoltre, anticipa il Post, i figli di Khashoggi «potrebbero anche ricevere pagamenti più elevati, forse di vari milioni di dollari a testa, nel quadro dei negoziati sul “prezzo del sangue”, in corso mentre i processi ai sospettati dell’omicidio si concluderanno tra qualche mese». In realtà, per cinque degli undici imputati del crimine, dei quali finora non è stata rivelata l’identità e tra i quali non compare il coordinatore dell’operazione, Saud al-Qahtani, la procura di Riad ha già chiesto la pena di morte il 3 gennaio scorso. Gli oppositori del regime, a livello internazionale, invece hanno puntato il dito sulla responsabilità del principe ereditario saudita Salman bin Salman. Il Washington Post ritiene responsabile anche il presidente degli Usa, Donald Trump, per aver taciuto, limitandosi a sanzionare 17 esponenti del governo di Riad accusati di essere responsabili dell’uccisione del giornalista.

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