Il pensiero de giorno

Don Piero Cantoni 3 anni fa
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« Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. […]. Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto”. Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?”. Gli rispose Gesù: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”. Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote » (Gv 18,12-13.19-24).

Il racconto di Giovanni anche in questo caso si distacca da quello dei sinottici. Giovanni non racconta come si è svolto il processo davanti al Sinedrio, forse perché ci tiene a sottolineare come tutto si sia svolto nella massima libertà da parte di Gesù: « io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo » (Gv 10,17-18). Dio avrebbe potuto salvarci in tanti modi: la Croce non era necessaria di auna necessità assoluta. Perché ha voluto la Croce? Perché fosse assolutamente evidente l’assoluta gratuità del suo amore. « […] a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi » (Rm 5,7-8). « Accogliendo nel suo cuore umano l’amore del Padre per gli uomini, Gesù “li amò sino alla fine” (Gv 13,1) “perché nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici” (Gv 15,13). Così nella sofferenza e nella morte, la sua umanità è diventata lo strumento libero e perfetto del suo amore divino che vuole la salvezza degli uomini [cfr. Eb 2,10; Eb 2,17-18; Eb 4,15; Eb 5,7-9]. Infatti, egli ha liberamente accettato la sua passione e la sua morte per amore del Padre suo e degli uomini che il Padre vuole salvare: “Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso” (Gv 10,18). Di qui la sovrana libertà del Figlio di Dio quando va liberamente verso la morte [cfr. Gv 18,4-6; Mt 26,53] » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 609). Da un punto di vista spirituale (che è quello vero e profondo) la situazione è esattamente il contrario di quello che appare al livello naturale. Apparentemente la morte di Gesù in croce sembra essere una sconfitta e la suprema umiliazione, ma di fatto si tratta invece della vittoria e del trionfo di Dio. Mediante la croce Dio prende su di sé la morte e vince il peccato e la morte con il suo amore misericordioso infinitamente più potente. Giovanni aggiunge anche un particolare taciuto dagli altri evangelisti: Gesù viene innanzitutto portato da Anna (Gv 18,3). Anna era una figura di primo piano (cfr. Lc 3,2; At 4,6); non soltanto era il suocero di Caifa, il sommo sacerdote in carica, ma diversi suoi figli saranno sommi sacerdoti negli anni a venire. Possiamo pensare che l’idea dell’arresto di Gesù in quel modo e in quel tempo fosse un’idea sua. Dell’interrogatorio di Anna Giovanni riporta solo poche parole, d’altra parte non dovette essere lungo. Anna chiede a Gesù di testimoniare sul suo insegnamento. La risposta di Gesù è inappuntabile dal punto di vista della procedura legale: io ho insegnato in pubblico, chiedi a chi mi a sentito. Nessuno infatti può essere testimone di sé stesso: « […] nessuno deve essere creduto quando parla in proprio favore. […]. […] Nessuno può portare testimonianza in suo proprio favore » (Mishna, ordine 3° Nashim, trattato Ketubbot, capitolo 2, paragrafo 9). Una guardia, per mostrarsi zelante davante al suo superiore lo percuote con scandalo affettato. La risposta di Gesù è – come sempre – perfetta: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Le umiliazioni continuano e si approfondiscono. La verità dell’Amore misericordioso infinito ed onnipotente di Dio si svela sempre di più.

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.