Il pensiero del giorno

Don Piero Cantoni 3 anni fa
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« Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”. Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi » (Gv 13,1-15)

Il Vangelo di oggi ci presenta un caso tipico e paradigmatico di gesto profetico di Gesù. Spesso i profeti comunicano il messaggio di Dio con azioni simboliche, molto spesso “strane”: 1Sam 11,5-7; 1Re 11,29-32; Is 20,3; Ger 27,28; 18,1-6; 13,1-11; 19,1-13. Anche Gesù compie un gesto “strano”, che colpisce profondamente i suoi ascoltatori. Poi, nel mezzo del loro stupore e della domanda che sorge nel loro cuore, spesso senza il coraggio di farla esplicitamente, effonde il suo insegnamento. Il gesto compiuto dal Maestro è infatti ‘strano’ e fortemente paradossale. Lavare i piedi non era strano nel contesto del tempo in cui le persone calzavano sandali e le strade non erano asfaltate; era anzi un comportamento assolutamente normale e in qualche modo dovuto ad un ospite che si accoglieva in casa. Lo ‘strano’ consisteva nel fatto che normalmente a compierlo era l’ultimo della casa, il servitore, non il padrone di casa, non certamente la persona più importante. Eppure qui è proprio colui che è importante a compierlo! Non occultando la sua importanza o distruggendola («Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono »), ma rivelandone l’essenza più intima. Pensiamo ad una mamma con in braccio il suo bimbo: chi è più importante in autorità? Certamente la mamma. Chi soprattutto viene servito? Il bambino certamente. Qui Gesù prefigura quello che avrebbe fatto di lì a poco sulla croce. Il suo amore raggiunge il culmine (« li amò fino alla fine »): si pone al servizio dei malvagi, degli increduli e dei peccatori per liberarli dalla loro cattiveria, cioè dal loro peccato, purificandoli. « […] il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti » (Mc 10,45). « […] egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce » (Fil 2,5-8). Il gesto di Gesù non è solo un esempio da intendersi come modello esterno da imitare, ma piuttosto il fondamento ultimo della forza dell’amore cristiano. Qui la lavanda dei piedi è segno, “esempio” (ὑπόδειγμα), della Croce. Il gesto viene riprodotto nella liturgia del giovedì santo, che è – e non è un caso! – il giorno commemorativo dell’Eucaristia e del sacerdozio ordinato. La lavanda dei piedi infatti si ricollega all’ordinazione sacerdotale come è presentata nell’Antico Testamento (Es 40,12.30-32). Gesù, lavando i piedi di Pietro e degli apostoli, riproduce e porta a compimento il gesto di Mosè che lava Aronne e i suoi figli nel giorno della loro consacrazione sacerdotale (Lv 8,6). Gli Apostoli con questo gesto hanno « parte » con Gesù (13,8), come i leviti hanno “parte” con Dio solo (Nm 18,20; Dt 10,9). A distruzione radicale di ogni “clericalismo” diventa qui assolutamente evidente che il “potere” del sacerdote del Nuovo Testamento è interamente radicato nella Croce. Che cosa vuol dire fare il prete? Vuol dire dir Messa sull’altare e nella vita senza soluzione di continuità di senso e significato.

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.