Il pensiero del giorno: At 1,1-11

Don Piero Cantoni 3 anni fa
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« Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, “quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo”. Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” » (At 1,1-11).

I Vangeli non prestano molta attenzione al fatto dell’Ascensione tanto il loro interesse è polarizzato sulla continuità della presenza di Gesù nella Chiesa. L’unico che ne parla esplicitamente (a parte un fugace accenno in Mc 16,19, in una parte: 16,9-20, che pur essendo ispirata, è stata aggiunta successivamente) è san Luca che conclude il suo Vangelo e incomincia il libro degli Atti con l’Ascensione. Gesù lascia materialmente la terra e porta la sua natura umana in cielo, ma senza spezzare i legami che lo congiungono con tutti i suoi, anzi! «Fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16,19). «La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!» (Col 3,3). «È una ineffabile realtà questa: ascese sopra tutti i cieli ed è vicinissimo a coloro che si trovano ancora sulla terra» (Sant’Agostino, Disc. 171). Paradosso: allontanandosi in Dio si è fatto ancor più vicino agli uomini… « “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19). Il Corpo di Cristo è stato glorificato fin dall’istante della sua Risurrezione, come lo provano le proprietà nuove e soprannaturali di cui ormai gode in permanenza [cfr. Lc 24,31; Gv 20,19; Gv 20,26]. Ma durante i quaranta giorni nei quali egli mangia e beve familiarmente con i suoi discepoli [cfr. At 10,41] e li istruisce sul Regno [cfr. At 1,3], la sua gloria resta ancora velata sotto i tratti di una umanità ordinaria [cfr. Mc 16,12; Lc 24,15; Gv 20,14-15; Gv 21,4]. L’ultima apparizione di Gesù termina con l’entrata irreversibile della sua umanità nella gloria divina simbolizzata dalla nube [cfr. At 1,9; cfr. anche Lc 9,34-35; Es 13,22] e dal cielo [cfr. Lc 24,51] ove egli siede ormai alla destra di Dio [cfr. Mc 16,19; At 2,33; At 7,56; cfr. anche Sal 110,1]. In un modo del tutto eccezionale ed unico egli si mostrerà a Paolo “come a un aborto” (1Cor 15,8) in un’ultima apparizione che costituirà apostolo Paolo stesso [cfr. 1Cor 9,1; Gal 1,16]. Il carattere velato della gloria del Risorto durante questo tempo traspare nelle sue misteriose parole a Maria Maddalena: “Non sono ancora salito al Padre: ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17). Questo indica una differenza di manifestazione tra la gloria di Cristo risorto e quella di Cristo esaltato alla destra del Padre. L’avvenimento ad un tempo storico e trascendente dell’Ascensione segna il passaggio dall’una all’altra. Quest’ultima tappa rimane strettamente unita alla prima, cioè alla discesa dal cielo realizzata nell’Incarnazione. Solo colui che è “uscito dal Padre” può far ritorno al Padre: Cristo [cfr. Gv 16,28]. “Nessuno è mai salito al cielo fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo” (Gv 3,13) [cfr. Ef 4,8-10]. Lasciata alle sue forze naturali, l’umanità non ha accesso alla “Casa del Padre” (Gv 14,2), alla vita e alla felicità di Dio. Soltanto Cristo ha potuto aprire all’uomo questo accesso “per darci la serena fiducia che dove è lui, Capo e Primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria” [Messale Romano, Prefazio dell’Ascensione I]. “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). L’elevazione sulla croce significa e annunzia l’elevazione dell’Ascensione al cielo. Essa ne è l’inizio. Gesù Cristo, l’unico Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza, “non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo […], ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore” (Eb 9,24). In cielo Cristo esercita il suo sacerdozio in permanenza, “essendo egli sempre vivo per intercedere” a favore di “quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio” (Eb 7,25). Come “sommo sacerdote dei beni futuri” (Eb 9,11) egli è il centro e l’attore principale della Liturgia che onora il Padre nei cieli [cfr. Ap 4,6-11]. Cristo, ormai, siede alla destra del Padre. “Per destra del Padre intendiamo la gloria e l’onore della divinità, ove colui che esisteva come Figlio di Dio prima di tutti i secoli come Dio e consustanziale al Padre, s’è assiso corporalmente dopo che si è incarnato e la sua carne è stata glorificata” [San Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 4, 2, 2: PG 94, 1104D]. L’essere assiso alla destra del Padre significa l’inaugurazione del regno del Messia, compimento della visione del profeta Daniele riguardante il Figlio dell’uomo: “[Il Vegliardo] gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dn 7,14). A partire da questo momento, gli Apostoli sono divenuti i testimoni del “Regno che non avrà fine” [Simbolo di Nicea-Costantinopoli] » (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 659-664). Gesù salendo al cielo e sedendo alla destra di Dio è “entrato nella stanza dei bottoni”. Ormai abbiamo un nostro fratello (Gesù è vero uomo), che ci ama (ha dato la sua vita per noi) e ci è vicinissimo (abita, mediante la fede, nei nostri cuori) che si è seduto sul trono di Dio. Possiamo ormai dire – senza nessuna presunzione – a chi ci minaccia: “tu non sai chi sono io! guarda che ho degli amici molto in alto…”.

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.