Il pensiero del giorno: Gv 7,1-2.10.25-30

Don Piero Cantoni 2 anni fa
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« Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. […]. Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. […]. Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”. Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”. Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora » (Gv 7,1-2.10.25-30).
È una caratteristica di Giovanni lo scandire l’opera di Gesù in corrispondenza delle festività ebraiche. In questo passo il riferimento è alla festa dei Tabernacoli o delle Capanne (Sukkot). È una festa della durata di sette giorni che si celebrava annualmente a Gerusalemme (Lv 23,33-43; Dt 16,13-16). Ricordava due cose: la fine del raccolto e della vendemmia d’autunno e il tragitto del popolo di Israele nel deserto, quando abitava sotto le capanne, da cui il nome della festività. Due cerimonie liturgiche che si compivano durante la festa ci forniscono elementi del contesto a cui si riferisce l’insegnamento di Gesù riportato nei capitoli 7 e 8: 1) Tutte le mattine dei sacerdoti attingevano l’acqua dalla piscina di Siloe, situata nel quartiere meridionale di Gerusalemme, la portavano in processione fino al Tempio e la versavano in libagione in prossimità dell’altare del sacrificio. Questo è connesso con quanto Gesù insegna a proposito dell’acqua in 7,37-39. 2) Durante questi giorni di festa il Tempio di notte veniva illuminato con un grande candelabro a sette braccia ( la Menorah) e con molte altre luminarie. Ogni sera poi si accendevano quattro candelieri nel cortile delle donne che illuminavano tutta Gerusalemme.
In quei giorni il Tempio rappresentava uno spettacolo eccezionale e illuminava tutta la città. Questo richiama l’insegnamento di Gesù a proposito della luce: 8,12. L’origine del Messia è misteriosa: i suoi avversari credono di sapere da dove viene Gesù e lo rifiutano. Al tempo circolavano due teorie sull’origine del Messia: 1) alcuni pensavano che il Messia sarebbe nato e cresciuto in modo misterioso e si sarebbe manifestato al mondo solo in età adulta; 2) altri pensavano che sarebbe venuto da Betlemme, come scritto nel profeta Michea (Mi 5,2). Entrambe queste circostanze si realizzavano perfettamente in Gesù. Ancora una volta l’ignoranza si permetteva di giudicare! Non sapevano che era nato a Betlemme, ignoravano le circostanze misteriose della sua nascita terrena e soprattutto ignoravano che era nato da tutta l’eternità nel seno di Dio. Il mistero dell’Incarnazione era loro nascosto, ma non erano nascoste le opere strabilianti che Gesù compiva in mezzo a loro. Davanti al mistero, pur di salvare le loro poche e frammentarie “certezze”, erano disposti ad attribuire queste opere, contro ogni evidenza, all’azione di Satana. Gesù portava agli assetati l’acqua della salvezza e ai ciechi portava la luce, ma gli uomini che giudicavano orgogliosamente e affrettatamente lo avrebbero rifiutato e ucciso. Tuttavia, nella sua infinita misericordia ci sarebbe stata possibilità di salvezza anche per loro. Apriamo il nostro cuore alla salvezza che ora, in questo momento, ci è offerta… Non rimandiamo, non dubitiamo. Riconosciamo i tenti segni che Dio ha disseminato attorno a noi e che brillano e continuano a brillare nelle cerimonie dell’Antico Testamento tutt’ora celebrate dal popolo ebraico. Accogliamo i segni che racchiudono la sua realtà trasformante nei riti e nei sacramenti del Nuovo Testamento. Ora è il momento favorevole (2Cor 6,2).
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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.