Il pensiero del giorno: Gv 8,21-30

Don Piero Cantoni 2 anni fa
Prima pagina  /  Spiritualità  /  Il pensiero del giorno  /  Il pensiero del giorno: Gv 8,21-30

« Di nuovo disse loro: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”. Dicevano allora i Giudei: “Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?”. E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”. Gli dissero allora: “Tu, chi sei?”. Gesù disse loro: “Proprio ciò che io vi dico [Colui che vi parla fin dal principio]. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo”. Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite”. A queste sue parole, molti credettero in lui » (Gv 8,21-30).

Gesù realizza la “Pasqua” in pienezza. Pasqua vuol dire “passaggio”: « Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine » (Gv 13,1). Questo “passaggio” non era soltanto molto difficile, era impossibile per delle forze solo umane. Il peccato aveva scavato un abisso tra l’uomo e il Cielo, un abisso invalicabile. Che cos’è il peccato nella sua intima essenza?

Separazione dell’uomo da Dio. Questa separazione è colma di ingiustizia, di malvagità e di sofferenza. Riflettendo sulle sofferenze di Gesù durante la passione potremmo considerare che forse ci sono state sofferenze umane più crudeli e spaventose. Sappiamo come l’intelligenza dell’uomo nella storia si è piegata a cercare e trovare modi raffinati di moltiplicare le sofferenze dei nemici, o comunque di altri uomini relegati al ruolo di scarto dell’umanità. Una storia delle torture ci farebbe entrare in un abisso di malvagità senza fine. Ma la sofferenza di Gesù si situa ad un livello radicalmente diverso, assolutamente irraggiungibile ed inarrivabile. « Dove vado io, voi non potete venire ». Gesù ha portato su di sé il peccato del mondo. Non dobbiamo vedere qui un problema solo quantitativo (già di per sé tremendo: tutta la massa dei peccati del mondo, quelli del passato del presente e del futuro), ma dobbiamo avere il coraggio di affrontare il problema dal punto di vista qualitativo. Che cos’è il peccato?

Certamente dobbiamo ammettere di trovarci davanti ad un mistero… Separazione da Dio. Per comprenderlo dovremmo sapere, capire, chi è Dio. « Il peccato, commesso nei confronti di Dio – dice san Tommaso d’Aquino – ha in sé una certa quale infinità [habet quamdam infinitatem] che le viene dall’infinità della persona di Dio che vi è offesa ». Il peccato non è solo un errore, uno sbaglio, ma la rottura di un rapporto personale. È un tradimento. Nella Scrittura viene descritto come un adulterio. È il rifiuto di un rapporto di amore. È rifiuto di un rapporto di amore non bilaterale, ma da parte di Dio infinito nei confronti di una creatura. Amore pronto al perdono, amore “misericordioso”, cioè che viene da un Cuore che si piega sulla miseria. Rifiuto della Misericordia infinita di Dio. Il mistero di Gesù sta tutto nella sua soggettività personale, che si identifica con quella di Dio. Gesù è “Io sono” (vv. 24 e 28). Richiesto della sua identità, risponde in modo enigmatico (ma come potrebbe altrimenti?): « τὴν ἀρχὴν ὅ τι καὶ λαλῶ ὑμῖν », io sono « colui che vi parla fin dal principio ». Fin dal principio del tempo, fin dal principio nell’eternità, fin dall’intimo più intimo del tuo cuore, perché io sono la Parola stessa di Dio.

Gesù ci ama fino al punto di affrontare, per Amore, questo viaggio attraverso la cattiveria. “Là dove io vado voi non potete venire”. Vado a vincere e distruggere la cattiveria con la forza dell’Amore. Ma allora non siamo tutti salvi? Non è detto, perché l’Amore deve essere accolto amando e non si può amare per costrizione. La Pasqua è una chiamata precisa per ciascuno di noi: lasciati amare dall’Amore, corrispondi all’Amore, ama l’Amore!

 

Categorie:
  Il pensiero del giorno, Spiritualità
Autore

 Don Piero Cantoni

  (1354 Articoli)

Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.