Il pensiero del giorno

Rm 10,8-13
Don Piero Cantoni 1 anno fa
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« Che cosa dice dunque? Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: “Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato » (Rm 10,8-13). 


A partire dal X sec. al Vangelo ci segniamo fronte, bocca (a labbra serrate) e petto per significare che vogliamo credere (e ne invochiamo la grazia) con la mente, confessare con la bocca e ricevere con il cuore il santo Vangelo. È uno splendido simbolo dell’accoglienza della fede. È segno anche della totalità con cui la fede permea l’uomo nella sua dimensione spirituale (fronte), psichica (bocca) e corporea (petto): «Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Tess 5,23).

Il gesto normalmente è costituito da un segno di croce che si estende su tutto il corpo (non più solo fronte o bocca o petto). È una benedizione di sé stessi con cui si vuol porre tutta la propria vita in questo segno magnifico che è segno di redenzione. Lo si trova già negli Atti di Giovanni (II sec.). C’è qui una differenza fra rito orientale e rito latino. Nel rito latino si fa portando la mano destra alla fronte, poi al petto, quindi alla spalla sinistra e infine alla spalla destra; nel frattempo la sinistra si tiene sotto il petto. Le dita delle due mani si tengono unite e distese. Nel rito orientale si fa da sopra a sotto e da destra a sinistra.

Al tempo di Innocenzo III a Roma si faceva ancora così. Il segno di croce si fa: 1. Come professione di fede. Per es. sotto Diocleziano il martire Euplo interrogato se intendeva rimanere nella sua confessione, si fece il segno di croce sulla fronte e disse: «Ciò che ho detto lo confesso ancora adesso!». Già a partire dal sec. VIII si univa la formula dell’invocazione della Trinità. Dopo la Riforma protestante è diventato un segno tipico di professione della fede cattolica, perché i riformatori lo tolsero dal culto. Eppure Lutero lo consiglia ancora nel suo Catechismo: «Appena ti alzi dal letto ti devi segnare con il segno della croce».

2. Prima e dopo la preghiera il segno della croce è come una preparazione e un ringraziamento. È una preparazione breve ma efficace, perché rimanda al Mediatore fra Dio e gli uomini, per il quale e nel cui nome si deve compiere ogni preghiera. Dopo la preghiera ci segniamo perché la preghiera venga conclusa da Lui e ringraziamo per mezzo di Cristo.

3. Nel tempo della tentazione si mostra al Diavolo la croce di Cristo: «Ecco la croce del Signore, fuggite o forze avverse» (rito dell’Esorcismo). Niceta di Remesiana (+ c.414) consiglia al catecumeno «prima di dormire e prima di alzarsi» di recitare il credo e insieme di segnarsi «con il segno della Croce, con il quale si munisce contro il Diavolo».

4. Nel tempo del pericolo. San Giovanni Crisostomo consiglia alle madri di non usare nessun rimedio superstizioso per guarire i figlioli: «Sei fedele, segnati col segno della croce e dì: questa è la mia unica arma, l’unica medicina che possiedo» (Omel. in Col 8,5).

5. All’inizio di una qualche azione. San Massimo di Torino: «Il buon agricoltore, quando inizia a rivoltare il terreno e a cercare gli alimenti della vita, non si accinge a far ciò che con il segno della croce» (Omel. 50: PL 57,342).

6. Per benedire le cose e gli animali.

7. Nella celebrazione della Messa, per significare che la preghiera eucaristica ri-presenta il sacrificio della croce. Entrando in chiesa è bene farsi il segno della croce intingendo le dita nella pila dell’acqua benedetta. È un ricordo del nostro battesimo. Con il battesimo si è entrati a far parte della Chiesa corpo di Cristo. Entrando nella Chiesa edificio che ne è il simbolo, compiamo il gesto con cui siamo stati battezzati. È probabilmente la prima preghiera che abbiamo imparato, quando ancora non sapevamo parlare…

La mamma ha preso la nostra manina e l’ha guidata a compiere quel gesto che non ci doveva più abbandonare.


Il Santo del giorno: San Macario di Gerusalemme, Vescovo

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.