Il pensiero del giorno

Gv 4,43-54
Don Piero Cantoni 1 anno fa
Prima pagina  /  Spiritualità  /  Il pensiero del giorno  /  Il pensiero del giorno

« Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Il funzionario del re gli disse: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”. Gesù gli rispose: “Va’, tuo figlio vive”. Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: “Tuo figlio vive!”. Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: “Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato”. Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive”, e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea » (Gv 4,43-54).« Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio » (2Cor 5,17-21). 


Anche la geografia ha un ruolo simbolico nel vangelo di Giovanni. Troviamo una contrapposizione persistente tra Galilea (e Samaria) e Giudea. Tra nord, più accogliente e sud sempre più ostile. I nemici di Gesù sono Giudei. Il paradosso ricordato a mo’ di proverbio da Gesù: « un profeta non riceve onore nella propria patria » si realizza qui alla lettera. È soprattutto in Giudea e in particolare a Gerusalemme che Gesù incontra opposizioni.

È a Gerusalemme che avrà luogo la Passione. Non dimentichiamo infatti che Gesù, pur risiedendo a Nazaret, era nato a Betlemme di Giudea, che era la sua patria di origine, in quanto discendente della casa di Davide. A Cana, in Galilea, Gesù aveva compiuto il primo dei suoi “segni” (è il termine usato da Giovanni per definire i miracoli), cambiando l’acqua in vino ad una festa di nozze e ancora a Cana compì anche il « secondo segno » guarendo un bambino, figlio del funzionario del Re Erode. Nel corso del Vangelo di Giovanni troviamo altri “segni”.

Se li contiamo scopriamo che, complessivamente, sono sette. È un dettaglio importante, perché in questo Vangelo si fa un ampio uso della simbologia numerica. In mezzo al gran numero dei miracoli compiuti da Gesù, Giovanni ne sceglie sette. Quali sono i sette “segni” scelti dall’evangelista? Sono tutti eventi storici, che però hanno un significato che va oltre il fatto in quanto tale; in questo senso sono “segni”.

Il primo è il miracolo delle nozze di Cana. Poi abbiamo qui il secondo; il terzo è la guarigione del paralitico alla piscina di Betzatà (5,1-9); il quarto è la moltiplicazione dei pani e dei pesci (6,1-15); il quinto è Gesù che cammina sulle acque (6,16-21); il sesto è la guarigione del cieco dalla nascita (9,1-41); il settimo la resurrezione di Lazzaro (11,38-44), il segno decisivo, che riassume tutti gli altri, Gesù ridona la vita. Però rimane un segno: Lazzaro morirà ancora, la vita che riceve è solo un segno della vita futura.

L’ottavo miracolo narrato da Giovanni è la resurrezione di Gesù (cpp. 20-21) in cui il segno (è stato un evento storico, nel senso di percepibile in questa nostra storia di uomini: il sepolcro fu trovato vuoto, apparve ad una moltitudine di discepoli) è diventato realtà. La Resurrezione è infatti l’inizio di un mondo nuovo, della “nuova creazione”. In questo senso l’ottavo segno.

È verso questa realtà, che è già incominciata in noi con il Battesimo, che camminiamo nella Quaresima e… nella vita.


Il Santo del giorno: Santa Maria Egiziaca

Categorie:
  Il pensiero del giorno, Spiritualità
Autore

 Don Piero Cantoni

  (1354 Articoli)

Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.