Il pensiero del giorno

Gv 6,30-35
Don Piero Cantoni 1 anno fa
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« Allora gli dissero: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo “. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! » (Gv 6,30-35).


Io sono il pane vero; non che la manna non fosse una realtà, ma era una realtà non definitiva, era solo un segno, una prefigurazione del “pane vero” che è Gesù stesso. Dicendo di essere il pane della vita che cosa intende propriamente Gesù? È l’argomento di un lungo discorso, detto per questo, discorso del pane di vita (6,35-58). A proposito di esso ci sono due interpretazioni.

L’espressione “pane della vita” è solo una metafora per indicare la fede in Gesù: attraverso di essa siamo nutriti. La fede non è solo un fatto intellettuale, ma è una questione di vita.  Ma c’è anche un’altra interpretazione: Gesù intende qualcosa di estremamente realistico, dicendo che lui è pane. Questa interpretazione è orientata all’Eucaristia. Qual è l’interpretazione giusta?

Sono vere entrambe e corrispondono a due sezioni di questo discorso. Il pane mangiato come metafora della fede corrisponde alla prima sezione (6,35-47); che qui l’identificazione di Gesù con il pane sia intesa in senso metaforico non fa problema per gli ascoltatori, per i quali il solo problema è la sua pretesa di venire dal cielo. Ma nella seconda sezione (6,48-58) le cose si fanno ben più problematiche e il problema diventa come sia possibile “mangiare la carne” di Gesù (6,52).

Qui al segno come prefigurazione subentra il segno come realtà: il sacramento. Qui abbiamo lo scandalo e l’allontanamento di una parte dei discepoli. L’Eucaristia rimane un paradosso e uno scandalo che mette in crisi e alla prova la vera fede. Non per nulla nella liturgia è chiamato semplicemente, ma radicalmente, il “mistero della fede”.


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Autore

 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.