Il pensiero del giorno

Gen 4,17-22
Don Piero Cantoni 12 mesi fa
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« Ora Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio. A Enoc nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamec. Lamec si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Silla. Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Silla a sua volta partorì Tubal-Kain, il fabbro, padre di quanti lavorano il bronzo e il ferro. La sorella di Tubal-Kain fu Naamà [נַעֲמָה].» (Gen 4,17-22).


“Amore” è una parola magica. Chi può dire di non desiderarlo? Chi può dire – con sincerità – di non desiderare di essere amato? Non solo, ma di amare veramente? Se siamo sinceri con noi stessi (cosa che non è così facile come sembra) dobbiamo riconoscere che è il desiderio più vero e più profondo del nostro cuore. Il problema non è dunque il suo valore, ma dove trovarlo veramente.

Dov’è? È in vendita da qualche parte? C’è un negozio dove comperarlo? Qual è il suo prezzo? La verità assoluta del desiderio di amore si manifesta oggi nelle forme più strane ed aberranti. Il sesso ha sempre attratto l’uomo (l’uomo e la donna) con una sottile promessa di felicità. Oggi si direbbe che siamo come irretiti da questa promessa, immersi come siamo in un pansessualismo che ci assedia in mille modi, in mille maniere e in mille forme. L’ideologia “gender” apre – apparentemente – “nuove” prospettive. Il rapporto sessuale ci viene promesso come soddisfacimento del nostro profondo e innegabile desiderio in tanti diverse forme possibili: uomo con donna, donna con donna, uomo con uomo, uomo con animale, ecc.

Il senso comune – se lo stiamo ad ascoltare in silenzio ed obbedienza – ci fa subito notare che tutte queste forme non sono uguali. Ce n’è una che primeggia sulle altre: il rapporto uomo – donna, perché tutte le altre sono solo imitazioni di questo. Se attirano è solo perché ne presentano le apparenze. Se riescono ad affascinare è solo perché ne hanno qua e là i tratti. Il male non è mai un assoluto: se il male fosse solo male non attirerebbe nessuno, perché – in definitiva – il male assoluto è niente, è nulla e il nulla non attira per la semplice ragione che non c’è. Il male è essere attratti da una apparenza di bene e fare il male è sempre un lasciarsi attrarre, più o meno consapevolmente, da un sinistro inganno.

Un inganno che tende a spegnere la nostra libertà: « In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato » (Gv 8,34). Se si perde la libertà però si perde la possibilità stessa di amare, perché amore e libertà vanno di pari passo. Un amore costretto è una contraddizione nei termini. Si può costringere una persona a fare tante cose: a tacere, a parlare, a camminare, a lavorare… Non lo si può costringere ad amare. Gli si può rubare il corpo, come in uno stupro, ma non gli si può rubare l’amore.

Amare l’apparenza dell’amore è mettersi sulla via del non-amore. È possibile – lo sappiamo bene – comperare “l’amore” con i soldi. È quello che viene chiamato “il mestiere più antico del mondo”. La tradizione ebraica ne vede l’inizio nel contesto dell’invenzione di molti atteggiamenti e mestieri ad opera dei figli di Caino: Lamec fu il primo ad iniziare la pratica della poligamia (cfr. Gen 4,19), Iabal il primo pastore itinerante (v. 20), Iubal il primo ad usare strumenti musicali (v. 21), Tubal-Kain il primo fabbro (v. 22) e sua sorella Naamà la prima ad usare la sua bellezza per far denaro. Questa affermazione non è nel testo ebraico, ma è presente nella Qabbalah [קַבָּלָה], cioè in una sezione dell’esegesi tradizionale ebraica. Ogni bene dell’uomo, ogni sua invenzione, può essere accolta come un dono di Dio oppure può essere usata per il proprio egoismo.

Non è difficile capire – se si riflette un po’ in silenzio nel fondo del proprio cuore – che l’amore, quello vero, che desideriamo con tutto il nostro essere – non si può né vendere né comprare. Non puoi vendere la tua persona libera, ma solo un “pezzo”. Come non puoi comprare la libertà di una persona, ma solo un “pezzo”. Se una persona vende la sua libertà, smette di essere persona e perde il suo fascino profondo e vero. E allora? Che fare dell’amore? Lo desideriamo, ma non siamo capaci di trovarlo in quella pienezza e quella perfezione che solo lo rende autentico. Quanto più lo cerchiamo veramente, tanto più corriamo il rischio di soffrire per esso. C’è un solo posto dove siamo al sicuro da tutti i rischi dell’amore… Si chiama “inferno”.


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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.