Il pensiero del giorno

Gv 11,1-45
Don Piero Cantoni 3 mesi fa
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« Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”. All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”. Disse queste cose e poi soggiunse loro: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se si è addormentato, si salverà”. Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!”. Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”. Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama”. Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”. Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare”. Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui » (Gv 11,1-45).


Alla notizia della morte di Lazzaro Gesù decide di andare in Giudea, nonostante il pericolo evidente che questo ormai comportava per lui. Gesù dice: « Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo ». Gli apostoli non capiscono, pensano che la morte di Lazzaro sia solo una morte apparente, un vero e proprio sonno e trovano inutile rischiare la vita solo per “svegliarlo”.

A questo punto Gesù parla un linguaggio più chiaro: Lazzaro non si è addormentato come pensate voi, ma è veramente morto. Voglio però farvi vedere che io ho il potere di vincere la morte e colui che della morte è il signore, infatti « per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo ». Io però distruggerò le opere del diavolo (cfr. 1Gv 3,8) che è « omicida fin dal principio » (Gv 8,44). « Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui! ».

Qui l’apostolo Tommaso ha un atto di meravigliosa generosità: « Andiamo anche noi a morire con lui! ». Non è una generosità solo umana, un puro atto di coraggio solo terreno, ma una espressione di fede autentica: moriamo con lui. Fidiamoci di lui fino al punto di condividere in pienezza la sua vita, che è una vita di amore. Amiamolo fino in fondo e dunque condividiamo la sua vita che è dono, facendo dono della nostra.

Questo atto di fede non sarà dimenticato da Gesù, che verrà in soccorso della fede di Tommaso quando vacillerà (cfr. Gv 20,24-29). La morte di Lazzaro è una morte vera e definitiva. Nella tradizione ebraica ci sono indizi convergenti che testimoniano la convinzione che la corruzione definitiva e irreversibile avviene solo al terzo giorno (cfr. Mishna, trattato  Yebumot 16,3 e Bereshit Rabbah 100,7 [trad. it.: Commento alla Genesi – Berešit Rabbâ, UTET, Torino 1978, p. 859].

Solo Dio è in grado di ridare la vita. Gesù non solo “ha la vita”, ma è la vita: « Io sono la risurrezione e la vita ». Lo dimostra ridonando la vita terrena a Lazzaro. Questo però è solo un segno della vita vera e definitiva che donerà a chi crede in lui: « chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno ». 


Il Santo del giorno: San Guglielmo Tempier

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.