Il pensiero del giorno

Don Piero Cantoni 3 anni fa
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« Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. E lo interrogavano: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia ?”. Egli rispose loro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui” » (Mc 9,2-13)

La Trasfigurazione è l’evento che apre la seconda parte del vangelo di Marco, quella incentrata sulla passione. La prima parte era stata aperta dal Battesimo. Esiste quindi un legame tra queste due “aperture”. Entrambi questi eventi sono infatti profetici e trinitari. Il Battesimo svela il compito messianico di Gesù; la Trasfigurazione la modalità – morte e risurrezione – con cui lo porterà a termine. Qui troviamo le uniche parole del Padre ricordate nei vangeli, che riprendono la promessa di Mosè riportata nel Deuteronomio: « Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto » (Dt 18,15). Queste parole hanno un significato nella loro unicità: tutto quello che Dio Padre ha da dire all’umanità è racchiuso nella persona di Gesù, verbo incarnato. Lui dobbiamo “ascoltare”, cioè obbedire, accettando di ri-vivere la sua vita. È una vita di gloria e di luce, ma comprende, come passaggio necessario, la croce. « Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestro “cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto […] e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno” (Mt 16,21). Pietro protesta a questo annunzio [cfr. Mt 16,22-23], gli altri addirittura non lo comprendono [cfr. Mt 17,23; Lc 9,45]. In tale contesto si colloca l’episodio misterioso della Trasfigurazione di Gesù [cfr. Mt 17,1-8 e paralleli; 2Pt 1,16-18] su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Il volto e la veste di Gesù diventano sfolgoranti di luce, appaiono Mosè ed Elia che parlano “della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme” (Lc 9,31). Una nube li avvolge e una voce dal cielo dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35). Per un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro. Rivela anche che, per “entrare nella sua gloria” (Lc 24,26), deve passare attraverso la croce a Gerusalemme. Mosè ed Elia avevano visto la gloria di Dio sul Monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia [cfr. Lc 24,27]. La passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di Dio [cfr. Is 42,1]. La nube indica la presenza dello Spirito Santo: “Tota Trinitas apparuit: Pater in voce; Filius in homine, Spiritus in nube clara – Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo, lo Spirito nella nube luminosa”: [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 45, 4, ad 2]. “Tu ti sei trasfigurato sul monte, e, nella misura in cui ne erano capaci, i tuoi discepoli hanno contemplato la tua gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti avrebbero visto crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria ed annunziassero al mondo che tu sei veramente l’irradiazione del Padre” [Liturgia bizantina, Kontakion della festa della Trasfigurazione]. Alla soglia della vita pubblica: il battesimo; alla soglia della Pasqua: la Trasfigurazione. Col battesimo di Gesù “declaratum fuit mysterium primae regenerationis – fu manifestato il mistero della prima rigenerazione: il nostro Battesimo”; la Trasfigurazione “est sacramentum secundae regenerationis – è il sacramento della seconda rigenerazione: la nostra risurrezione” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 45, 4, ad 2]. Fin d’ora noi partecipiamo alla Risurrezione del Signore mediante lo Spirito Santo che agisce nel sacramento del Corpo di Cristo. La Trasfigurazione ci offre un anticipo della venuta gloriosa di Cristo “il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21). Ma ci ricorda anche che “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno di Dio” (At 14,22)”» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 554-556). Davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù si è immerso in una profonda conversazione con Mosé e con Elia, cioè con tutto l’Antico Testamento, con il misterioso percorso che il Padre aveva tracciato nella storia di Israele per tutta l’umanità. In quel momento la storia del popolo eletto e la storia dell’umanità scorrevano davanti agli occhi stupiti e abbacinati di Pietro, Giacomo e Giovanni, tutta compresa in quel misterioso colloquio del Figlio di Dio con i suoi profeti. Ma quale era il tema centrale della conversazione? «Parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,31), cioè della sua morte di croce. I discepoli rimangono storditi davanti a tanta gloria, ma anche straordinariamente affascinati. Riuscirà la Croce di Gesù ad affascinare anche noi? Perché tutto sta lì: nell’accettare con gioia la volontà di Dio nella nostra vita e sulla nostra vita e dunque nel portare la nostra croce di ogni giorno. Non per forza, ma volentieri. Non trascinando ma accogliendo. Non sopportando ma abbracciando. In una parola: amando. «L’amore non è amato» gridava san Francesco. Amare la Croce è amare l’Amore.

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.