Il pensiero del giorno

Don Piero Cantoni 3 anni fa
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« E arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”. E dalla folla uno gli rispose: “Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. Egli allora disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”. Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: “Credo; aiuta la mia incredulità!”. Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: “Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: “Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?”. Ed egli disse loro: “Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera” » (Mc 9,14-29)

Gesù sottolinea la forza della fede e della preghiera, che non è altro che « fede in atto ». Per questo rimprovera il padre del ragazzo tormentato dallo “spirito muto” e, implicitamente, anche i suoi discepoli che non sono riusciti a scacciarlo. Anche loro non hanno avuto fede in lui. Sembra quasi che Gesù qui perda la pazienza: « O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? ». In realtà non è ovviamente “una perdita di pazienza”, ma la manifestazione del suo dolore e del suo sconcerto davanti alla persistente incredulità dei suoi discepoli nonostante tutti i segni che ha loro continuamente dato. « Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: “Tutto quello che domandate nella preghiera,abbiate fede di averlo ottenuto”(Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: “Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23), con una fede che non dubita [cfr. Mt 21,21]. Quanto Gesù è rattristato dalla “incredulità” (Mc 6,6) dei discepoli e dalla “poca fede” (Mt 8,26) dei suoi compaesani, tanto si mostra pieno di ammirazione davanti alla fede davvero grande del centurione romano [cfr. Mt 8,10] e della cananea [cfr. Mt 15,28] » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2610). Prendiamo nota di un fatto: Gesù non se la prende mai con i peccatori, non “si arrabbia” mai direttamente con loro, ma piuttosto con chi manca di fede o con chi finge di averla (gli “ipocriti”). Gesù assicura che alla fede tutto è possibile. Gli chiedono: « se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi ». Gesù ha già manifestato più volte che lui può tutto, ma che non può agire a nostro vantaggio se noi non crediamo in lui. Perché? Perché la salvezza e il perdono sono doni che ci raggiungono nel nostro intimo e quindi nella nostra libertà. È indispensabile che apriamo il cuore a lui. I miracoli di Gesù non sono benefici che ci scaglia addosso, ma sono doni che ci coinvolgono nel suo stesso potere e nella sua vittoria contro il male. Il padre ha allora l’intuizione giusta: riconosco di non avere fede a sufficienza, ma tu Signore guarisci la mia fede debole ed insufficiente. Rendi sufficiente ciò che non lo è: « Credo; aiuta la mia incredulità! ». La porta del nostro cuore ha la maniglia all’interno. Spesso non abbiamo neppure la forza di abbassare la maniglia… ma questa stessa forza la possiamo chiedere e Lui ce la dà. « Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.