Il pensiero del giorno: Is 61,9-11

Don Piero Cantoni 2 anni fa
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« Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, la loro discendenza in mezzo ai popoli. Coloro che li vedranno riconosceranno che essi sono la stirpe benedetta dal Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti » (Is 61,9-11).

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Il Sacro Cuore non è un simbolo tra tanti ma il simbolo del Cristianesimo (cfr. l’enciclica di Pio XII Haurietis aquas). Nello stemma della nostra Fraternità i cuori sono due: due cuori intimamente uniti. Il simbolo dei due cuori aggiunge qualcosa di assolutamente importante: il Cuore Immacolato di Maria. Come sempre un discorso vero e profondo deve essere calato in un quadro “grande”. Bisogna partire da Adamo ed Eva… Dio ha creato il mondo bene. « E Dio vide che tutto era buono… ». Il Peccato lo ha rovinato. Esso si è insinuato da un mondo angelico già pervertito nel mondo umano attraverso i due progenitori Adamo ed Eva. Dio non reagisce come spesso fa l’uomo davanti a qualcosa che gli riesce male: gettando via tutto e rifacendo… « Ecco, io faccio nuove tutte le cose » (Ap 21,5), Dio decide di far nuovo il mondo (non di fare un mondo nuovo…). Non solo. Noi quando vogliamo recuperare, “aggiustiamo”. Se il mio prezioso vaso cinese è caduto lo aggiusto, magari con un po’ di Attack. Poi lo giro in modo che la crepa non si veda e continui così a fare la sua figura in salotto… Ma non è più come prima. Dio quando aggiusta fa meglio! « Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia » (Rom 5,20).
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Così Dio pensa ad un nuovo Adamo e a una nuova Eva. Dato che l’origine del peccato fu Eva, Dio pensa ad una nuova Eva che preceda l’arrivo di Adamo, che anzi ne sia la Madre. Così, in virtù della Redenzione di Cristo – una redenzione così perfetta da superare le barriere dello spazio e anche del tempo (beato Giovanni Duns Scoto) – Maria è concepita in modo immacolato, cioè senza il peccato originale che a partire dai nostri progenitori aveva infettato tutto il genere umano. Già sant’Ireneo di Lione aveva parlato della nuova Eva ma la dottrina giungerà a maturazione solo l’8 dicembre del 1854 quando Pio IX definirà solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria con la bolla Ineffabilis Deus. Dio Padre manda il suo Figlio, ma ne prepara l’accoglienza. L’Alleanza nuova è resa così indistruttibile. Maria è il vero Israele, la risposta vera e perfetta che Dio aspettava da sempre. A poco sarebbe valsa la Rivelazione e la Redenzione se essa non fosse stata accolta. Dio si rivela inviando Gesù, ma ne prepara anche l’accoglienza. Tutta la vicenda terrena di Gesù è stata un dialogo continuo con la Madre. Cor ad Cor loquitur (cfr. Os 2,16). Maria non emerge ma è sempre presente.
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È la prima ad accogliere Gesù, perché è per mezzo di Lei che Lui viene, attraverso l’accoglienza nel suo Cuore di quella Parola che Lui da sempre è. Maria lo porta nel grembo e per prima “sente” la sua presenza, come una madre gestante sente i primi sgambettii del frutto delle sue viscere… Maria accompagna tutta la vicenda di Gesù con la sua attenzione e la sua fede: « Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19.51). Lo accompagna fin sotto la Croce dove non solo “compatisce”, ma condivide fino in fondo l’intenzione di salvezza del suo gesto. Lo incontra per prima Risorto. Non è infatti del gruppo delle pie donne che vanno al sepolcro per completare la sepoltura: Lei non cerca il Vivo tra i morti. Lei prepara la Chiesa all’accoglienza dello Spirito e all’esplosione della sua evangelizzazione (cfr. At 1,14). Essa stessa è la Chiesa in quanto suo membro eminente e in certi momenti esclusivo. All’inizio quando solo Lei sa della presenza del Salvatore nel suo grembo e già si è stabilito il dialogo di fede e di amore tra Lei e il suo Gesù. Secondo la tradizione orientale Lei è la prima a chiamarlo per nome e colei che dà inizio alla preghiera del cuore: «Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me». Alla fine quando tutti disperano, Lei sola rimane ferma nella fede. Lei è il simbolo reale della Chiesa. Nel dialogo tra Maria e Gesù dobbiamo leggere il dialogo tra la chiesa e Gesù. Un dialogo nella sua essenza indistruttibile e quindi infallibile. Il rapporto con Gesù non lo inventa il singolo, ma il singolo per grazia è introdotto in questo rapporto attraverso il battesimo.
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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.