Il pensiero del giorno: Mt 13,36-43

Don Piero Cantoni 2 anni fa
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« Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente , dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti! » (Mt 13,36-43).

 

Quanti cattivi attorno a me… Chi non ha mai pensato, almeno qualche volta (oppure molte volte…), perché non “strapparli dal mondo”? Dio mio, perché non fai piazza pulita? Se riflettiamo attentamente nel nostro cuore però, comprendiamo che se Dio ragionasse così, il mondo non esisterebbe più da un bel pezzo. Forse non sarebbe mai stato neppure creato. Chi è la zizzania? Io non sono mai stato zizzania? Dov’è la zizzania? Se il mio cuore è inquieto e diviso, allora vuol dire che me la porto dentro. Gesù mi insegna a portare pazienza, a guardare lontano, a saper aspettare.

La parabola della zizzania è posta accanto a quella del granello di senape e del lievito: l’azione redentrice di Dio incomincia in modo nascosto, da cose nascoste, all’inizio quasi impercettibili e continua piano piano, in modo lento e misterioso. « Diceva: “Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente [αὐτομάτη] prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura” » (Mc 4,26-27).

Ma allora non dobbiamo cercare di far giustizia nel mondo? Certamente, ma in modo giusto. Nel secolo scorso molti hanno cercato di far giustizia solo con le proprie idee e le proprie forze e hanno costruito i Lager e i Gulag. E purtroppo non è finita…  Non dobbiamo testimoniare la verità? Certamente, portare pazienza non vuol dire tacere la verità, altrimenti diventiamo anche noi – non solo zizzania – ma seminatori di zizzania. La verità però deve sempre essere attuata con amore. Un amore che può portare anche al martirio, ma che comporta sempre il rispetto delle persone.

La fretta di fare giustizia con le nostre forze è all’origine di tanti nostri problemi. La prima persona con cui devo avere pazienza sono proprio io. Perché? Perché Dio ne ha avuta tanta con me e continua ad averne e continua ad amarmi. « L’amore è paziente [μακροθυμεῖ] » (1Cor 13,4)

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.