Il pensiero del giorno: Mt 13,47-53

Don Piero Cantoni 2 anni fa
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« Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente , dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Terminate queste parabole, Gesù partì di là » (Mt 13,47-53).

La chiesa degli inizi era composta, per lo più da gente del popolo, da persone semplici e senza cultura. « Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli » (Lc 10,21); « Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili » (1Cor 1,26). Tuttavia, tra i convertiti della prima ora, tra i “discepoli del regno dei cieli” c’era anche degli scribi, degli esperti della legge, dei profondi conoscitori delle Scritture. Il Signore li esorta a fare bene il loro mestiere di esperti, cioè ad insegnare ai loro fratelli più ignoranti a mettere d’accordo l’antico con il nuovo e il nuovo con l’antico. La tentazione era duplice: ricondurre tutto il nuovo all’antico o accettare il nuovo disprezzando l’antico.

La prima fu la tentazione in cui caddero i giudaizzanti e contro cui lottò con tutte le sue forze uno scriba della scuola di Gamaliele, divenuto improvvisamente e miracolosamente discepolo del regno dei cieli, un tale di nome Shaúl (Paolo)… Ma ci fu anche la tentazione di quelli che buttarono via tra le cose irrimediabilmente passate, tra le inutili e dannose “anticaglie”, tutto l’antico Testamento (Marcione). Come facciamo noi oggi a non cadere in questi stessi errori, diversi nelle forme ma identici nella sostanza? Accogliendo umilmente l’insegnamento della Chiesa che è «colonna e sostegno della verità » (1Tim 3,15), non solo quando “definisce”, minacciando di cacciar fuori chi non obbedisce, ma anche quando insegna in modo ordinario. Il discepolo “docile”, cioè insegnabile, non è quello che continua a contestare costringendo l’insegnante a urlare e a minacciare, ma quello che accoglie con attenzione l’insegnamento, facendo anche delle domande in modo umile e rispettoso. Quando il magistero decide qualcosa per tutta la Chiesa sappiamo che non può tradire la sua identità e tanto basta. Camminiamo perciò con fiducia incontro al Signore che viene, consapevoli che il demonio ci tenta in tanti modi: suggerendoci di fermarci e guardare indietro per farci diventare statue di sale (cfr. Gen 19,26) oppure di correre all’impazzata senza preoccuparci che la direzione sia giusta, vera e buona.

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.