“La Cina cancella chi crede in Dio”

Marco Respinti 2 settimane fa
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Da La bianca Torre di Ecthelion del 24/06/2018. Foto da articolo

Stare con gli ultimi è sacrosanto, ma tutto sta nell’individuare gli ultimi. Uguale l’opzione preferenziale per i poveri: benedetta, ma chi sono i veri poveri? Per esempio, i bimbi oggi maltrattati sul serio stanno dall’altra parte del mondo, in Cina. Basta infatti che credano in un dio qualsiasi, in un entità spirituale qualunque, anche solo negli spiriti degli antenati.

Perché ai bambini il Partito Comunista Cinese impone l’unica verità che nel Paese asiatico abbia corso libero: credere in Dio è la più grande delle bufale. Segue dunque la chiusura fisica delle chiese, l’abbattimento con le gru delle croci sul tetto degli edifici di culto, la distruzione con le ruspe dei cartelloni con messaggi cristiani, la censura dei caratteri dell’alfabeto che compongono la parola “Emmanuel” (l’“altro nome” di Gesù), la confisca di oratori, campi estivi e istituzioni educative di natura religiosa. Non esiste infatti altro dio, in Cina, se non Xi Jinping, il leader-pensiero che si è recentemente auto-creato fonte del diritto costituzionale. Nella contea di Wuzhi, giurisdizione della città-prefettura di Jiaozuo, provincia dell’Henan, un funzionario pubblico di un villaggio lo ha detto lucidamente durante uno dei tanti espropri: il neo-Timoniere ha deciso di abolire tutte le religioni.

E se i bambini crescono, la musica non cambia. Bitter Winter ‒ il neonato portale informativo in inglese, italiano, cinese e coreano sulla persecuzione religiosa e la violazione dei diritti umani in Cina ‒ trabocca di notizie sui pericolosi “contro-rivoluzionari” oggetto dell’implacabile mannaia degli aguzzini, legioni di persone colpevoli solamente di professare una fede, quale che sia. Sono i cattolici fedeli al Papa e non al marxismo che per questa fedeltà versano sangue e lacrime da decenni. Sono i protestanti delle cosiddette “Chiese domestiche” non filocomuniste. Sono i buddisti tibetani, perseguitati da sempre. Sono i credenti della Chiesa di Dio Onnipotente, il più grande nuovo movimento religioso cinese che certe “voci” accusano anche di omicidio sebbene la stessa polizia cinese li abbia scagionati. Sono i fedeli del Falun Gong, un nuova fede prediletta per le condanne a morte finalizzate all’espianto e al commercio di organi. E sono gli uiguri musulmani della regione autonoma dello Xinjiang, altra vittima sacrificale per trapianti. Vengono falsamente associati al Movimento islamico del Turkistan Orientale, che per il Consiglio di sicurezza dell’ONU è un’organizzazione terroristica, ma la cosa è così falsa che gli Stati Uniti, dopo averli a lungo semplicisticamente equiparati agli jihadisti, hanno cambiato rotta ‒ lo rileva Foreign Affairs ‒ sostenendone la causa proprio in sede ONU. In maggio gli animi si sono surriscaldati al Palazzo di Vetro allorché Stati Uniti e Germania hanno accusato Pechino di tenerne rinchiusi centinaia di migliaia nelle strutture repressive del Paese. Ve ne sono di tre tipi: i tristemente famosi laogai, che fanno parte del sistema carcerario cinese; i laojiao, o campi di “rieducazione attraverso il lavoro” per finire nei quali basta un semplice ordine amministrativo; e poi il sistema dei jiaoyu zhuanhua, cioè “trasformazione attraverso l’educazione”, un eufemismo ipocrita bello e buono. Ciò che lì infatti avviene davvero è la “deprogrammazione” degl’internati, come se i prigionieri fossero robot affetti da virus informatici pronti da resettare. Le stime parlano di più di un milione di persone nel solo Xinijang, il regime li chiama “estremisti religiosi”, ma in realtà sono credenti qualunque che subiscono torture psicologiche quotidiane affinché abiurino.

Del resto la lotta contro Dio colpisce anche il Movimento delle Tre Autonomie, la struttura ideata dal regime negli anni 1950 per controllare i protestanti. Se ovviamente ai funzionari di partito è richiesto l’ateismo più radicale, per gli altri nulla cambia. Dall’aprile 2017, ogni cerimonia pubblica che si svolga anche in aziende o università è a sottoposta alla regia del PCC, il quale pretende dichiarazioni di fedeltà all’ideologia. Accade anche nelle scuole medie ed elementari. Eccoli i bambini che soffrono davvero, i veri poveri, gli ultimi di cui non si occupa nessuno.

Marco Respinti

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