Antifone bizantine alla vigilia della Settimana santa

La ricchezza dei testi liturgici con cui il cristianesimo orientale introduce i fedeli ai Misteri della Passione
Giuliano Rovere 3 mesi fa
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di Giuliano Rovere

Lunedì, martedì e mercoledì sono giorni preparatori all’Ultima Cena, alla Passione e alla morte in Croce, al Sepolcro e alla Risurrezione del Signore. In questi tre giorni la liturgia propone, tra altri, il brano evangelico del fico seccato (cfr. Mc 11, 13-14), che non aveva dato frutti a Gesù e che simbolicamente rappresenta l’uomo che non è pronto ad accogliere la Parola, e la parabola delle vergini sagge e di quelle stolte (cfr. Mt 25 1-13), le quali, non avendo scorte di olio, non erano preparate a incontrare lo Sposo.

Con esse la liturgia invita a liberarsi dal torpore inoperoso, in cui ricade sempre l’esistenza dell’uomo, per rivivere gli eventi straordinari che hanno cambiato la storia e che trasfigurano la vita di ognuno. Al vespro del mercoledì santo colpiscono i testi delle antiche antifone cantate dal coro, dette stichera, che accentuano in modo drammatico il contrasto tra il pentimento della peccatrice (cfr. Lc 7, 36-50), che si getta ai piedi di Gesù versando un profumo prezioso, e il tradimento di Giuda (cfr. Lc 22, 3-6 e 47-48).

sticheron: «In Te, Figlio della Vergine, la peccatrice riconobbe Dio, e ti diceva pregando tra le lacrime, perché degne di pianto erano le sue opere: “Sciogli il mio debito come io sciolgo i miei capelli; amami come io ti amo, anche se giustamente dovrei essere odiata e io ti proclamerò amico dei pubblicani, benefattore e amico degli uomini”».

sticheron: «La peccatrice mescolò con le lacrime il suo profumo, versandolo poi sui tuoi piedi purissimi, ricoprendoli di baci, e subito fu giustificata. Tu che hai sofferto per noi donaci il tuo perdono e salvaci».

sticheron: «Mentre la peccatrice offriva il miron ( unguento profumato usato dagli ebrei  per ungere i corpi dei defunti), con gli empi si accordava il discepolo; la donna gioiva effondendo il prezioso profumo, mentre l’altro si affrettava a vendere Colui che non ha prezzo. Mentre quella riconosceva il suo Signore, l’altro se ne separava; così lei era liberata e Giuda diveniva schiavo del Nemico. Orrore della negligenza e grandezza della conversione. O Salvatore che hai sofferto per noi, donaci la conversione e salvaci».

sticheron: «O Giuda miserabile! Vedeva la peccatrice baciare i piedi del Signore e meditava il falso bacio del tradimento; la donna scioglieva i suoi capelli e lui era incatenato dalla rabbia; invece del profumo portava il cattivo odore del male: l’invidia non sceglie il suo vero bene! Oh triste sorte di Giuda! Libera da essa o Dio le nostre anime! […]».

sticheron: «La peccatrice volgeva a Te i suoi capelli o Sovrano, Giuda volgeva agli empi la sua mano: l’una per ricevere il perdono, l’altro per ricevere la ricompensa. Per questo cantiamo a Te, che sei venuto per la nostra liberazione: “O Signore gloria a Te!”.  Segue poi la liturgia dei Doni Presantificati, cioè la santa comunione sotto le due specie, utilizzando il pane il vino consacrati la domenica precedente. I fedeli recitano, come in ogni divina liturgia, prima della santa comunione questa preghiera, che nel mercoledì santo assume un significato ancora più profondo: “Credo, o Signore, e confesso che tu sei veramente il Cristo, figlio del Dio vivente, venuto nel mondo a salvare i peccatori, dei quali il primo sono io. Credo ancora che questo è il tuo stesso corpo purissimo e che questo è il tuo sangue prezioso. Ti prego dunque: abbi pietà di me, perdona i miei peccati commessi con malizia o per fragilità, in parole, in azioni e con il pensiero, con avvertenza o per ignoranza, e rendimi degno, di partecipare senza condanna ai tuoi misteri immacolati. O Figlio di Dio fammi oggi partecipe del tuo mistico convito, non svelerò il mistero ai tuoi nemici, non ti darò un bacio come Giuda, ma come il ladrone io ti dico: ricordati di me, Signore quando sarai nel Tuo regno!”».

Sabato, 24 marzo 2018, Santa Caterina di Svezia

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