Disinformazione sul Cile

di Jesse Helms
Alleanza Cattolica 31 anni fa
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Jesse HelmsQuaderni di Cristianità, anno II, n. 5, estate-inverno 1986

 

Il 2 e il 3 luglio 1986 si è svolto in Cile uno sciopero generale promosso dai socialcomunisti contro il regime instaurato nel paese dopo il golpe dell’11 settembre 1973, regime prima sanzionato con la legge di Stato del 26 giugno 1974, poi retto dalla Costituzione approvata per referendum l’11 settembre 1980 ed entrata in vigore l’11 marzo 1981.

Fra gli episodi collegati a tale sciopero — caratterizzato da gravissimi disordini e da ingenti danni materiali — sono da annoverare la morte di un giovane manifestante in seguito a ustioni e la presenza al suo funerale dell’ambasciatore degli Stati Uniti Harry Barnes.

Il 9 luglio, il senatore americano Jesse Helms, repubblicano del North Carolina, si è recato in Cile con il suo staff per raccogliere informazioni dirette, in generale sulla situazione nel paese e in particolare sugli accadimenti ricordati.

Il 7 agosto, l’uomo politico ha esposto i risultati della sua indagine al Senato degli Stati Uniti. Il testo dell’intervento è comparso, con il titolo Disinformation with regard ro Chile, in Congressional Record, vol. 132, n. 107, 7-8-1986, pp. 10658-10664. La traduzione dall’inglese è di Paolo Mazzeranghi.

 

Disinformazione sul Cile

 

[Parte I]

Signor presidente, sono profondamente turbato dalla massiccia campagna di disinformazione organizzata contro il popolo cileno, che aspira a un’ordinata transizione alla democrazia. Una coalizione dei mezzi di informazione, dei marxisti e del dipartimento di Stato sta cercando di destabilizzare in Cile la transizione verso una democrazia pienamente sviluppata.

La definisco una campagna di disinformazione perché sono stato in Cile e ho visto proprio con i miei occhi cosa vi sta accadendo. Vi è un tentativo concertato per frustrare e per screditare gli sforzi del popolo cileno. Il popolo cileno vuole una democrazia pienamente funzionante e rappresentativa; ma vuole anche una democrazia che non vada a scivolare di nuovo in un regime totalitario, come quello che ha sperimentato sotto Allende.

Ciò che mi disturba nella campagna di disinformazione è il fatto che il dipartimento di Stato, la CIA e i mezzi di informazione si schierano tanto spesso, per qualsiasi ragione, con i marxisti e con i fautori del totalitarismo.

Quando ho criticato pubblicamente l’ambasciatore Harry Barnes per aver piantato la bandiera americana in mezzo a un raduno comunista, l’ho fatto perché la gente perbene del Cile ne fu traumatizzata e perché gli americani che lavorano in Cile e che comprendono le alternative politiche cilene furono offesi dalle sue azioni.

Signor Presidente, l’ambasciatore Barnes ammise con me di non aver visto nessun leader dell’opposizione democratica presente alla manifestazione che si svolse durante il funerale di Rodrigo Rojas. Le fotografie dei giornali di Santiago mostrarono centinaia di bandiere rosse, striscioni comunisti con la falce e il martello e con gli slogan della sinistra rivoluzionaria. Non fu una manifestazione di cittadini cileni per richiedere elezioni a breve scadenza; fu un’espressione della volontà di una presa del potere comunista da parte della sinistra totalitaria.

La presenza dell’ambasciatore Barnes alla manifestazione comunista fu ripugnante esattamente come se fosse ambasciatore in Germania e avesse presenziato a un raduno illegale di camicie brune neofasciste con tanto di svastiche. Come la Germania, il Cile sa cosa succede quando le ideologie totalitarie prendono il posto del corso democratico della vita politica. Proprio come oggi in Germania partiti fascisti, simboli fascisti e slogan fascisti sono stati dichiarati incostituzionali dalla corte costituzionale, così anche in Cile i simboli e i partiti del totalitarismo comunista, con i quali si è schierato l’ambasciatore Barnes, sono stati dichiarati incostituzionali dalla corte costituzionale

cilena.

Chiaramente le azioni dell’ambasciatore Barnes non furono solo sovversive rispetto al corso costituzionale in Cile, ma fecero causa comune con i nemici degli Stati Uniti.

La politica del presidente Reagan consiste nel promuovere la transizione democratica secondo un programma ordinato. La politica dell’ambasciatore Barnes consiste nello sconvolgere tale ordinata transizione per favorire la sinistra totalitaria che il Cile già una volta ha respinto appena in tempo, e nel diffamare il governo che ha salvato il Cile dagli artigli del socialismo internazionale.

Signor Presidente, l’ambasciatore Barnes e il segretario di Stato Elliot Abrams hanno tentato di diffondere il mito secondo cui uno dei problemi più importanti in Cile è quello dei diritti umani. Indubbiamente in Cile esistono problemi a proposito dei diritti umani. Un paese assediato da rivoluzionari terroristi che cercano di distruggere la libertà, ha un problema speciale nel trovare l’equilibrio fra i diritti della maggioranza a essere libera dal terrorismo e i diritti individuali dei rivoltosi, che tentano di sconvolgere la legge e l’ordine. Israele, per esempio, ha dovuto adottare una politica di severa giustizia per proteggere i suoi cittadini dagli attacchi dell’OLP, e talvolta ha fallito. Ma nessuno dubita della buona volontà di Israele, sulla distanza, nei confronti dei diritti umani.

Così accade anche per il Cile. Lo stesso rapporto sui diritti umani del dipartimento di Stato dice che non vi sono stati importanti casi di violazione di diritti umani, come casi di «persone scomparse», negli ultimi anni. E recentemente un istituto di scienze politiche cileno di sinistra, denominato FLACSO, ha fatto un sondaggio scientifico dell’opinione pubblica. È stato tanto sorpreso da quanto ne è uscito che ha tentato di nascondere i risultati, ma la notizia è trapelata ed è stato costretto a pubblicare le sue conclusioni. Il sondaggio ha mostrato che più del 60% del popolo cileno crede che il più importante problema che il Cile ha di fronte è costituito dalla situazione economica, il che non sorprende data la recessione economica mondiale. Solo il 2% pensava che un problema fondamentale in Cile fosse quello dei diritti umani. Ma non una parola su questo sondaggio è apparsa sui principali mezzi di informazione degli Stati Uniti.

L’ambasciatore Barnes e il segretario Abrams stanno provvedendo a soddisfare quel 2% con il loro appoggio alla violenta sinistra comunista, a spese dell’opposizione democratica e dei partiti che sostengono il presidente Pinochet. Esiste una sinistra democratica in Cile, ma l’ambasciatore Barnes e il segretario Abrams la stanno lasciando senza aiuto.

Non vi è dubbio che a uomini politici di tutti i partiti piacerebbe avere l’occasione di tentare di governare il paese, e sembra che avere una tornata elettorale a breve scadenza serva i loro interessi personali. Ma il presidente Pinochet sta seguendo il programma fissato nella Costituzione democratica scelta dal 67% della popolazione nel 1980. Egli non ha deviato da tale programma; e, a mio giudizio, sarebbe un grave errore tentare di forzarlo a derogare da esso.

Quanto sta realmente accadendo è che il Cile ha già iniziato a riprendersi dalla recessione mondiale, con un tasso di crescita del 4% per il 1985 e che si mantiene al 4% per quest’anno. Il settore agricolo ha avuto un forte ricupero sul mercato d’esportazione, particolarmente per il fatto che le stagioni, nell’emisfero meridionale, sono opposte, e il Cile è in grado di commerciare un prodotto stagionale in America Settentrionale quando i nostri campi sono in riposo. In verità, il Cile ha il più alto tasso di crescita in America Latina.

Signor Presidente, la risorgente economia sta già cominciando ad avere il suo impatto sulla gente. Tale impatto è precisamente quanto i comunisti e i socialisti temono di più. Se il tasso di crescita continua, il malcontento di carattere economico del popolo cileno si sarà dileguato entro l’epoca delle elezioni programmate per il 1989, e ci si aspetta che vi sarà un forte appoggio ai partiti politici che difendono la giustizia sociale attraverso l’economia di mercato.

Così è evidentemente vantaggioso per i comunisti e per i socialisti forzare a elezioni in una data più prossima sotto le minacce intimidatorie del terrorismo e dell’agitazione sociale; è vantaggioso per i partiti della libertà attenersi al programma costituzionale stabilito. Il desiderio dell’ambasciatore Barnes e del segretario Abrams di attaccare la base economica del Cile colpisce direttamente i partigiani della libertà e l’interesse degli Stati Uniti.

In tal modo l’ambasciatore Barnes ha preso di mira il Cile come un obbiettivo di penetrazione ostile. Insieme al segretario Abrams ha pubblicamente dato assistenza alla signora Verónica Denegri come a una madre addolorata ferita psicologicamente da un regime ritenuto brutale.

Mentre noi tutti possiamo mostrare comprensione per il dolore di una madre, le capacità di informazione del dipartimento di Stato e della CIA erano evidentemente troppo inadeguate per capire un altro aspetto della vita della signora Denegri. Il punto di vista dei mezzi di informazione e dei marxisti deve essere contemperato dal punto di vista di molti cileni che ricordano i suoi anni in Cile come militante del Partito Comunista del Cile, esperta in guerra psicologica.

Signor Presidente, l’immagine di Rojas e della Quintana come giovani riformatori puramente idealisti deve essere contemperata dalle risultanze dell’istruttoria dell’inquirente speciale secondo cui la coppia era di fatto appartenente a un gruppo di terroristi che stavano trasportando benzina, bottiglie molotov e pneumatici per erigere barricate incendiarie, e secondo cui la Quintana era stata arrestata per attività similari lo scorso aprile.

L’immagine di soldati brutali che deliberatamente gettano benzina sulla coppia indifesa deve essere controbilanciata dalle risultanze dell’istruttoria dell’inquirente speciale secondo cui la Quintana tentò di calciare una bottiglia molotov verso il gruppo di giovani soldati che la stavano arrestando, con il solo risultato di farla esplodere contro il suo piede; la coppia ustionata si rifiutò di andare all’ospedale, e gli inesperti soldati compirono un fatale errore di giudizio lasciandoli andare liberi. Vi saranno quelli che preferiscono la versione comunista della storia, ma va fatto notare che né i mezzi di informazione né il dipartimento di Stato hanno riportato l’altra versione, basata su una testimonianza giurata e su risultanze dell’istruttoria di un giudice autorevole.

Si deve ammettere che questo quadro del Cile è diverso dal quadro presentato dai mezzi di informazione, dai marxisti e dal dipartimento di Stato. Ma esso merita di essere esaminato in modo disinteressato da quanti cercano tanto la verità quanto la transizione del Cile verso una democrazia stabile.

Signor Presidente, a questo punto mi consenta di riassumere le parti II e III di questa esposizione, per coloro cui possono interessare i particolari che descriverò più avanti.

Vi sono stati per lo meno quattro temi di disinformazione diffusi sul caso Rojas da quanti cercano la transizione del Cile al marxismo.

Il primo tema di disinformazione è quello secondo cui il governo cileno sta in qualche modo sbarrando la strada verso la democrazia. Questo è il tema preferito dal dipartimento di Stato.

Il secondo tema di disinformazione è quello secondo cui le cosiddette forze democratiche della sinistra costituirebbero per il Cile la migliore protezione contro il comunismo. Ma il fatto è che le forze democratiche della sinistra, che fecero percorrere al Cile la china verso il comunismo totalitario, sono proprio le medesime forze che oggi lottano per il potere.

Il terzo tema di disinformazione è quello secondo cui le forze armate presero deliberatamente di mira, per torturarli e per ucciderli, Rojas e la sua compagna, e successivamente tentarono di impedire che ricevessero un trattamento medico adeguato. Questo è un tema ripetuto reiteratamente dal signor Ariel Dorfman, che si è autoproclamuto portavoce del Cile, più noto per il suo libro How to Read Donald Duck [«Come si legge Paperino»], un’interpretazione marxista che ha condannato Walt Disney come un agente dell’imperialismo culturale.

Il quarto tema è quello secondo cui Rodrigo Rojas era un giovane idealista stroncato nel fiore della giovinezza. Ma il fatto è che la sua famiglia, e la famiglia della sua compagna, erano entrambe ben note come costituite da attivisti comunisti, la cui chiara motivazione è stata, e continua a essere, l’imposizione del comunismo a uno sfortunato Cile.

Nell’ultima parte di questa esposizione discuterò il ruolo storico del Partito Comunista in Cile, il ruolo del Partito Comunista nello sciopero generale del 2 e del 3 luglio, gli effettivi accadimenti relativi all’ustione di Rojas e della Quintana. Inoltre, al momento opportuno, metterò agli atti un certo numero di documenti ufficiali relativi al caso Rojas per la documentazione storica.

Parte II. Il caso Rojas

Signor Presidente, sono profondamente preoccupato che le circostanze relative alla tragica morte di Rodrigo Andrés Rojas Denegri e l’indagine sulla sua morte e sull’ustione della sua compagna, Carmen Gloria Quintana Arancibia, siano state grossolanamente distorte dai più importanti mezzi di informazione in questo paese.

Sono preoccupato anche che il processo di transizione verso un governo rappresentativo, come richiesto dalla Costituzione cilena del 1980, sia stato ugualmente descritto in modo distorto dai mezzi di informazione in questo paese.

Signor Presidente, come ho detto alla stampa in Cile e qui in questa Camera, io non sono né a favore di Pinochet né contro Pinochet. Ciò a cui sono favorevole è la libertà in Cile. Ciò a cui sono contrario è il comunismo sia in Cile che a Cuba, in Nicaragua, nel Suriname o dovunque esso tenti di schiavizzare nazioni e distruggere civiltà.

La tradizione costituzionale cilena

Signor Presidente, si riconosce che il Cile ha una delle tradizioni più democratiche in questo emisfero. Ha vissuto sotto tre Costituzioni fin dal 1833, un’impresa notevole nel contesto storico latinoamericano. Il Cile ha avuto la Costituzione del 1833, la Costituzione del 1925 e la Costituzione del 1980.

È un fatto che la Costituzione del 1980 è stata approvata con un plebiscito dal 67% del popolo cileno. È un fatto che la Costituzione del 1980 è composta da articoli di carattere permanente e da articoli di carattere transitorio. È un fatto che gli articoli transitori specificano il calendario e la procedura della restaurazione di un governo rappresentativo in Cile. È un fatto che la Costituzione del 1980 richiede un plebiscito nel 1989 per votare a favore o contro una candidatura alla presidenza proposta dalla Giunta. È un fatto che la Costituzione prevede che, se questa candidatura sarà respinta dal voto del popolo, inizierà un processo che condurrà a elezioni aperte nel 1990.

Signor Presidente, è anche un fatto che sono state redatte o sono in corso di redazione leggi che regolano i partiti politici, la procedura di iscrizione e altre questioni elettorali, come richiesto nella Costituzione del 1980. È un fatto anche che queste leggi si devono oppure si dovranno sottoporre ad approvazione finale per preparare la scena agli aspetti politici del processo di transizione, come richiesto nella Costituzione del 1980.

Signor Presidente, è indubbiamente evidente che il processo di transizione in Cile si sta realizzando secondo il calendario e le linee guida specificate nella Costituzione del 1980, che, voglio ancora farlo notare, è stata approvata in un plebiscito dal 67% del popolo cileno. Se qualcuno lo mette in dubbio, è cosa semplice leggere la Costituzione cilena del 1980, e poi verificare le azioni del governo. Se qualche senatore volesse una copia della Costituzione del 1980, in spagnolo oppure in inglese, sono sicuro che la Biblioteca del Congresso sarebbe lieta di fornirgliela.

Signor Presidente, la nostra Costituzione specifica un calendario per le elezioni. Come reagiremmo se l’Unione Sovietica, o Cuba, o la Cina Rossa, o l’Inghilterra, o la Francia, o la Germania Occidentale, o qualsiasi altro paese del mondo, tentasse di fare pressione su di noi perché tenessimo le nostre prossime elezioni presidenziali nel 1987 o nel 1989, e non nel 1988, come richiesto dalla nostra Costituzione? Piacerebbe ai senatori di questa Camera ricevere da parte di una nazione straniera un’ingiunzione relativamente a quando dovrebbe svolgersi la loro prossima elezione? Non credo. Noi tutti amiamo e rispettiamo troppo la nostra Costituzione perché accada ciò. Noi tutti vogliamo difendere la sovranità della nostra nazione da un’interferenza straniera.

Signor Presidente, sono sgomentato dal fatto che vi siano, nei mezzi di informazione, nel Congresso e in questa Amministrazione, di quelli che vorrebbero forzare la nazione cilena a strappare la sua Costituzione per soddisfare le loro fantasie o le loro campagne elettorali, o la tiratura dei loro giornali, o le loro carriere al dipartimento di Stato. Ci stiamo accingendo noi, negli Stati Uniti, a lanciare una campagna globale per redigere Costituzioni per ogni paese sulla faccia della terra e per poi imporle a queste nazioni sovrane? Sembrerebbe che questo sia ciò che qualcuno ha in mente.

La storia della sinistra democratica

Io sono sgomentato anche dal fatto che la discussione sulle cosiddette forze democratiche in Cile è stata disgiunta dagli avvenimenti relativi alla recente esperienza storica e alla vita politica del Cile. Sembra che i mezzi di informazione, il Congresso e l’Amministrazione siano di memoria corta relativamente agli avvenimenti dello sviluppo politico del Cile durante gli ultimi due decenni.

È un fatto che le elezioni presidenziali del 1964 sono avvenute con duri contrasti e che si è tracciata la linea di demarcazione fra libertà e marxismo. Il candidato del Partito Democratico Cristiano, Eduardo Frei, non era marxista. Egli era un democristiano nella tradizione del pensiero cattolico riformistico come è stato espresso in particolare da Jacques Maritain. Purtroppo i suoi programmi economici non erano ben meditati ed egli cercò di trovare una strada alternativa al sistema della libera impresa. Ciò non portò al tipo di sviluppo economico che sperava, tuttavia, lo ripeto, Eduardo Frei non era marxista.

La campagna del 1964 oppose Eduardo Frei a Salvador Allende, che era da lungo tempo membro del Partito Socialista del Cile, il quale era ed è di carattere marxista e perfino marxista-leninista. I due slogan della campagna di Frei erano «Rivoluzione nella libertà», che esprimeva la sua prospettiva riformista ma democratica, e «Democrazia o marxismo», che faceva riferimento ad Allende e alla sua piattaforma di stile marxista-leninista cubano. Allende fu sostenuto da una coalizione composta dal Partito Socialista, dal Partito Comunista e da altri elementi di genere marxista e marxista-leninista. Infine, i partiti di centro e di centro-destra appoggiarono Frei.

Per dare un’idea della virulenza della campagna, i democristiani, guidati da Frei, invitarono in Cile la sorella di Fidel Castro a fare propaganda a favore di Frei. Ella venne a denunciare suo fratello Fidel e la sua distruzione comunista di Cuba. Mise in guardia il popolo cileno da Allende e dal suo programma per una rivoluzione di stile cubano in Cile. Frei vinse le elezioni e i comunisti attesero la loro ora.

Nel 1970, Allende fu presentato dalla stessa precedente coalizione socialcomunista. Fu una corsa a tre perché il Partito Democratico Cristiano era caduto sotto una dirigenza marxista per mezzo del suo candidato, Radomiro Tomic. Tomic rifiutò di schierare i democristiani in una coalizione con i partiti di centro e di destra. Allende venne così eletto con il 36% dei voti, meno di quanto la sua coalizione aveva riscosso nel 1964. Ma, con l’aiuto di Tomic, riuscì a ottenere la sanzione parlamentare della sua «vittoria».

È un fatto storico che, dal 1970 al 1973, la coalizione di Allende costituita da socialisti, da comunisti e da gruppi terroristi come il MIR tuffò il Cile in una rivoluzione sociale ed economica di stile cubano. Allende non smetteva di citare Marx o Engels per spiegare quanto stava facendo. Il parlamento cileno usò tutti i mezzi a sua disposizione per bloccare le sue misure politiche comuniste. La Corte Suprema esaurì ogni sforzo per mettere in discussione la sua condotta incostituzionale.

È un fatto storico che il parlamento cileno e la Corte Suprema cilena chiesero alle forze armate cilene di intervenire per salvare il paese da Allende e dal suo programma comunista, che stava gettando il paese nel caos. È un fatto che i democristiani moderati sostennero questa richiesta di intervento militare per proteggere il Cile. È un fatto che Eduardo Frei scrisse al capo della direzione dell’Internazionale Democristiana per spiegare perché egli sosteneva questo intervento militare.

Signor Presidente, questo è il processo storico che ha portato all’insediamento del governo guidato dal presidente Pinochet, che oggi è in via di transizione verso un governo rappresentativo come previsto dalla Costituzione del 1980. Se vi sono persone, in questo paese, che vogliono creare miti a proposito di Allende, se vi sono persone che vogliono prendere le difese delle misure politiche di Allende, che stavano distruggendo il Cile, allora dovrebbero dichiarare apertamente il loro sostegno alla via marxista e marxista-leninista lungo la quale Allende stava conducendo il suo paese. Questi sostenitori di Allende vorrebbero condurre il loro paese lungo la stessa via?

I mezzi di informazione e il caso Rojas

Sono stati introdotti numerosi temi di disinformazione nei mezzi di informazione americani a proposito del caso Rojas. Si asserisce, senza la sia pur minima prova, che i militari versarono benzina sulle vittime dell’ustione. Si asserisce che il governo impedì il trasferimento delle vittime dell’ustione dall’Ospedale Centrale d’Emergenza di Santiago all’Ospedale del Lavoratore. Si asserisce che ogni osso del corpo del ragazzo fu rotto dai militari. Si asserisce che i militari ruppero i denti della ragazza con il calcio dei fucili. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, in svariate occasioni, invitò il governo cileno a «indagare» sull’incidente, sebbene un’inchiesta fosse già in corso da parte della magistratura indipendente cilena.

Signor Presidente, ciò che non è stato presentato al popolo americano è la situazione dei fatti relativi all’incidente. È un fatto che la massiccia esplosione di violenza terroristica del 2 luglio e del 3 luglio di quest’anno era programmata in Cile mesi prima dai violenti della sinistra ispirati dai comunisti. Il fatto che lo sciopero generale e le manifestazioni violente fossero programmate in anticipo e annunciate pubblicamente dall’Assemblea Civile, un’organizzazione del fronte comunista, è stato riportato in modo assolutamente inadeguato. Il fatto che questi due giovani stessero fattivamente partecipando con altri attivisti alla preparazione di barricate, di bottiglie molotov e di altri dispositivi incendiari, al momento in cui furono ustionati, non è stato affatto riportato.

Signor Presidente, è un fatto che i due giovani stavano ricevendo cure mediche appropriate presso il principale ospedale d’emergenza del Cile. Per di più, l’Ospedale del Lavoratore, che aveva inviato un medico a visitare Rodrigo Rojas, trovò che stava ricevendo cure mediche adeguate, che sarebbe stato altamente pericoloso trasportarlo all’Ospedale del Lavoratore e che l’Ospedale del Lavoratore non era attrezzato per trattare un paziente nelle sue condizioni. È un fatto che non vi è assolutamente nessuna menzione, nella visita del medico dell’Ospedale del Lavoratore a Rodrigo Rojas, del fatto che qualche osso fosse rotto. È un fatto anche che i denti davanti della ragazza furono rimossi da un gruppo di medici all’Ospedale del Lavoratore nel corso di un intervento d’emergenza, dopo che fu trasferita là dall’ospedale pubblico centrale d’emergenza.

Signor Presidente, prima che il nostro aeroplano atterrasse sul suolo cileno il 9 luglio, diedi istruzioni al mio staff che viaggiava con me, affinché dedicasse tempo, mentre eravamo in Cile, ad andare a fondo del caso Rojas. Mentre ero in Cile, mi incontrai con il ministro degli Interni, con il presidente della Corte Suprema, con il ministro degli Esteri e con altri funzionari a conoscenza del caso. Durante ognuno di questi colloqui richiesi le informazioni che questi funzionari erano in grado di fornire sul caso, senza, naturalmente, violare nessuna procedura legale connessa all’inchiesta speciale, che è simile a un gran giurì federale negli Stati Uniti. Il mio staff prese contatti telefonici con l’inquirente speciale e fece presente il mio forte interesse in relazione al caso e all’inchiesta. Io personalmente feci presente il mio forte interesse relativamente al caso a ogni funzionario che incontrai, a conoscenza di esso.

Vorrei aggiungere che durante la mia conversazione di venticinque minuti con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Cile, signor Barnes, sabato 12 luglio, gli posi molte domande circa il caso Rojas, allo scopo di accertare la conoscenza che l’ambasciata aveva di esso.

È una sfortuna che i mezzi di informazione americani abbiano speso così poco tempo nell’indagine e nell’analisi di questo tragico accadimento che, incidentalmente, si verificò nel contesto di uno sciopero generale di due giorni organizzato in Cile dal settore politico antidemocratico ispirato dai comunisti. Durante questo periodo di due giorni, vi fu violenza in diverse città del Cile, che comprese l’uso di bottiglie molotov e il lancio di bombe incendiarie contro negozi, taxi e autobus da parte dei terroristi ispirati dai comunisti. Piuttosto che scavare per appurare i fatti, i mezzi di informazione statunitensi si lasciarono semplicemente sviare dalla propaganda di vari portavoce estremisti della sinistra radicale cilena.

Ariel Dorfman

Uno dei principali agenti di disinformazione della sinistra radicale cilena nel nostro paese, Vladimiro Ariel Dorfman Zelicovich, apparve in numerose trasmissioni televisive, come anche sul New York Times, sul Washington Post e su The Village Voice, un settimanale pubblicato a New York.

Il signor Dorfman è un cittadino naturalizzato cileno, nato a Buenos Aires, in Argentina, il 6 maggio 1942, e naturalizzato il 29 dicembre 1967. L’11 settembre 1973, il giorno dell’intervento militare contro il regime comunista di Allende in Cile, Dorfman chiese rifugio all’ambasciata argentina. Più tardi fuggì in Argentina. Non è chiaro perché chiese immediatamente rifugio all’ambasciata argentina il giorno del colpo di Stato. Nel 1979, richiese un permesso temporaneo di ingresso in Cile, ma gli fu negato. Venne negli Stati Uniti nel 1982 e partecipò a svariate conferenze sulla letteratura latinoamericana. Il 3 ottobre 1983, gli fu rilasciato un permesso ufficiale per far ritorno in Cile.

Circa i suoi viaggi dal 1983 si conoscono i seguenti fatti. Entrò in Cile il 2 settembre 1983 proveniente dagli Stati Uniti e ritornò negli Stati Uniti il 17 settembre 1983. Il 14 maggio 1984 entrò in Cile proveniente dall’Ecuador, e lasciò il Cile alla volta dell’Argentina il 16 maggio 1984. Ritornò in Cile dall’Argentina il 22 dicembre 1984 e lo lasciò alla volta degli Stati Uniti l’8 febbraio 1985.

Durante il semestre accademico primaverile e quello autunnale del 1985, Dorfman tenne corsi come lettore esterno presso la sezione di studi internazionali della Duke University nel North Carolina. È in programma che tenga ancora corsi presso la Duke University nel semestre autunnale di quest’anno. Il 27 marzo 1986, lasciò il Cile per l’Italia e ritornò varie settimane più tardi in Cile via Argentina. Partì dal Cile il 4 luglio 1986 per gli Stati Uniti, e lanciò la sua campagna di disinformazione sul caso Rojas. È sposato con Maria Angélica Malinarich Saa e ha una laurea filosofia dell’Università del Cile.

Dorfman ha asserito di non potersi esprimere in Cile. È interessante notare, a questo riguardo, che egli è membro del comitato di redazione di una rivista settimanale della sinistra radicale, APSI, che è pubblicata a Santiago ed è ivi facilmente reperibile nelle edicole. Secondo documenti cileni, il nome della società proprietaria della rivista è Sociedad Agencias Publicitarias y Servicios Informativos Ltda. Il nome APSI è un acronimo di questa società. Secondo questi documenti, la società è costituita da Eduardo Araya Alemparte e Hilda López Aguilar. Eduardo Araya ha manifestamente prestato servizio sotto Allende presso il ministero degli Esteri con il ruolo di terzo segretario, ma fu rimosso dal suo posto l’11 settembre 1973, quando il regime di Allende fu rovesciato. È inoltre documentato che Eduardo Araya è membro del Partito Comunista del Cile. Il rappresentante legale di APSI è Marcelo Contreras Soto, che è documentato essere membro del Partito Socialista del Cile.

L’articolo di Dorfman, che apparve in The Village Voice di New York nella sua edizione del 22 luglio, era un esercizio di inganno da parte dell’autore relativamente al caso Rojas, in particolare nella parte dedicata alle cure mediche ricevute dai due giovani. Per essere corretti nei confronti di The Village Voice, che a New York è un’istituzione caratteristica, si deve dire che l’articolo era essenzialmente un «pezzo» d’opinione e non presentato come un vero e proprio articolo d’informazione.

Documentazione del trattamento medico

Il signor Dorfman asserisce che il governo ostacolò il trasferimento di Rojas dal principale ospedale d’emergenza, nel quale lui e la signorina Quintana erano stati portati, all’Ospedale del Lavoratore, distante vari isolati. Il Washington Post dell’8 luglio riportò la conferenza stampa di Dorfman del 7 luglio all’Institute for Policy Sfudies di Washington, nella quale il signor Dorfman dichiarava che la polizia aveva bloccato il tentativo di trasferire il ragazzo. In un articolo per The Village Voice il signor Dorfman dipinge un quadro nel quale egli è al centro di un’epica lotta per assicurare un trattamento medico al ragazzo di fronte alla resistenza governativa. Egli vi include anche il suo tema di disinformazione in base al quale il governo bloccò gli sforzi per trasferire il ragazzo all’Ospedale del Lavoratore. I fatti si sono svolti proprio al contrario.

In verità, quando chiesi all’ambasciatore Barnes di descrivere il ruolo dell’ambasciata per assicurare un trattamento medico al ragazzo e alla ragazza, l’ambasciatore Barnes ammise che il governo cileno non aveva impedito il trasferimento del ragazzo all’Ospedale del Lavoratore. Il signor Barnes indicò anche che fino a quel giorno, il 12 luglio, l’ambasciata non aveva nessuna informazione esalta sulle circostanze relative all’ustione del ragazzo e della ragazza. L’ambasciatore Barnes, interrogato, fece notare che aveva parlato con il dottor John Constable, un medico americano del Massachusetts General Hospital, che era arrivato in volo in Cile su richiesta della famiglia Rojas per aiutare nel trattamento medico.

Secondo un articolo del New York Times del 9 luglio, il viaggio del dottor Constable fu sponsorizzato dall’American Committee for Human Rights e dal Working Group for Democracy. Il dottor Constable segnalò, nella sua intervista, che l’ospedale privato non avrebbe potuto essere di aiuto in quelle circostanze. Il dottor Constable aveva evidentemente visitato il paziente e conferito con i medici del posto coinvolti nel caso. Il dottor Constable è specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva e nelle ustioni. Il dottor Constable, oltre alle sue mansioni presso il Massachusetts General Hospital, è professore associato di Clinica medica all’Harvard University Hospital. L’ambasciatore Barnes notò che circa il 60% del corpo del ragazzo era stato ustionato e che queste ustioni erano sopra la cintola.

Signor Presidente, mercoledì 9 luglio, il mio primo giorno in Cile, mi incontrai con il ministro degli Interni, Ricardo García Rodríguez, alle 6 e 30 pomeridiane. Il nostro incontro, al quale assisteva il mio staff, durò oltre due ore e riguardò molti aspetti della situazione cilena, compresi la Costituzione del 1980 e il calendario da essa fissato per la transizione a un governo rappresentativo. Per essere in grado di informare gli illustri colleghi sul caso Rojas, passai 45 minuti a porre domande e a discutere il caso con il ministro degli Interni. Richiesi che il ministro fornisse una documentazione sul caso, che avrei presentato al Senato. Il ministro non esitò a rendere disponibili importanti documenti relativi al caso e allo svolgimento dell’indagine.

Rodrigo Rojas

Secondo le informazioni fornite dal ministero degli Interni, Rojas entrò in Cile via terra passando dalla città peruviana di Tacna il 9 maggio 1986. Era accompagnato da un cittadino americano di nome Paul Goldstein, sul quale non era disponibile nessuna ulteriore notizia.

Rodrigo Rojas è manifestamente il figlio di Verónica Denegri Quintana e Ramón Eduardo Rojas Ruiz- Tagle. Questo matrimonio si concluse con il divorzio. Non è chiaro al momento se vi sia o meno un rapporto di parentela fra la signora Denegri e la compagna di suo figlio durante i disordini del 2 luglio, Carmen Quintana. Secondo le autorità cilene, la signora Denegri è membro attivo del Partito Comunista cileno e ha operato con il nome in codice di Andrea. Si riferisce che apparteneva alla cellula Ho Chi Minh del Partito Comunista del Cile e che era attiva sul fronte propagandistico dell’apparato clandestino del Partito Comunista.

Per questa ragione fu arrestata dalle autorità cilene l’8 marzo 1976 per attività sovversive. Fu rilasciata il 19 maggio 1976. Il 14 aprile 1977 lasciò il Cile e venne negli Stati Uniti. Il 14 settembre 1981 le fu formalmente proibito di rientrare in Cile, a causa delle sue attività sovversive contro il Cile.

La signora Denegri ha un secondo figlio, Pablo Salvador Oyarzo Denegri, nato nel maggio del 1974 e registrato all’anagrafe di Valparaiso, in Cile, il 25 luglio 1974.

Secondo le autorità cilene, la sorella della signora Denegri, Amanda Liliana, è membro attivo del Partito Socialista del Cile, in una fazione marxista-leninista del partito. Altri membri della famiglia Denegri, Nora Patricia, Domingo Antonio e Claudio Andrés, secondo le autorità cilene sono tutti militanti attivi del Partito Comunista del Cile.

Secondo le autorità cilene Carmen Quintana fu arrestata il l6 aprile di quest’anno per la sua partecipazione ad attività violente in una università a Santiago.

Parte III. Il comunismo in Cile

Signor Presidente, il Partito Comunista del Cile fu fondato nel 1922 con l’aiuto del già costituito Partito Socialista del Lavoro del Cile, che assunse una linea moscovita. Il Partito Comunista del Cile fu dichiarato illegale nel 1927 durante l’amministrazione del presidente Carlos Ibáñez. Il partito partecipò più tardi alla formazione di governi di Fronte Popolare in Cile sotto tre presidenti provenienti dal Partito Radicale: Pedro Aguirre Cerda (1938-42), Juan Antonio Rios (1942-46) e Gabriel Gonzalez Videla (1946-52). Il partito fu di nuovo dichiarato illegale nel 1948 dal presidente Gonzalez.

Signor Presidente, è un fatto storico interessante che Salvador Allende, come membro del Partito Socialista, fu ministro della Sanità durante il governo di Fronte Popolare del presidente Aguirre, nel 1938. Allende aveva decine d’anni d’esperienza di lavoro con il Partito Comunista del Cile e non era, come qualcuno lo ha ritratto, un idealista smarrito come un bimbo nel bosco.

I senatori noteranno che la tattica dei governi di Fronte Popolare fu escogitata dal Comintern e fu messa a punto in Spagna nel 1936. La Francia e il Cile furono ancora terreno di prova per questa tattica negli anni Trenta. Nel 1935, l’Internazionale Comunista raccomandò alleanze dei partiti comunisti con i «partiti democratici borghesi». Il segretario generale del Comintern affermò e io cito che «la formazione di un Fronte unito del Popolo, che provveda a un’azione congiunta con i partiti socialdemocratici, è una necessità. Non possiamo tentare di unire i lavoratori comunisti, socialdemocratici, cattolici e altro? Compagni, voi ricorderete l’antica storia della presa di Troia. L’esercito attaccante non fu capace di raggiungere la vittoria fino a quando, con l’aiuto del Cavallo di Troia, esso non penetrò proprio nel cuore del campo nemico. Noi, lavoratori rivoluzionari, non dovremo avere esitazioni nell’usare le stesse tattiche».

Signor Presidente, non vedo come uno possa essere più chiaro in termini di strategia di quanto lo fu il segretario generale dell’Internazionale Comunista, signor Dimitrov. Questa è la stessa strategia che Mosca e i comunisti in tutto il mondo usano anche nel nostro tempo. Non è una specie di reliquia storica che si trova in un polveroso libro di discorsi di Dimitrov. È una strategia che il complotto internazionale comunista usa oggi al servizio dei padroni del Cremlino.

Signor Presidente, abbiamo udito e udremo discorsi di ogni tipo sul fatto di lavorare con le presunte forze democratiche in Cile durante il periodo di transizione. Ho sentito che il nostro governo sta già riversando denaro del contribuente degli Stati Uniti nelle casse del Partito Democratico Cristiano cileno, a sostegno del cosiddetto Accordo Nazionale. Il dipartimento di Stato ha sostenuto e continuerà indubbiamente a sostenere il concetto di un ampio fronte di partiti di sinistra presunti democratici come alternativa all’attuale governo costituzionale in Cile, e come alternativa ai partiti veramente democratici dell’opposizione al centro e alla destra dello spettro politico.

Una coalizione possibile?

Posso prevedere che il dipartimento di Stato stia tentando di mettere assieme una coalizione del Partito Socialista, delle fazioni marxiste dei democristiani e delle fazioni marxiste del Partito Radicale legate all’Internazionale Socialista. Posso immaginare che il dipartimento di Stato vada così in là da tentare di spaccare i partiti di centro e di centro-destra e di incorporare in questa coalizione settori del Partito Nazionale e sue fazioni scissioniste. Per intervenire a favore di questo tipo di coalizione si riverserà denaro da tutto il mondo, dalla Germania Occidentale, dall’Italia, dagli Stati Uniti. Questo è ciò in cui sembra consistere, in forma embrionale, il cosiddetto Accordo Nazionale.

Signor Presidente, tutto quello che posso dire su questo tipo di processo è che condurrà inevitabilmente al declino economico e alla mancanza di progresso per il Cile e per il suo popolo. Non vi è alcun impegno preciso e non vi sarà alcun impegno preciso da parte di questo tipo di coalizione con i marxisti per la libera impresa e per la proprietà privata.

Non vedremo un capitalismo produttivo all’opera per creare occupazione e opportunità e per aumentare lo standard di vita del popolo cileno. Ciò che vedremo sarà il volto distruttivo del capitalismo finanziario delle banche di New York, che trarranno vantaggio dal concedere così generosamente prestiti ai paesi immersi nei debiti da regimi socialisti. Sotto un regime socialista il Cile si indebiterebbe ulteriormente, le banche di New York presterebbero denaro allo Stato e guadagnerebbero i relativi interessi. In questo tipo di gioco per le banche non vi è rischio.

Socialisti e banchieri

Signor Presidente, in questo tipo di gioco i regimi socialisti sono un ottimo amico dei banchieri di New York, perché creano un estremo indebitamento. Dopo tutto, il FMI e la Banca Mondiale sono proprio dietro l’angolo, e con denaro del contribuente degli Stati Uniti sono pronti in ogni momento a dare garanzie alle banche per i loro cattivi prestiti allo Stato e alle società di Stato. E se il FMI o la Banca Mondiale hanno bisogno di più denaro, è una cosa semplice persuadere il Congresso degli Stati Uniti a stanziare altri miliardi di dollari per i burocrati internazionali che negli Stati Uniti sono esenti da tassazione.

Guardate il caso messicano. Non è proprio ciò che è accaduto nelle ultime settimane? Non accadde lo stesso nel 1982?

Oggi noi siamo testimoni, in America Centrale, delle conseguenze di una politica del dipartimento di Stato che ha imposto il socialismo al popolo di El Salvador, Guatemala, Costa Rica e Panama. In questi paesi la disintegrazione economica è una realtà. In termini di sviluppo economico, essi stanno tornando indietro ai giorni degli anni Trenta e Quaranta. Perché? Perché il dipartimento di Stato ha imposto in quei paesi governi socialisti e il socialismo non ha mai procurato e non procurerà mai crescita economica e prosperità.

È essenziale che sia conosciuta l’esatta natura dei partiti che in Cile si suppongono essere democratici.

È un fatto che in Cile i partiti supposti democratici della sinistra sono divisi in un elevato numero di fazioni e che fazioni significative e potenti di questi partiti sono di carattere marxista e marxista-leninista. Questi partiti e queste fazioni non possono essere considerati democratici in nessun modo. Posso affermare che vi sarà tanta disinformazione circa la natura di questi partiti e di queste fazioni quanta ve ne è stata relativamente al caso Rojas e alla situazione in Cile che abbiamo visto sulla stampa e udito dal dipartimento di Stato negli ultimi giorni.

È un altro fatto storico che membri del Partito Comunista del Cile fecero parte delle Brigate Internazionali delle forze comuniste, in Spagna, durante la sua guerra civile. Il Partito Comunista del Cile, dunque, ha avuto un’esperienza di prima mano con la tattica del fronte popolare non solo in Spagna ma anche nello stesso Cile. Esso è rimasto attaccato con costanza, nel corso degli anni, a questa tattica come a un modo per entrare in coalizioni di governo e per influenzare la politica governativa in Cile.

I senatori ricorderanno che gli elementi marxisti-leninisti sandinisti si riunirono in una cosiddetta operazione di fronte popolare per soppiantare il presidente del Nicaragua Somoza. Una volta realizzata questa fase della rivoluzione, l’elemento d’avanguardia marxista-leninista sandinista epurò i suoi rivali non comunisti e consolidò la sua dittatura in Nicaragua. Questa tattica della rivoluzione in due fasi è naturalmente basata su metodi sovietici ortodossi sviluppati da Lenin stesso.

Nel 1958, il Partito Comunista del Cile fu legalizzato e operò legalmente fino al 1973, quando fu di nuovo dichiarato fuori dai limiti dell’attività politica legale. Il Partito Comunista del Cile partecipò all’alleanza di sinistra durante le elezioni nazionali nel 1958 e nel 1964. Il Partito Comunista  partecipò alla coalizione di unità popolare di Salvador Allende, che era il candidato del Partito Socialista e che ricevette la fiducia del Partito Comunista nelle elezioni del 1970, che lo portarono al potere con il 36% dei voti in una competizione a tre. Dal 1980, il Partito Comunista del Cile ha sottolineato pubblicamente la necessità della violenza rivoluzionaria per agguantare il potere in Cile. Nei mesi scorsi il Partito Comunista del Cile è stato ancora promotore del suo concetto di una tattica di fronte popolare.

Il Partito Socialista del Cile

Non è un segreto che il Partito Socialista del Cile, costituito nel 1933 a partire da vari partiti socialisti esistenti, abbia avuto rapporti di vecchia data con il Partito Comunista del Cile. Le fazioni più importanti del Partito Socialista seguono l’ideologia marxista-leninista sotto la guida e la disciplina di Mosca. Un leader chiave di una potente fazione, Clodomiro Almeyda, è un marxista-leninista  dichiarato e vive in esilio nella Germania Orientale.

In Cile non è un segreto anche che la Lega Giovanile del Partito Comunista del Cile abbia rapporti di lavoro con la Lega Giovanile del Partito Democratico Cristiano, che è ritenuto democratico ma che è diviso in molte fazioni. Questi rapporti di lavoro fra i due gruppi giovanili furono da essi pubblicamente annunciati e furono riportati dalla stampa locale.

Allo stesso modo, non è un segreto che le fazioni marxiste del Partito Democratico Cristiano hanno introdotto il concetto della «via non capitalista» come sviluppato da Krusciov nella sua ideologia di partito. Questa aggiunta di ideologia sovietica nel Partito Democratico Cristiano ha fatto si che dirigenti non comunisti del partito protestassero e lo abbandonassero. È un fatto che le fazioni marxiste radicali del Partito Democratico Cristiano hanno finora dovuto rinunciare a questa parte della loro piattaforma.

Il comunismo e lo sciopero generale del 2 e del 3 luglio

Rodrigo Rojas, poco dopo essere entrato in Cile nel maggio di quest’anno, cominciò a lavorare come operatore nel centro di calcolo del dipartimento di fìsiologia dell’Università del Cile.

L’incidente nel quale lui e la sua compagna vennero ustionati capitò nel contesto dello sciopero generale di due giorni, che la sinistra radicale antidemocratica stava preparando da vari mesi. Lo sciopero e le manifestazioni violente erano stati programmati per il 2 e il 3 luglio. Da un capo all’altro della città di Santiago e dei suoi sobborghi elementi radicali si prepararono per una campagna di violenza che comprendeva l’uso di bombe incendiarie, barricate stradali con pneumatici cosparsi di liquidi infiammabili e poi incendiati, il lancio di bombe incendiarie contro autobus, negozi e abitazioni.

Queste attività violente furono largamente riportate sulla stampa cilena, con il corredo di molte fotografie di barricate in fiamme erette dagli elementi radicali ispirati dai comunisti, di negozi, di case e di autobus bruciati.

I terroristi piazzarono grosse cariche esplosive che distrussero tre linee elettriche ad alta tensione d’importanza chiave, interrompendo l’erogazione di energia nelle regioni III, IV e V del paese. Varie organizzazioni terroriste si attribuirono pubblicamente il fatto di aver piazzato bombe in tutto il paese. Come risultato della violenza terroristica centinaia di privati cittadini innocenti vennero feriti oppure ustionati dalle bombe incendiarie terroristiche e dovettero essere ricoverati in ospedale. Esplosero oltre 50 bombe terroristiche in tutto il paese.

Signor Presidente, vorrei sottolineare che di questa violenza e distruzione da parte dei terroristi ispirati dai comunisti, tutto venne ampiamente riportato sulla stampa cilena. Ognuno, gettando uno sguardo ai ritagli di stampa, relativi a questa prima settimana di luglio, di qualsiasi giornale cileno come feci io quando visitai il Cile —, troverà lunghe cronache dei danni e un assortimento di fotografie che rivelano i danni. Sulla stampa degli Stati Uniti, vi è stato almeno un accenno all’estensione della violenza di ispirazione comunista in Cile, durante la settimana? No. Cosa riferiva a Washington la nostra ambasciata in Cile relazionando sulle condizioni di quel paese? Francamente, non credo che né i maggiori mezzi di informazione né l’ambasciata degli Stati Uniti in Cile fossero minimamente interessati a fornire rapporti corretti ed equilibrati sulla situazione sia al popolo americano che all’Amministrazione.

L’incidente Rojas

Nel luogo dell’incidente Rojas, elementi radicali stavano preparando barricate stradali con pneumatici cosparsi di liquidi infiammabili. Stavano anche preparando bombe incendiarie tipo bottiglie molotov e miscele chimiche più sofisticate, che non richiedono di essere accese ma che prendono fuoco a contatto con l’ossigeno.

I dettagli esatti della tragica sorte di Rojas e della Quintana non sono ancora conosciuti appieno.

Lo speciale giudice inquirente ha condotto un’inchiesta preliminare sulla questione, arrivando alla conclusione che il ragazzo e la ragazza si ustionarono a causa di una esplosione accidentale dei materiali incendiari che il loro gruppo di amici attivisti stava trasportando e preparando. Il giudice ha anche concluso che, secondo la legge cilena, che è basata su una tradizione di diritto romano, l’ufficiale più anziano che ha assistito all’incidente è colpevole di omicidio colposo per omissione per non aver immediatamente trasportato le vittime ustionate in un ospedale. Questo tipo di omissione non sarebbe un reato per la legge degli Stati Uniti, che, in questa fattispecie, segue una tradizione di diritto consuetudinario inglese. Poiché in Cile proseguono ulteriori indagini, i dettagli diventeranno presumibilmente disponibili nel corso del procedimento giudiziario.

Si dice che la pattuglia militare sul luogo della manifestazione abbia usato coperte per soffocare le fiamme che avvolgevano il ragazzo e la ragazza. Essi furono poi trasportati in un diverso quartiere di Santiago e scaricati su una strada che conduce al piccolo abitato di Quilicura.

Il 2 luglio, approssimativamente alle 10 e 30 del mattino, in seguito a informazioni di automobilisti al posto di controllo all’entrata dell’aeroporto Arturo Merino Benitez, una pattuglia della polizia andò sulla strada per Quilicura, al suo incrocio con via La Boza, e confermò che Rojas e la Quintana erano lì e che erano seriamente ustionati. Evidentemente la polizia, dopo aver prestato i primi soccorsi, trasportò il ragazzo e la ragazza al principale ospedale d’emergenza di Santiago.

Lo stesso giorno, dopo che il governo fu informato di questo incidente, il ministro degli Interni presentò un’istanza alla Prima Corte d’Appello di Santiago perché designasse un giudice speciale per investigare sul caso. La Prima Corte d’Appello nominò come giudice speciale inquirente per il caso Alberto Echavarria Lorca. Il signor Echavarria è ben noto in Cile come insigne professore di diritto presso l’Università del Cile, dove ha insegnato per oltre due decenni. Le sue specializzazioni accademiche e professionali comprendono la procedura penale.

Signor Presidente, vorrei far rilevare ai senatori che questo incidente fu riportato dalla stampa cilena il 3 luglio. El Mercurio riportò specificatamente l’incidente nel suo ampio servizio sulla violenza del giorno precedente. El Mercurio riportò anche che il ministro della Giustizia aveva richiesto un’indagine speciale sull’incidente. Questo giornale, il principale giornale cileno, era certamente disponibile il 3 luglio presso la nostra ambasciata.

Dichiarazioni del dipartimento di Stato degli Stati Uniti a Washington, a partire da lunedì 7 luglio, richiesero al Cile di indagare sull’incidente. Ma ciò accadde cinque giorni dopo che il ministero degli Interni aveva richiesto un’indagine speciale, e quattro giorni dopo che ciò era stato riferito su El Mercurio. Questo indica, per dire il meno, una mancanza d’informazione. Non è chiaro se ciò fu dovuto a un’inadeguata trasmissione di notizie da parte dell’ambasciata oppure a uno specifico disegno di mettersi in mostra da parte di qualcuno al dipartimento di Stato.

Il governo cileno collaborò pienamente con la magistratura indipendente nell’indagine indipendente di questa e sottopose svariati documenti al giudice inquirente, fornendo informazioni circa potenziali testimoni e chiedendo che fossero prese certe misure in relazione all’indagine. Queste misure comprendevano una richiesta affinché il laboratorio criminale della polizia investigativa cilena preparasse un rapporto sugli abiti che indossavano Rojas e la Quintana per determinare l’origine e la causa delle ustioni, una determinazione dell’agente infiammabile che le aveva causate e la loro origine e datazione.

Signor Presidente, non sono un avvocato, ma mi e stato spiegato che, secondo la procedura legale cilena da lungo tempo consolidata, le risultanze dell’inchiesta condotta dal giudice speciale inquirente possono risolversi in due atti. Se il giudice stabilisce che vi è stato un crimine, che vi sono ragioni per procedere con un’azione penale e che sono coinvolti solo civili, allora lo stesso giudice prosegue il processo.

Se, tuttavia, si trova che è coinvolto un militare, allora la questione viene girata alla giustizia militare per ulteriori indagini, dopo le quali la giustizia militare può stabilire che è necessario un perseguimento penale per attività criminale. Gli atti della giustizia militare sono comunque sottoposti alla Corte Suprema, che è il centro ultimo dell’autorità legale in Cile. Se i tribunali militari mancassero di trattare il caso in modo accettabile per la Corte Suprema oppure se fosse presentato appello contro le ordinanze e le sentenze dei tribunali militari, allora la Corte Suprema potrebbe avocare a sé la questione.

Signor Presidente, chiedo consenso unanime a che venga riportato sul Congressional Record, alla fine delle mie osservazioni, come documento n. 1, un memorandum del ministero degli Interni del Cile sul caso Rojas, nella traduzione del Congressional Research Service.

Signor Presidente, chiedo consenso unanime a che venga riportato sul Congressional Record, alla fine delle mie osservazioni, come documento n. 2, la richiesta formale del ministero degli Interni alla Prima Corte d’Appello perché designasse un giudice speciale inquirente per il caso Rojas, datata 2 luglio 1986, nella traduzione del Congressional Research Service.

Signor Presidente, chiedo consenso unanime a che vengano riportati sul Congressional Record, alla fine delle mie osservazioni, come documento n. 3 e documento n. 4, documenti del ministero degli Interni per il giudice speciale inquirente, del 7 e dell’8 luglio, nella traduzione del Congressional Research Service.

Signor Presidente, chiedo consenso unanime a che venga riportata sul Congressional Record, alla fine delle mie osservazioni, come documento n. 5, una lettera datata 3 luglio 1986, del dottor Jorge Escobar Cousiño, direttore dei servizi di cura medici all’ospedale del Lavoratore, al dottor Raúl Guzmán, direttore della pubblica assistenza nel principale ospedale d’emergenza di Santiago, che chiedeva il permesso per il dottor Guy Heiremans, primario dell’unità di cura intensiva all’ospedale del Lavoratore, di esaminare il paziente Rojas, nella traduzione del Congressional Research Service.

Signor Presidente, chiedo unanime consenso a che venga riportato sul Congressional Record, alla fine delle mie osservazioni, come documento n. 6, un rapporto medico, datato 3 luglio 1986, sull’esame di Rojas, alle ore 1 pomeridiane del 3 luglio, da parte del dottor Guy Heiremans, al direttore del suo ospedale, nella traduzione del Congressional Research Service.

Vorrei richiamare l’attenzione dei senatori sul rapporto medico del dottor Guy Heiremans dell’ospedale del Lavoratore. Mi è stato detto che il dottor Guy Heiremans è nipote del presidente dell’ospedale, signor Eugenio Heiremans. Nel paragrafo quattro del rapporto, il dottor Heiremans dichiara, e io cito, che: «Quanto è indicato più sopra rende il trasferimento a un altro ospedale altamente pericoloso, considerando che, dove egli è attualmente, ha i mezzi che necessitano per le sue cure».

Signor Presidente, risulta chiaro da questo paragrafo del rapporto del dottor Heiremans che il mito creato dal signor Dorfman e da altri nei mezzi di informazione, del quale alcuni in questa Camera sono deplorevolmente caduti preda, secondo cui il governo interferì nel trasferimento del paziente, è semplicemente senza fondamento.

Vorrei attirare l’attenzione dei senatori sullo stesso rapporto medico al paragrafo sei, che dichiara, e io cito: «Considerata la situazione, si ritiene che il paziente non trarrebbe beneficio da un trasferimento e che il nostro ospedale non è in condizione di ricevere un paziente con queste caratteristiche».

Signor Presidente, considerati insieme al primo paragrafo che ho citato dal rapporto, i fatti che seguono sono piuttosto chiari: il responso medico del secondo ospedale quello al quale la famiglia Rojas chiese di trasferire il ragazzo disse anche che il ragazzo stava ricevendo cure appropriate presso il principale ospedale d’emergenza; il governo non interferì in nessun modo in questo trasferimento; questo trasferimento sarebbe stato altamente pericoloso; lo stesso Ospedale del Lavoratore non era in condizione di ricevere Rojas. Vorrei aggiungere che, nel caso della signorina Quintana, che aveva lesioni meno serie, questa fu più tardi trasferita all’Ospedale del Lavoratore.

Signor Presidente, sono sgomento per la facilità con la quale la disinformazione su questo caso è stata diffusa dal signor Dorfman e da altri dello stesso genere tramite i mezzi di informazione americani. Vorrei osservare che sembra che Dorfman abbia usato come una piattaforma per il suo commento sulla stampa l’Institute for Policy Studies di Washington. Non è un segreto che l’IPS, secondo osservatori bene informati, abbia funzionato per oltre due decenni come canale per le attività di disinformazione da parte dei sovietici e del blocco sovietico. È una triste cronaca che un’organizzazione come l’IPS e che specialisti nella disinformazione come Dorfman possano distorcere i nostri pubblici dibattiti e le nostre discussioni e sviare non solo i nostri mezzi di informazione ma questa Amministrazione e perfino il Congresso.

Jesse Helms

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  Quaderni di Cristianità
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 Alleanza Cattolica

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