Il pensiero di Natale: Lc 2,1-14

Don Piero Cantoni 6 mesi fa
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« In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” » (Lc 2,1-14).

Uno degli esercizi più frequenti e più fruttuosi per aiutare un bambino che sa già leggere e scrivere a capire un testo ed a esprimersi con proprietà consiste nel “riassunto”. Tutti noi, credo, ci ricordiamo i riassunti che abbiamo fatto a scuola…

Riassumere vuol dire riprodurre un testo con meno parole, ma in modo tale da trasmettere tutto quello che dice, senza tralasciare nulla. Per far questo bisogna quasi inevitabilmente usare “le proprie parole”: non è sufficiente scegliere dal testo qualche parola scartando le altre, perché non è solo un problema di quantità. Fare un buon riassunto costringe a capire. È uno strumento quasi infallibile per capire e far capire. Quanto più il riassunto è ben fatto e breve, tanto più deve andare in profondità, fino al nocciolo del discorso, fino alla sua vera e nascosta sostanza. I racconti della creazione che aprono la Bibbia incominciano in modo solenne con la parola “in principio” e ci descrivono Dio che dà l’essere a tutte le cose “parlando”. Dio disse: sia la luce e la luce fu…

Tutto viene da Dio. Niente c’è prima del “Principio”. Ma le cose non vengono da Dio per “generazione”. All’origine di tutto non c’è un “matrimonio”, o una serie interminabile di matrimoni, come sembra che sia in tante cosmogonie arcaiche. Non vengono da Lui neppure come la luce viene dalla lampada o l’acqua dalla fonte. All’origine di tutto c’è Dio che parla e la sua parola ha la forma di un comando: Dio disse “sia un firmamento in mezzo alle acque…”; “le acque … si raccolgano”; “la terra produca germogli …”; “ci siano fonti di luce”; ecc. Un comando sempre efficace: “E così avvenne”. Se Dio crea con una parola imperativa, vuol dire che essa è preceduta da un progetto, come avviene quando un artigiano o un artista producono qualcosa: prima la pensano e poi la fanno. Tutto il pensiero di Dio è come racchiuso in quell’ “in principio”.

Alla solennità di questo inizio del mondo corrisponde volutamente la solennità del prologo del Vangelo secondo Giovanni: « In principio era il Verbo – la Parola ». Per mezzo di quella parola « tutto è stato fatto e niente è stato fatto senza di lei ». È come se san Giovanni ci dicesse: il mondo è stato creato con tante parole (dieci nel primo racconto della creazione), ma tutte queste parole si radicano in una sola Parola. Con quella Parola che ha la stessa natura di Dio, Dio dice sé stesso da sempre e con quella stessa Parola crea il mondo. Riflettendo su queste cose i Padri della Chiesa hanno letto due versetti della Scrittura in un modo affascinante ed estremamente profondo. Is 10,23 nel testo greco dei Settanta (si tratta dell’antica traduzione greca della Scrittura: la prima traduzione della storia del libro!) parla di una parola breve, “abbreviata”, che Dio pone nel mondo. San Paolo, che legge l’Antico Testamento in questa traduzione, raccoglie lo spunto nella lettera ai Romani. Il Verbo abbreviato, sintetizzato, compiuto è Gesù, il Verbo incarnato, la Parola fatta carne. In quell’unica Parola c’è il senso ultimo di ogni cosa.

La persona e la vita di Gesù possono e debbono essere allora letti come il più profondo e più “condensato” riassunto della storia del mondo e di ogni uomo. Nella vita di Gesù c’è il senso ultimo e compiuto della Bibbia: tutta la Scrittura parla di Cristo. Nella vita di Gesù dobbiamo cercare il senso ultimo di ogni cosa di questo mondo, anche e soprattutto della nostra vita. Così faceva Maria che osservava e ricordava ogni momento della vita del Figlio suo per ricavarne il senso per Lei e per la sua missione: « Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19.51). È Lei dunque che ci aiuta a fare un adeguato riassunto e dunque a capire se preghiamo il Rosario e, con il suo aiuto, leggiamo le Scritture. Tutto questo, la notte di Natale, diventa ancora più evidente: la Parola di Dio si fa breve, si riassume in un bambino… Il Progetto con cui ha creato il mondo, si trova lì, in quel piccolo che piange sulla paglia di una mangiatoia… Le tante parole che Dio ci ha rivolto, difficili spesso da capire, complicate dai commenti e dagli sforzi degli uomini di renderle più comprensibili, spesso complicandole – al di là delle intenzioni – ancora di più. Contemplando il bimbo diventa evidente che il riassunto fattone da Gesù è veramente semplice e luminoso: « Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri » (Gc 13,34; cfr. Rm 12,10; 1Pt 1,22). Il riassunto è già fatto… ma non è sufficiente “copiarlo” (come a scuola, copiare non va bene), bisogna viverlo.

 

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 Don Piero Cantoni

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