Un piano contro Maduro. Magari

Così pensano i venezuelani angariati, affamati, allo stremo per colpa di un governo nazionalista e socialista che domenica celebrerà l’ennesima elezione farsa
Marco Invernizzi 3 mesi fa
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di Marco Invernizzi

In questo nostro strano e bellissimo Paese, dove, in attesa di un governo, si vieta di fatto il dibattito sull’aborto, facendo rimuovere manifesti non allineati con l’ideologia abortista, si dice invece poco o niente sulla tragedia che continua a gravare su un povero popolo, quello venezuelano, dove domenica prossima, 20 maggio, si terranno le solite elezioni truccate da un governo nazionalista e socialista che domina il Paese dagli anni 1990.

Da quando i diversi partiti della Sinistra riformista europea hanno smesso di occuparsi dei poveri, anche i “popoli poveri” sono stati dimenticati. E il popolo del Venezuela si è trovato povero e dimenticato, una dimenticanza grave perché permette al governo di Nicolás Maduro di continuare a infierire su di esso, dopo averlo ridotto letteralmente alla fame.

Eppure, se volessero veramente preoccuparsi dei “popoli poveri”, i media italiani potrebbero rilanciare l’appello dei ministri degli Esteri del cosiddetto “gruppo di Lima” (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perú e Santa Lucia) affinché il governo venezuelano sospenda le elezioni presidenziali previste per domenica.  «Non ci sono le garanzie per un processo elettorale libero, giusto, trasparente e democratico», hanno sottolineato i rappresentanti dei Paesi del gruppo, nato nella capitale peruviana nell’agosto dell’anno scorso.

Anche i vescovi del Venezuela, che appaiono l’unica risorsa per un popolo che non sembra intravedere alcuna soluzione alla situazione, sono tornati a chiedere il rinvio delle elezioni. Nel loro comunicato si legge che «la gente comprende che la chiamata a queste elezioni anticipate è stata fatta per interessi politici», sottolineando che sono state convocate da un ente illegittimo, l’Assemblea nazionale costituente. «L’interesse di piccoli gruppi non può essere anteposto a quello della grande maggioranza della popolazione venezuelana». L’analisi dunque è chiara: «Non ci sono sufficienti garanzie per una consultazione elettorale libera, affidabile e trasparente».

A difesa del presidente Maduro è invece intervenuto il presidente della Bolivia: Evo Morales ha attaccato gli Stati Uniti d’America e l’Organizzazione degli Stati americani accusandoli di progettare un piano contro la  «rivoluzione bolivariana portata avanti in Venezuela».

“Magari fosse vero” pensano probabilmente tutti i venezuelani che non trovano più medicine per curarsi e pane per nutrirsi. Per conoscere la genesi della tragedia venezuelana, soprattutto durante il periodo di governo di Hugo Rafael Chávez Frías (1954-2013) a partire dal 1992, è utile il libro sintetico ma efficace del comico e intellettuale spagnolo vissuto in Venezuela, Laureano Márquez, SOS Venezuela (trad. it., Castelvecchi, Roma 2017).

 

Mercoledì, 16 maggio 2018

 

 

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 Marco Invernizzi

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