18 aprile 1993: di fronte al “diluvio” referendario

Alleanza Cattolica 27 anni fa
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Cristianità n. 215-216 (1993)

In previsione del diluvio referendario annunciato per il 18 aprile 1993, Alleanza Cattolica ritiene di intervenire con valutazioni sul fatto e sui singoli quesiti.

Quanto al fatto, intenzionalmente o meno, il molteplice appello alle urne, con conseguenze talora pesantemente rettificative della legislazione vigente, è sintomo — meglio, forse, espressione — anzitutto di inadeguatezza, quindi di paralisi del regime politico instaurato con la Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Infatti, i quesiti proposti toccano temi di grande importanza, bisognosi spesso, se non sempre, di verifica del consenso in un regime democratico tendenzialmente assoluto, cioè non adeguatamente limitato da stabili e cogenti riferimenti di principio; ma riguardano anche rilevanti aspetti tecnico-costituzionali, confusi in mezzo a problematiche minori, cui dovrebbe provvedere il Parlamento in via ordinaria.

Così, si evidenziano i difetti strutturali della democrazia assoluta, cui si tenta di porre rimedio con interventi di ingegneria costituzionale, per i quali viene richiesto il consenso popolare senza che al corpo elettorale siano stati forniti elementi adeguati per la formazione del giudizio; inoltre, si configura esplicitamente una devianza istituzionale della classe politica, sovrapposta a quella fatta palese, per esempio, dall’operazione Mani Pulite.

Mentre si rende necessaria una sempre più profonda riflessione sul regime democratico vigente, la scadenza elettorale di carattere diluviale impone pure decisioni ad horas. Allo scopo, vengono suggeriti orientamenti brevemente motivati, cui seguono valutazioni più articolate, che hanno presente certamente lo jus condendum, ma che fanno soprattutto riferimento allo jus conditum, cioè alla situazione così come si configura e che sono inoltre ispirate allo sforzo di “salvare il salvabile”, piuttosto che intese a promuovere il “tanto peggio, tanto meglio”.

 

1. NO alla richiesta volta specificamente a depenalizzare la detenzione per uso personale delle sostanze stupefacenti, perché non proceda l’instaurazione del libertinismo sociale.

2. SÌ all’abrogazione di alcuni articoli della legge Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici, perché cessi lo scandalo della contribuzione pubblica ai partiti politici e perché si mantenga la punibilità per i delitti commessi in passato, quindi contro il cosiddetto “colpo di spugna”.

3. NO all’abrogazione delle parti della legge Norme per la elezione del Senato della Repubblica, che istituiscono, anche per il Senato, un sistema elettorale di tipo proporzionale, perché l’importanza dell’intervento abrogativo non è stata assolutamente illuminata da un dibattito adeguato e profondo, tale da determinare la massima consapevolezza del corpo elettorale; quindi, perché l’eliminazione delle minoranze per forza di provvedimento normativo è massimamente ingiusto e contrario al bene comune, in quanto rende inesistente giuridicamente ciò che invece socialmente e politicamente esiste nella realtà storica.

4. NO all’abrogazione del testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi delle Amministrazioni comunali, per le stesse ragioni, mutatis mutandis, enunciate al punto precedente.

5. SÌ al mutamento, nella sua struttura attuale, del ministero dell’Agricoltura, perché le competenze in materia di agricoltura e foreste spettano, a norma della Costituzione, alle Regioni, sicché, una volta entrati in funzione questi enti — e questo è avvenuto nel 1970 —, è assurdo il mantenimento di organi centrali statali che raddoppiano gli organi regionali competenti.

6. SÌ al mutamento, nella sua struttura attuale, del ministero del Turismo e dello Spettacolo, per la stessa ragione, mutatis mutandis, enunciata al punto precedente.

7. SÌ all’abrogazione della legge istitutiva del ministero delle Partecipazioni Statali, perché la classe politica venga privata di uno strumento essenziale per la pratica del suo dominio sul corpo sociale, quindi si riduca l’interferenza del potere pubblico sull’economia del paese.

8. SÌ all’abrogazione di un articolo del Regio Decreto-Legge Norme per l’amministrazione delle Casse di risparmio e dei Monti di pietà di prima categoria, per la stessa ragione enunciata al punto precedente.

9. SÌ all’abrogazione di articoli della legge Disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, perché si proceda alla soppressione dell’intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno d’Italia, nonché degli organismi preposti alla sua attuazione, non solo a fronte degli sprechi e delle ruberie che, negli anni, si sono innestati su tale devoluzione, ma, soprattutto, in relazione agli scarsi benefici che le popolazioni meridionali hanno ricavato, in termini di progresso sociale e di sviluppo economico, dai predetti aiuti straordinari, sempre accompagnati e sovraccaricati da ricatti elettorali e da pressioni propagandistiche, quindi con effetto ultimamente demoralizzante.

10. NO all’abrogazione di alcuni articoli della legge Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, perché la richiesta di abrogazione mira a rendere autonoma la cura del settore ambientale rispetto a quella del settore sanitario, in sostanziale spregio del legame dell’ambiente con l’uomo.

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