In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8, 1-11)
Qualche volta per ricavare significati utili alla nostra anima, può risultare vantaggioso raccogliere i dati della filologia biblica che si occupa di recensire tutte le famiglie dei manoscritti. Ed ecco una prima scoperta sorprendente: molti copisti hanno “censurato” questo episodio del Vangelo perché sembrava presentare un’eccessiva indulgenza. La Chiesa, però, che antepone l’autorità dei Padri della Chiesa, considera questo brano autentico perché recepito e meravigliosamente commentato da Sant’Agostino il quale dichiara: “rimasero solo in due, la miseria e la misericordia”. È la storia della nostra vita intera, anno dopo anno, sicché, quando siamo anziani, il carico è più pesante. Noi siamo miseria: pensieri non detti e maliziosi, sguardi apparentemente innocenti e in realtà altezzosi, silenzi punitivi, piccole vendette, rancori segretamente covati … Eppure, Nostro Signore non considera né la quantità né la qualità dei peccati. Chiede solo la confessione e la contrizione, accompagnata dal proposito di “non peccare più”. A ben pensarci, sono questi, insieme all’esame di coscienza ben fatto e alla pratica della penitenza impostaci, gli elementi richiesti per fare una confessione fruttuosa che, in prossimità del “precetto pasquale”, va ben preparata, programmata, celebrata. La filologia biblica ci riserva un’altra notizia interessante. Secondo l’integrazione di alcuni codici, Gesù Cristo sul terreno sabbioso ha scritto (è l’unica volta che il Vangelo ci attesta che il Signore ha compiuto questa azione) i peccati di coloro che accusavano la donna adultera. Infatti, Egli, come dichiara proprio il IV Vangelo, conosce ciò che c’è nel cuore di ogni uomo. Conosce i nostri slanci e le nostre rette intenzioni, conosce pure i nostri fallimenti morali e i nostri “scheletri nascosti”. Ci induce con la Sua autorità di Divino Maestro a fare verità su di noi. Sarà più facile farlo se anche noi lasciamo cadere le pietre aguzze del confronto astioso, dell’ambizione smodata, della durezza del giudizio. “Relicta sunt duo, miseria et misericordia” (Sant’Agostino).
