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Il pensiero del giorno

8 Aprile 2026 by Don Giuseppe Zanghì

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane
(Lc 24,13-35).


Questa pagina del Vangelo secondo Luca fa riferimento ad una delle prime apparizioni di Gesù risorto. Qui i destinatari sono due suoi discepoli in cammino verso Emmaus ove possono disporre di una casa per stare al sicuro da eventuali noie e pericoli per la loro incolumità a seguito dei drammatici accadimenti riguardanti il loro Maestro. Dopo che i Capi dei Sacerdoti e le Autorità, con ingiusta condanna, l’avevano crocifisso, Egli era morto in croce, era stato sepolto, ma ora la sua tomba è trovata vuota e corre voce che è vivo. Di tutte queste cose discutono percorrendo la via di quasi 11 Km per arrivare alla meta prefissata. Sono in preda all’angoscia e la manifestano allo sconosciuto forestiero che improvvisamente li affianca lungo la strada e chiede loro di che cosa stanno parlando. A lui, a quanto sembra, unico forestiero a Gerusalemme in quei giorni, sentono di aprire i loro cuori, narrano i fatti accaduti a Gesù Nazareno, profeta potente in opere e parole, facendogli notare che son passati già tre giorni dall’accaduto, senza la realizzazione della speranza che avevano risposto in lui per la liberazione d’Israele; ma gli confessano anche di essere sconvolti per le parole di alcune donne del loro gruppo; esse infatti recatesi “al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. A questo punto ricevono il forte richiamo e l’appropriata catechesi biblico-storica del premuroso e attento interlocutore a far cogliere la verità della fede in Cristo secondo la divina Rivelazione: «“Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui».
Il servizio catechistico dell’autorevole Viandante è stato molto proficuo, suscitando nei due smarriti e duri di cuore inaspettata consolazione e vivo desiderio di averlo con loro e lo invitano cordialmente: «mane nobiscum, Domine, quia advesperascit (…),“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. E veramente, quella sera, sui due discepoli, a Messa con il grande Ospite, non scese il buio. Anzi, ricevendo da Lui il suo Corpo e il suo Sangue, la luce di Cristo Risorto illuminò i loro occhi che finalmente lo riconobbero e, anche se subito sparì alla loro vista, lasciò nei loro cuori più intenso l’amore che già avevano cominciato a sentire quando l’avevano udito parlare durante il cammino. Di più, sentono immediatamente la gioia di ritornare a Gerusalemme e raccontare alla Chiesa, quella stessa sera di Pasqua, l’esperienza fatta con Colui che già tutti sanno che è Risorto, forti della testimonianza di Pietro a cui era già apparso il mattino di quello stesso giorno. 
Nella partecipazione alla S. Messa, Sacrificio del Mistero Pasquale, riceviamo continuamente le grazie di luce e di forza per credere, adorare, sperare, amare e chiedere perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, e non amano, ossia il perdono dei poveri peccatori per il trionfo del regno dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. 


SAN DIONIGI, VESCOVO DI CORINTO

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