In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti, il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». (Gv 6,30-35)
La pericope del Vangelo odierno è la prosecuzione del discorso sul “Pane di vita” iniziato ieri. Infatti, nella terza settimana di Pasqua, la liturgia della Chiesa adotta l’antica catechesi mistagogica dei Padri, secondo la quale il Mistero Pasquale viene compreso attraverso la presentazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, particolarmente il Battesimo e l’Eucaristia. La mistagogia comprende tre tappe: la prefigurazione dei Sacramenti nell’Antica Alleanza, ed ecco il riferimento alla manna piovuta dal cielo; la realizzazione della salvezza nel Mistero pasquale, ed ecco l’annuncio di Colui che è disceso dal cielo per dare, con la sua Passione e morte, un pane che sazia l’anima; il prolungamento di questo dono salvifico nel tempo della Chiesa che celebra i Sacramenti per i fedeli, ed ecco l’Eucaristia, il pane di vita. Se, evidentemente, la seconda tappa è quella centrale che dà senso e valore alla prima e alla terza, le altre due aiutano a comprendere meglio il Mistero di Cristo: perché Egli si sia incarnato e perché abbia vissuto la sua Pasqua nei giorni della Passione, Morte e Risurrezione. Inoltre, la mistagogia – parola che significa accompagnamento all’interno del Mistero – che Gesù stesso propone e che i Padri della Chiesa, come Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio di Milano, Giovanni Crisostomo, hanno adottato nelle loro celebri catechesi, ci aiuta a comprendere che la salvezza sta dentro la storia. I credenti non evadono dalla storia, dall’hic et nunc in cui sono collocati, l’accolgono con tutte le sfide e le opportunità che essa propone, pur consapevoli che anch’essa è destinata a un compimento e a una trasfigurazione finale. In definitiva, il Vangelo di oggi chiede al credente di operare nel pezzetto di storia in cui Dio lo ha messo e di relativizzare questa stessa storia rispetto ai beni eterni, che già pregusta sicché la sua condizione vulnerabile e transeunte di pellegrino della storia non lo turba: il cibo che sazia la sua anima viene dal Cielo e non dalla terra.
SANT’ANSELMO, ARCIVESCOVO DI CANTERBURY E DOTTORE DELLA CHIESA
