In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt 11,25-30)
Nella festa di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e dottore della Chiesa, la liturgia propone questa bellissima pagina del Vangelo di Matteo per ricordarci che nella vita di questa grande santa Dio ha veramente riversato in abbondanza il dono della scienza. Per quanto semilletterata, ha composto opere di altissima teologia, come il Dialogo della Divina Provvidenza, e un ampio epistolario. Come non ritenere ispirate queste parole che leggiamo nel corpus dei suoi scritti? «Signore mio, dove eri quando il mio cuore era tribolato da tante tentazioni? – Stavo nel tuo cuore. – Sia salva sempre la tua verità, o Signore e ogni riverenza verso la tua Maestà, ma come posso credere che tu abitavi nel mio cuore, mentre era ripieno di immondi e brutti pensieri? – Quei pensieri e quelle tentazioni causavano al tuo cuore gioia o dolore? Piacere o dispiacere? – Dolore grande e dispiacere grande. – Chi era che ti faceva provare dispiacere, se non Io, che stavo nascosto nel centro del tuo cuore?». Oppure, non viene da Dio il senso della maternità spirituale che Caterina ha esercitato con larghezza di cuore perché plasmato sulla mitezza e l’umiltà di quello di Nostro Signore? Ecco che cosa dettava in una delle sue lettere al padre Bartolomeo de Dominici, tra l’altro di gran lunga più adulto di lei, giovane donna: « Mi chiedeste che io vi ricevessi per figliolo, perciò io, benché sia misera miserabile, vi ho ricevuto e vi ricevo con affettuoso amore, e sempre mi obbligo e mi obbligherò di assolvere per voi dinanzi a Dio il debito di ogni vostra iniquità commessa o che commettereste». La benedetta umiltà! Francesco di Sales, ci mette in guardia dalla “falsa umiltà”: «Spesso diciamo che non siamo nulla, anzi che siamo la miseria in persona, la spazzatura del mondo; ma resteremmo molto male se ci prendessero alla lettera e se ci considerassero in pubblico secondo quanto diciamo. È proprio il contrario: fingiamo di fuggire e di nasconderci solo perché ci inseguano e ci cerchino; dimostriamo di voler essere gli ultimi, seduti proprio all’ultimo angolino della tavola, ma soltanto per passare con grande onore a capotavola. L’umiltà vera non finge di essere umile, a fatica dice parole di umiltà; perché è suo intendimento non solo nascondere le altre virtù, ma soprattutto vorrebbe nascondere se stessa».
SANTA CATERINA DA SIENA, VERGINE, DOTTORE DELLA CHIESA, PATRONA D’EUROPA E D’ITALIA
