[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato». (Gv 13,16-20)
“Io sono”. Queste parole pronunziate da Nostro Signore nel Cenacolo, quasi a coronamento degli insegnamenti impartiti nella sua attività pubblica, sono un’esplicita dichiarazione della sua divinità. Corrispondono, infatti, alla risposta misteriosa della Voce che parlava dal roveto ardente inesausto che si rivelò a Mosè. Com’è cieco il mondo! Ammira Nostro Signore Gesù Cristo per i suoi insegnamenti morali e rifiuta di riconoscerne la divinità. È questa e non quelli che ci salvano! Il Cristianesimo – ha ricordato Papa Benedetto in Deus Caritas est – è un incontro: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”. Anche San Paolo VI, in un memorabile discorso a Manila, entrato a far parte della preghiera liturgica della Chiesa, dichiarò appassionatamente: «Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo. Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura, è il fondamento d’ogni cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore; Egli è nato, è morto, è risorto per noi; Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e l’amico della nostra vita; Egli è l’uomo del dolore e della speranza; è Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di Lui: Egli è la luce, è la verità, anzi: Egli è il Pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, Egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore, disgraziato e paziente. Per noi, Egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore ed i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli». Il pensiero del giorno ispirato dalla pagina del Vangelo è proprio questo: rileggere con raccoglimento le parole di quel grande Pontefice e lasciare che essi si scolpiscano nell’anima nostra: Gesù, solo Tu hai parole di vita eterna!
