In quel tempo, si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo (Mc 12,28-34).
Gesù, con l’insegnamento e in generale con il modo di agire, segno del suo essere la via, la verità e la vita, intercettava il bisogno, più o meno consapevole, di verità e di autenticità dei suoi ascoltatori che variamente sentivano il bisogno di confrontarsi con lui, talora anche serenamente. Oggi è la volta di un fariseo edificato dalla risposta di Gesù ai Sadducei, ridotti al silenzio con la puntualità, la competenza e la forza soprannaturale delle sue semplici ed elevate argomentazioni. Egli sa già che l’Alleanza di Dio con il popolo eletto si esprime nell’amore supremo di Dio e nell’amore per il prossimo (cfr. Deut 6,4s e Lv 19,18) e si compiace per la conferma che ne fa il Maestro in risposta alla sua domanda circa il criterio per valutare la maggiore o minore importanza dei tantissimi comandi presentati dalla minuziosa casistica rabbinica. Ecco la sua soddisfatta dichiarazione: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Immancabilmente Gesù, vero conoscitore dei cuori, sa di trovarsi davanti ad un uomo che fa buon uso della ragione, e gli prospetta il cammino per giungere nel regno di Dio, ossia alla piena verità della sua saggezza. Non conosciamo l’esito finale del cammino spirituale del fariseo non lontano dal regno di Dio, secondo il giudizio pronunciato da Gesù, egli stesso il regno di Dio in mezzo agli uomini (cfr. Lc 17,21). Forse il tale rimase una persona semplicemente religiosa, come altri suoi contemporanei che ammiravano l’autorevolezza del brillante Maestro, ma non si decidevano a credere pienamente con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente (cfr. Mt 22,37 e 19,16-26) visto che non avevano il coraggio di interloquire ulteriormente con lui, forse perché rimandavano, o peggio, rifiutavano la riforma di vita che intuivano ormai necessaria dalle sue parole.
Noi siamo pieni di gratitudine al Signore e ci lasciamo attirare, con la grazia dello Spirito Santo nella Comunità ecclesiale, ad educare la nostra libertà nell’esercizio continuo della palestra spirituale dell’Anno liturgico e dei vari interventi formativi ad esso correlati per la sempre più solida acquisizione della piena santa umanità di Gesù e di Maria, sua e nostra dolce Madre. La pratica dell’amore ex toto è ben concreta e visibile. Essa è, come già spiegava S. Paolo ai primi cristiani, il sacrificio vivente e gradito a Dio, il vero culto spirituale, alternativo alla mentalità di questo secolo: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,1-2).
“Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità. E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne” (Rm 13,8-14).
SAN FRANCESCO CARACCIOLO, SACERDOTE, FONDATORE DEI CHIERICI REGOLARI MINORI
