
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guardati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro». (Mt 8,1-4)
Con il capitolo VIII, dopo il Discorso della Montagna, l’evangelista Matteo intraprende la narrazione dei miracoli di Gesù. I lebbrosi, come noto, erano totalmente emarginati nella società giudaica, in base alle prescrizioni del libro del Levitico, che, in tal modo, voleva evitare i rischi di contagio. I sani evitavano ogni contatto per non contaminarsi. Il gesto di Gesù di toccare il lebbroso per guarirlo è sorprendentemente rivoluzionario: la sua santità “contagia” e sana il malato. È questo un risvolto del Mistero dell’Incarnazione per mezzo della quale il Figlio di Dio non ha avuto esitazione a “sporcarsi” con la materialità del corpo e la sofferenza dell’uomo. Non stupisca la parola “sporcizia”. Essa è stata adottata da grandi scrittori ecclesiastici, come Origene, per parlare dell’umiliazione alla quale il Logos divino si è sottoposto per amore degli uomini. Inoltre, il gesto concreto del contatto fisico per mezzo del tatto, e non con una formula magica astratta, com’era in uso nel mondo antico, mostra come Egli scelga la vicinanza fisica, il contatto concreto e la tenerezza, mostrando il volto visibile e umano della misericordia di Dio. Dopo aver compiuto il miracolo, Nostro Signore impone al lebbroso, oramai guarito, di non divulgare la notizia. Ciò accade frequentemente, secondo la testimonianza degli evangelisti. Si tratta del cosiddetto “segreto messianico”, come è stato definito dagli esegeti moderni. Per evitare che la gente lo scambiasse esclusivamente per un taumaturgo potente o lo identificasse come il Messia “politico”, atteso da una porzione del popolo giudeo, Gesù chiede questo riserbo: la sua identità e la sua missione si potranno comprendere solo con il Mistero pasquale. Infine, è bene ricordare come la lebbra sia stata identificata dalla grande tradizione esegetica ecclesiale come il “cancro dell’anima”, ossia il peccato mortale, dal quale solo l’umile richiesta di perdono, attraverso la confessione sacramentale, può guarirci. Origene, già ricordato, dichiara che Cristo è l’unico Medico che può sanarci dal peccato e ama definirlo “archiatra”, ossia, diremmo noi, “il primario dei primari”. Rivolgiamoci a Lui e otterremo la riconciliazione con Dio e con gli uomini.
SAN JOSEMARIA ESCRIVÁ DE BALAGUER, SACERDOTE, FONDATORE DELL’OPUS DEI
