
Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”. Ed egli disse loro: “Perché avete paura, gente di poca fede?”. Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: “Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?” (Mt 8,23-27).
Le illusorie pretese di paradiso terrestre nonostante la sua perdita definitiva, causata dal peccato originale che l’umanità commise in Adamo e in tutta la sua discendenza, sono dure a morire. Ancora oggi infatti è propagandata subdolamente l’idea che le sofferenze dell’umanità possono essere definitivamente eliminate con il progresso della scienza e della tecnica che un giorno giungerà a eliminare anche la morte, dopo aver organizzato le condizioni della vita in modo meccanico come se l’essere umano fosse una macchina. Però anche i vari potenti del mondo, atei, creduloni nel falso progresso e talora anche pericolosamente paludati di inautentico conservatorismo, non reggono davanti alle tempeste che nella storia smentiscono puntualmente le fantasie materialiste che non impediscono, quando non causano, le guerre, epidemie, le malattie e la stessa morte. Per tutti, vale l’insegnamento del Vangelo della S. Messa di oggi. Molto concretamente e ragionevolmente, diciamo a Gesù, come i discepoli sulla barca nel mare in tempesta, “Signore, salvaci, siamo perduti”. Questa è la fede che salva in ogni tempesta. Gli stessi mezzi umani che certamente aiutano nelle tempeste della vita sono però radicalmente insufficienti. Necessitano della fede nell’unico Salvatore, il Vivente che ha già vinto, con la sua morte e risurrezione, il peccato e la morte che ne deriva. La fede nel Signore Gesù, risorto e vivo, ridona certezza di vita, speranza e coraggio per riordinare costantemente in tutti i vari ambiti dell’esistenza autentiche condizioni di rispetto della vita affinché sia sempre più quella magnifica umanità creata, redenta e santificata secondo il mirabile progetto della SS. Trinità. Sentiamo riferite anche a noi oggi le autorevoli e fortemente ammonitrici parole rivolte da Gesù, sempre presente in ogni tempesta, ai suoi discepoli in mare: “Perché avete paura, gente di poca fede?”. Accogliamo umilmente l’ammonimento di Gesù. Affermiamo e spieghiamo al nostro prossimo con la parola e con l’esempio l’urgenza della visione cristiana della vita e potremo vedere, secondo la volontà di Dio, ancora una volta che i venti degli errori ideologici non fanno più presa nelle menti umane, cesserà il frastuono delle mille guerre ideologiche e rivoluzionarie contemporanee e finalmente sarà dato al mondo qualche tempo di pace come la Madonna ha promesso e come ribadisce il S. Padre Leone XIV nella conclusione della sua prima Enciclica: “(…). Davanti a Elisabetta che le annuncia che è diventata la madre del Signore, Maria esplode in un inno di lode e di gioia: la sua anima magnifica il Signore e il suo spirito esulta in Dio suo salvatore, perché Egli ha scelto per il suo disegno di salvezza una ragazza giovane, povera, piccola. D’improvviso, Maria vede tutta la storia con gli occhi di questa scoperta. Nulla è cambiato attorno a lei: la situazione socio-politica della sua epoca resta la stessa, con i Romani che dominano la sua terra e il suo popolo diviso e umiliato. Eppure, tutto è cambiato dentro di lei, e ciò le consente di vedere l’invisibile. Dio ha già spiegato la potenza del suo braccio, ha già disperso i superbi, rovesciato i potenti, innalzato gli umili, ricolmato di beni gli affamati e rimandato i ricchi a mani vuote. Egli ha già soccorso Israele, suo servo. Dio «si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare “i superbi, i potenti e i ricchi”. Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi». La Vergine Maria non solo ci insegna a vedere l’invisibile opera di Dio, ma indirizza anche il nostro sguardo «sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati», educandoci «ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco». Così, la Vergine diventa «poetessa e profetessa della redenzione», perché dalle sue labbra sgorga «l’inno più forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, il Magnificat; è Lei che rivela il disegno trasformatore dell’economia cristiana, il risultato storico e sociale, che tuttora trae dal cristianesimo la sua origine e la sua forza»” (Magnifica Humanitas 243-244).
