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Il pensiero del giorno

12 Luglio 2026 by Don Andrea Nizzoli

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: 
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, 
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
(Mt 13, 1-23)


Gesù è circondato da una grande folla. Teme che tanti siano lì per convenienza. Allora espone parabole che non lasciano scampo. Costringe a prendere una posizione. Racconta la parabola di un seminatore distratto che getta il seme in mille posti, per cui l’esito è disparato: pietre, roccia, rovi e poi terra buona. E’ una parabola che scuote, con quattro tipi di risultati e con fecondità molto bassa. Anche il buon seme dà diversi guadagni: trenta, sessanta, cento. Il successo pieno è molto scarso. Infatti la prima lettura è un famoso, tagliente, testo di Isaia: udrete e non sentirete ecc. E’ il testo più citato nel Nuovo Testamento. Denuncia la realtà della incomunicabilità; Dio stesso non viene ascoltato, per cui chi è lì, si domanda: io a quale categoria appartengo? L’ascolto ha esiti molto differenti per cui spesso non c’è comprensione. Ascoltare non è facile per niente. Puoi trovarti di fronte alla parola che salva, ma non intendere nulla, non ascoltare nulla. L’ascolto ha esiti ben contrastati. E’ ben possibile che uno sia di fronte alla parola che salva la sua vita, ma non ascolta per niente. Non comprende nulla. Ha altre cose per la testa, è sintonizzato su altro. Questo è il nostro stato quotidiano, perché Dio parla anche tramite i fatti che ci accadono. I fatti che Dio ti manda, ti dicono tante belle cose, ma tu sei in tutt’altro orizzonte.  Hanno un senso ma tu sei preso sulle tue supposizioni e perdi le occasioni di Dio. E’ la peggiore sordità: non vuoi sentire. E’ la salvezza vanificata da un ascolto mancante, perché sei pieno dei tuoi progetti. Questo è il seme gettato sulla strada.
Può essere anche un ascolto attento, ma superficiale; ed è il caso del seme sulla pietra. Chi dà un colpo alla botte e uno al cerchio, subito è entusiasta….ma finché decide di impegnare la vita sulle cose che ascolta, non sa nemmeno se sono vere o false. Sulla strada non ascoltano nulla. Qui invece c’è ascolto, ma non è preso sul serio, non si impegnano adeguatamente. Non sanno nemmeno se i santi consigli funzionano o no. E’ il caso del seme gettato sulla pietra. 
Poi c’è chi non sceglie mai. Ascolta, ma vuole salvare capra e cavoli, buon seme e malerbe, spine e semente.. Sono quelli che non capiscono che andare su una strada, vuol dire lasciarne un’altra. Seguire Gesù implica delle rinunce. Devi dire dei no; non come oggi, dove tutto è generico, tutto è vero e tutto è falso e non scegli mai. Viviamo un gran sincretismo esistenziale e dottrinale. Non si sceglie mai. La vita va avanti quotidianamente per tagli e opzioni, dove quotidianamente scegli. Chi non vuol perdere niente, non combina niente, non si muove. E’ la vita che non avanza e non arretra. E’ un’area di parcheggio infinita di ultra trentenni e che non vogliono perdere nulla. Non sono, né carne, né pesce. Avari, profondamente avari, non rinunciano a nulla. E’ il problema del seme gettato nelle spine. Gesù parla di ricchezze del mondo e affanni del mondo, ma chi vuole salvare e il mondo e Cristo, non ottiene né il mondo, né Cristo. E’ un illuso chi pensa di fare senza scelte. E’ la vita inconcludente di chi non sceglie mai e coltiva rovi e buon seme. 
C’è poi la terra buona, che porta però frutto differente. Una disponibilità piena, dà frutto pieno. Ma se è solo parziale, porti frutto intermittente. 
Ci sono tanti cristiani “a modo loro”, a macchia di leopardo, a bassa responsabilità, a zone delimitate, a frutti intermittenti, cristiani con pause. L’idea di dare la vita al Signore e dargliela completamente, senza spingere il pulsante “pausa”, non è una vita onerosa. La fatica è iniziare a servire il Signore, continuare è meraviglioso. A chi ha, sarà dato quanto neanche sospetta di poter avere; a chi non ha, sarà tolto anche quello che crede di possedere. Noi siamo di fronte a questa parabola meravigliosa per essere scossi. Questa parabola ci deve esortare ad una profonda verifica, metterci in chiaro la nostra identità cristiana. E’ un rischio che abbiamo tutti. Gesù prenda la nostra vita affinché divenga colma di verità e grazia.

SANTI ERMAGORA E FORTUNATO, MARTIRI DI AQUILEIA












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