In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». (Mt 11,20-24-11a)
Anche questo brano, come quello di ieri, presenta la severità del Signore nei confronti di una particolare categoria di persone, coloro che rimangono indifferenti alla Grazia. È in fondo, questa, un’esemplificazione di ciò che la tradizione della Chiesa ha identificato in uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo: presunzione di salvarsi senza meriti. Le tre città di Corazin, Betsaida, Cafarnao si trovavano in Galilea dove Nostro Signore svolgeva il suo ministero con la predicazione e le guarigioni. Tuttavia, a parte qualche folata di entusiasmo superficiale, gli abitanti di quelle città erano rimasti piuttosto freddi di fronte al fuoco della Grazia divina, al punto tale da essere paragonati a tre città pagane, note perché in esse si erano consumati molti e gravi peccati, Tiro, Sodoma e Gomorra. In particolar modo, nelle ultime due città si era praticato il peccato contro natura che “grida vendetta al cospetto di Dio”. Questo rimprovero del Signore può toccare pure noi se l’abitudine alle “cose di Dio” si trasforma in tiepidezza spirituale. San Giovanni Bosco ci mette in guardia dicendo: «Il più grande inganno del demonio è far credere al tiepido che la sua condizione sia buona e che sia sulla strada del cielo solo perché non commette grandi scandali». E san José Maria Escrivá: «Sei tiepido se fai svogliatamente e controvoglia le cose che riguardano il Signore; se cerchi con calcolo o “furbizia” di ridurre i tuoi doveri; se non pensi che a te stesso e alla tua comodità. Scuotiti!». La tiepidezza è una malattia contagiosa: «L’anima tiepida è come un corpo in cui circola un veleno lento: non muore subito, ma perde progressivamente le forze e la capacità di agire», dichiara san Giovanni della Croce. Quale il rimedio? San Pio da Pietrelcina ci esorta con queste parole: «La tiepidezza si combatte solo con la vigilanza e la preghiera umile. Quando senti il cuore freddo, non allontanarti dall’altare, ma gettati ai piedi di Gesù con maggiore insistenza».
SAN CAMILLO DE LELLIS, SACERDOTE, FONDATORE DEI MINISTRI DEGLI INFERMI
