Battaglia a Madrid

La lotta contro le ideologie degradanti è possibile, non solo nei grandi dibattiti parlamentari, ma anche nella politica “locale”. Il caso edificante di Rocìo Monasterio
Valter Maccantelli 11 mesi fa
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di Valter Maccantelli

In alcune regioni della Spagna la settimana di Ferragosto è soprannominata la semana grande e il panorama informativo di tutto il Paese è normalmente dedicato a documentare feste ed eventi turistici. Quest’anno sembra, però, fare eccezione e, come sta succedendo anche in Italia, la politica è in grande fermento.

Le prime pagine dei quotidiani nazionali e i servizi di punta dei telegiornali sono tutti focalizzati su una vicenda di politica interna che, come tale, sta avendo una scarsissima attenzione sulla stampa estera.

Sembrerebbe essere infatti profilarsi all’orizzonte una soluzione, dopo mesi di estenuanti trattative, per la formazione del governo della Comunitad de Madrid, l’unità territoriale che, nel sistema federale spagnolo, amministra il distretto della capitale. Si tratta di una posizione importante che ovviamente influenza l’intero quadro politico e di governo nazionale.

Come accade sempre più spesso nei sistemi elettorali nati per favorire il bipolarismo, anche in Spagna la frammentazione del quadro politico tradizionale e la nascita di formazioni “anomale” – in questo caso Ciudadanos e Podemos, su fronti opposti, ma entrambi critici del vecchio quadro partitico – ha portato a una serie di stalli elettorali così che nessuna forza politica è in grado di raggiungere da sola la maggioranza.

Questo è successo anche nelle elezioni amministrative, che in Spagna si sono svolte in concomitanza con le elezioni europee del 26 maggio. Pur mostrando una certa tenuta a livello nazionale, a livello locale il Partito Socialista (PSOE) e la Sinistra hanno subito sconfitte esemplari. Le due vittime più note sono state la “sindachessa” zapateriana di Madrid, Manuela Carmena, e quella arcobaleno di Barcellona, Ada Colau. Stessa sorte è toccata all’assemblea della Comunitad di Madrid e alla sua presidenza (che sono cosa diversa rispetto al consiglio comunale e al sindaco), dove gli schieramenti “di centro” e “di destra” (Partito Popolare per il Centro, Ciudadanos e Vox per la Destra) hanno vinto, anche se per un soffio.

Di qui le lunghe trattative per legare in una maggioranza unica queste tre forze che alle elezioni si erano presentate con liste e con programmi separati. La novità principale della tornata madrilena è stata rappresentata da Vox, etichettato come partito di “estrema destra” – un complimento che non si nega a nessun oppositore del pensiero unico – che nell’assemblea regionale ha eletto 12 rappresentanti.

Questo buon risultato ha del resto una protagonista: la Segretaria di Vox per la regione di Madrid, nonché figura emergente a livello nazionale, Rocìo Monasterio.

La Monasterio è una vera spina nel fianco del mondo arcobaleno spagnolo. Nata nel 1974 a Cuba da padre cubano e da madre spagnola, si è trasferita in Spagna a 18 anni. Architetto e imprenditrice di successo, è sposata dal 2001 con un immobiliarista di Madrid ed è madre di 4 figli. Ha manifestato una radicale opposizione all’aborto; ha partecipato alla Marcia per la vita del 15 aprile 2018 dichiarando che il partito di cui è esponente ritiene fondamentale difendere la vita, la famiglia, la maternità e la paternità; e ha condotto lunghe battaglie contro la diffusione dell’’ideologia di genere” sia nella scuola sia nel sistema legislativo e amministrativo spagnolo. Absit iniuria verbis, è pure bella e la madre le ha probabilmente imposto il nome Rocìo in onore della Virgen del Rocìo, Madonna venerata in un bellissimo e significativo santuario andaluso.

Queste posizioni le sono però valse critiche feroci e molte minacce fisiche dal mondo femminista radicale.

Dal canto proprio, a inizio agosto il Partito Popolare (PP), molto tiepido – per dire il meno – sui temi eticamente sensibili, e Ciudadanos, esponente di un “populismo” liberale interessato prevalentemente a temi economici, hanno raggiunto un compromesso in 155 punti, nessuno dei quali riguardante temi etici.

Il problema si è presentato quando, facendo i conti, si è scoperto che la somma dei consiglieri dei due partiti non è sufficiente a formare la maggioranza. Occorrono i 12 voti di Vox e l’appoggio di Rocìo Monasterio, la quale ha condizionato il proprio voto all’introduzione nel programma di alcuni punti qualificanti: sostegno alla famiglia, eliminazione dal programma delle espressioni “politicamente corrette “ tipiche dell’ideologia gender, ma, soprattutto, l’obbligo di comunicazione preventiva alle istituzioni del contenuto delle attività extra-curricolari nelle scuole – in Spagna come in Italia spesso monopolizzate dalle associazioni LGBT+ ‒ in modo che le famiglie possano scegliere di non farvi partecipare i proprio figli.

Nel discorso di accettazione dell’investitura, la candidata presidente del fronte di Centrodestra, Isabel Diaz Ayuso (PP), ha peraltro cercato di giocare d’astuzia, sottolineando quasi esclusivamente i temi economici e relegando i punti richiesti da Vox in formule generiche e ambigue. Comprensibilmente troppo poco, questo, per Vox e così la Monasterio ha dichiarato che se nel secondo discorso di fronte all’assemblea, pronunciato il 14 agosto, la Ayuso non avesse dichiarato esplicitamente i punti concordati, facendoli così mettere a verbale, i delegati di Vox non l’avrebbero sostenuta.

Morale, la lotta contro le ideologie degradanti, che mirano alla distruzione dell’identità personale e familiare, egemonizzando il panorama politico ed informativo, è possibile: non solo nei grandi dibattiti parlamentari, ma anche nella politica “locale”. Non è cioè necessario essere maggioranza assoluta per portare avanti queste lotte che raccolgono un consenso elettorale visibile e che finiscono con l’essere l’ago della bilancia. I fronti politici cosiddetti “moderati” hanno la spiacevole tendenza a svendere politicamente i temi eticamente sensibili in cambio della legittimazione al potere da parte delle lobby progressiste. Ma, se usato con astuzia, l’ago della bilancia può far pendere il piatto dalla parte del bene comune. Una prospettiva, questa, che dovrebbe attirare, al di là di qualche lodevole caso già presente, un numero maggiore di politici italiani, i quali potrebbero così salvare contemporaneamente se stessi e il Paese.

Giovedì, 15 agosto 2019

*in foto: Rocìo Monasterio

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 Valter Maccantelli

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