Contro il «Padrone del mondo» Papa Francesco da Benson a Chesterton

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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Cristianità n. 371 (2014)

 

Papa Francesco ha dedicato un piccolo ciclo di omelie — tenute durante la celebrazione quotidiana della Messa presso la cappella della Casa di Santa Marta, all’interno della Città del Vaticano — al tema del nuovo totalitarismo, al pensiero debole che si fa pensiero unico e impedisce ai cristiani di parlare, ispirandosi al libro Il padrone del mondo (1) del pastore anglicano — figlio dell’arcivescovo di Canterbury —, convertito al cattolicesimo e divenuto sacerdote cattolico, Robert Hugh Benson (1871-1914). Il 18 novembre la lettura del giorno, tratta dal Primo Libro dei Maccabei, mostrava «uomini perversi» (1 Mc. 2,44) che vogliono spingere Israele ad allearsi con i potenti del tempo, anche se sono nemici di Dio. Il discorso di questi perversi, ha detto il Papa, si può riassumere così: «Siamo progressisti, andiamo con il progresso dove va tutta la gente» (2).

Questo «spirito del progressismo adolescente», che si adatta ai poteri forti dominanti e «crede che andare avanti in qualsiasi scelta è meglio che rimanere nelle abitudini della fedeltà», è la radice della perversità. Ed esiste ancora oggi. Il progressista «[…] ha negoziato la fedeltà al Dio sempre fedele», e questo negoziare la fedeltà al Signore si chiama«apostasia» e «adulterio».

Con riferimento implicito a quanti criticavano il predecessore Benedetto XVI (2005-2013) per l’espressione valori «non negoziabili», Papa Francesco ha detto che, allontanandosi dai precetti del Signore per conformarsi ai poteri dominanti, questi progressisti, a ben guardare, non negoziano «i valori ma […] la fedeltà. E questo è proprio il frutto del demonio, del principe di questo mondo, che ci porta avanti con lo spirito di mondanità».

Come va a finire? La lettura biblica ce lo mostra: «[…] accadono le conseguenze. Hanno preso le abitudini dei pagani, poi un passo avanti: il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Non è la bella globalizzazione dell’unità di tutte le Nazioni, ognuna con le proprie usanze ma unite, ma è la globalizzazione dell’uniformità egemonica, è proprio il pensiero unico. E questo pensiero unico è frutto della mondanità». È quello che oggi si chiama il nuovo ordine mondiale, che però la Bibbia chiama «abominio di devastazione» e adorazione d’idoli imposti dai più forti.

«Questo succede anche oggi?», si è chiesto il Pontefice. E ha risposto:«Sì. Perché lo spirito della mondanità anche oggi c’è, anche oggi ci porta con questa voglia di essere progressisti sul pensiero unico». Nel brano del Primo Libro dei Maccabei si legge che «se presso qualcuno veniva trovato il Libro dell’Alleanza e se qualcuno obbediva alla Legge, la sentenza del re lo condannava a morte» (1 Mc. 1,57), perché il re si era venduto ai nemici di Dio. «E questo — afferma il Papa — l’abbiamo letto sui giornali, in questi mesi. Questa gente ha negoziato la fedeltà al suo Signore; questa gente, mossa dallo spirito del mondo, ha negoziato la propria identità, ha negoziato l’appartenenza ad un popolo,un popolo che Dio ama tanto, che Dio vuole come popolo suo». Anche oggi i cristiani rischiano la prigione, o peggio, se si rifiutano di negoziare la loro identità.

Il Pontefice ha dunque citato Il padrone del mondo — Benson, ha detto,«ha fatto tanto bene» —, che fustiga precisamente i cristiani progressisti che cedono ai poteri forti e svendono la loro fede. Il romanzo, ha detto Francesco, denuncia giustamente «quello spirito di mondanità che ci porta all’apostasia», uno spirito che minaccia la Chiesa anche oggi. Infatti, vi sono ancora nella Chiesa — e sono tanti — coloro che pensano che «dobbiamo essere come tutti, dobbiamo essere più normali, come fanno tutti, con questo progressismo adolescente». Poi purtroppo «segue la storia»: la Bibbia mostra «le condanne a morte, i sacrifici umani». Sbaglia chi pensa che siano cose di un passato remoto: «Ma voi — ha chiesto il Papa — pensate che oggi non si facciano, i sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti! E ci sono delle leggi che li proteggono». Ogni riferimento all’aborto e all’eutanasia non è casuale.

Sempre a Casa Santa Marta, il 29 novembre, Papa Francesco ha affermato che «il pensiero debole» (3) — cioè l’articolazione filosofica del relativismo — pretende oggi di diventare «pensiero unico». L’espressione «Io penso come mi piace» è presentata come elemento di libertà, ma è esattamente il suo contrario: è espressione dello «[…]spirito del mondo, che non ci vuole popolo: ci vuole massa, senza pensiero, senza libertà». Il Pontefice ha invitato a «[…] chiedere al Signore Gesù questa grazia, che ci invii il suo spirito di intelligenza, perché noi non abbiamo un pensiero debole, non abbiamo un pensiero uniforme e non abbiamo un pensiero secondo i propri gusti: soltanto abbiamo un pensiero secondo Dio».

Il 28 novembre, ancora a Casa Santa Marta, il Papa aveva mostrato quali sono le tremende conseguenze del relativismo che diventa «pensiero unico», collegandole all’azione del demonio nei tempi ultimi e alludendo di nuovo al romanzo Il padrone del mondo, laddove ci mostra l’azione dei poteri forti manovrati dall’Anticristo negli ultimi giorni. «Sarà la desolazione della abominazione [Daniele 9, 27] — ha detto Papa Francesco —. Cosa significa quello? Sarà come il trionfo del principe di questo mondo, la sconfitta di Dio. Lui sembra che in quel momento finale di calamità s’impadronirà di questo mondo» (4), diventando così davvero il «padrone del mondo».

Come Daniele nella Bibbia, quando l’Anticristo va al potere il cristiano è condannato soltanto per aver adorato Dio; e «la desolazione della abominazione» si chiama «divieto di adorazione». Quello mostrato nelLibro di Daniele è un tempo che secondo il Papa assomiglia tanto al nostro: «Non si può parlare di religione, è una cosa privata»; i segni religiosi andavano tolti e bisognava obbedire agli ordini che venivano«dai poteri mondani». Si potevano «fare tante cose, cose belle, ma non adorare Dio», era vietato.

Attenzione, ha detto il Pontefice: questo non riguarda solo chi vive in pochi Paesi totalitari, riguarda tutti noi. «I cristiani che soffrono tempi di persecuzioni, tempi di divieto di adorazione, sono una profezia di quello che accadrà a tutti».

Senza paura, da discepoli del Signore che ha vinto il demonio e il mondo una volta per tutte, Papa Francesco c’invita a riflettere su«questa apostasia generale, che si chiama divieto di adorazione». E a fare uno dei consueti esami di coscienza che ci propone spesso: «“Io adoro il Signore? Io adoro Gesù Cristo, il Signore? O un po’ metà e metà, faccio il gioco del principe di questo mondo?”. Adorare fino alla fine, con fiducia e fedeltà, è la grazia che dobbiamo chiedere».

Dopo Benson, va segnalato anche la valorizzazione di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) nella predica di Casa Santa Marta del 5 dicembre, a pochi mesi dall’annuncio da parte di mons. Peter John Haworth Doyle, vescovo di Northampton, dell’avvio dell’indagine preliminare per iniziare la causa di beatificazione del grande scrittore inglese, convertito dalla comunità anglicana al cattolicesimo.

Il Papa ha evocato una nozione chiave di Chesterton, quella delle «parole cristiane impazzite». Il mondo moderno usa spesso parole di origine cristiana — compassione, misericordia, perdono — ma, sganciandole dalla loro radice, ne rovescia il significato. «Una parola è forte, dà vita — ha detto —, può andare avanti, può tollerare tutti gli attacchi se questa parola ha le sue radici in Gesù Cristo» (5). Invece«una parola cristiana, che non ha le sue radici vitali nella vita di una persona, in Gesù Cristo, è una parola cristiana senza Cristo! E le parole cristiane senza Cristo ingannano, fanno male!».

Chesterton, ha ricordato Papa Francesco, «parlando delle eresie dicevache un’eresia è una verità, una parola, una verità che è diventata pazza». È proprio così, ha spiegato il Pontefice: «Quando le parole cristiane sono senza Cristo incominciano ad andare sul cammino della pazzia». «Una parola cristiana senza Cristo ti porta alla vanità, alla sicurezza di te stesso, all’orgoglio, al potere per il potere. E il Signore abbatte queste persone».

Il Signore è molto severo con le «[…] persone che soltanto vanno dietro una parola, ma senza Gesù Cristo». Persone vittima della mondanità spirituale che fanno opere che sembrano buone, e magari coltivano anche una certa povertà materiale, «ma senza Gesù Cristo, senza il rapporto con Gesù Cristo, senza la preghiera con Gesù Cristo, senza il servizio a Gesù Cristo, senza l’amore a Gesù Cristo». La pagina di Chesterton c’invita precisamente a «[…] dire parole cristiane in Gesù Cristo, non senza Gesù Cristo». Altrimenti pronunciamo «[…]parole che, per crederci potenti, finiscono nella pazzia della vanità, nella pazzia dell’orgoglio».

Note:

(1) Cfr. Robert Hugh Benson, Il padrone del mondo, trad. it., Jaca Book, Milano 2010.

(2) La fedeltà a Dio non si negozia, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 19-11-2013. Cfr. anche la cronaca della Radio Vaticana, Il Papa: Dio ci salvi dallo spirito mondano che negozia tutto e dal pensiero unico, alla pagina <http://it.radiovaticana.va/news/2013/11/18/il_papa: _dio_ci_salvi _dallo_spirito_mondano _che_negozia_tutto _e_dal/it1-747550> (gl’indirizzi Internet dell’articolo sono stati consultati il 31-1-2014). Fino a diversa segnalazione tutte le citazioni senza riferimento rimandano a queste fonti.

(3) Pensiero libero, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 30-11-2013. Cfr. anche la cronaca della Radio Vaticana, Il Papa: il cristiano non cede al «pensiero debole», ma pensa secondo Dio, all’indirizzo <http://it.radiovaticana.va/ news/2013/11/29/ il_papa:_il_cristiano_ non_cede_al_ “pensiero_debole”,_ma_pensa_secondo/ it1-750981>. Fino a diversa segnalazione tutte le citazioni senza riferimento rimandano a queste fonti.

(4) La fede non è mai un fatto privato, ibid., 29-11-2013. Cfr. anche la cronaca della Radio Vaticana, Il Papa: la fede non è un fatto privato, adorare Dio fino alla fine, nonostante apostasia e persecuzioni, all’indirizzo <http://it.radiovaticana.va/ news/2013/11/28/ il_papa:_la_fede _non_%C3%A8_un_fatto_privato ,_adorare_dio_fino_alla_fine,/ it1-750683>. Fino a diversa segnalazione tutte le citazioni senza riferimento rimandano a queste fonti.

(5) Parole impazzite, ibid., 6-12-2013. Cfr. anche la cronaca dellaRadio Vaticana, Papa Francesco: ascoltare e non mettere in pratica la Parola di Dio non solo non serve ma fa anche male, all’indirizzo Internet <http://it.radiovaticana.va/news/2013/12/05/papa_francesco: _ascoltare_e_non _mettere_in_pratica _la_parola_di_dio/ it1-752888>. Fino a diversa segnalazione tutte le citazioni senza riferimento rimandano a queste fonti.

 

 

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