Cristo risorto, eternamente giovane

Il discorso per la benedizione Urbi et Orbi della Pasqua del 2019 denuncia, come sempre, tutti i conflitti in corso nel mondo, ma punta anche a rilanciare l’impegno missionario della Chiesa, che deve svolgersi persino sui media, come ricorda l’anniversario della prima allocuzione televisiva del servo di Dio Papa Pio XII, realizzata nella Pasqua del 1949.
Michele Brambilla 1 anno fa
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Di Michele Brambilla

Discorso Urbi et Orbi di Papa Francesco molto corposo quello del 21 aprile 2019, giorno di Pasqua. Ha come sempre la funzione di ricordare ai fedeli cattolici tutte le aree di crisi del pianeta (a cui, giusto quella mattina, si aggiunge inaspettatamente lo Sri Lanka, teatro di 8 ferocissimi attentati anticristiani simultanei), ma assume anche uno spessore profondamente teologico, che rilancia l’impegno missionario della Chiesa.

Il Papa non manca di citare l’incancrenita guerra civile siriana, ma anche l’altrettanto lunga conflittualità nello Yemen, per non parlare dell’eterna tensione tra Israele e i Territori palestinesi. «La Pasqua ci porta a tenere lo sguardo sul Medio Oriente, lacerato da continue divisioni e tensioni. I cristiani nella regione non manchino di testimoniare con paziente perseveranza il Signore risorto e la vittoria della vita sulla morte», nonostante le molte difficoltà. Passando a scenari di guerra molto più vicini alle coste italiane, il Santo Padre si augura che «le armi cessino di insanguinare la Libia, dove persone inermi hanno ripreso a morire in queste ultime settimane e molte famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. Esorto le parti interessate a scegliere il dialogo piuttosto che la sopraffazione, evitando che si riaprano le ferite di un decennio di conflitti ed instabilità politica».

Venendo a territori a maggioranza cristiana, Francesco chiede che «la gioia della Risurrezione riempia i cuori di chi nel continente americano subisce le conseguenze di difficili situazioni politiche ed economiche. Penso in particolare al popolo venezuelano», ma anche al Nicaragua sandinista.

La parte più specificamente teologica del discorso parte da una citazione della recente esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit. «Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane [e a ciascun] cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza» (nn. 1-2). Da Cristo risorto, «[…] giovinezza perenne della Chiesa e dell’intera umanità», deriva uno sguardo continuamente “giovane” su tutta la realtà, di cui i cattolici sono testimoni in ogni ambito dell’esistenza, non da ultimo quello della politica e dei rapporti tra gli stati.

Appare allora significativa un’ultima citazione, dedicata ad uno dei Pontefici più “politicamente attivi” del Novecento: «[…] mi piace ricordare che settant’anni fa, proprio nella Pasqua del 1949, un Papa parlava per la prima volta in televisione. Il Venerabile Pio XII si rivolgeva ai telespettatori della TV francese, sottolineando come gli sguardi del Successore di Pietro e dei fedeli potevano incontrarsi anche attraverso un nuovo mezzo di comunicazione. Questa ricorrenza mi offre l’occasione per incoraggiare le comunità cristiane ad utilizzare tutti gli strumenti che la tecnica mette a disposizione per annunciare la buona notizia di Cristo risorto».

Lunedì, 22 aprile 2019

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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.