Da Bologna all’Egeo – Beato Antonio da Viterbo

di Marco Tangheroni
Marco Tangheroni 1 anno fa
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Nel XIII secolo, per far fronte alle nuove esigenze della società e della Chiesa, nacquero numerosi nuovi ordini religiosi che si affiancarono alle varie famiglie del monachesimo benedettino: i Predicatori o Domenicani, i Minori o Francescani, i Carmelitani e i Servi di Maria. Appunto fra questi ultimi entrò diciottenne, nel convento di Viterbo, il beato Antonio che era nato attorno al 1230. Rivelò presto capacità di oratore e dottrina di teologo, tanto che fu chiamato ad insegnare nella facoltà di teologia della celebre università di Bologna. Ma, come altri grandi personaggi, come, ad esempio, tra i Francescani, san Bonaventura [†1274], dovette anche assumere compiti di grande responsabilità nel suo ordine, fondato da poco, che si stava trasformando da eremitico in cenobitico, pur conservando la sua specificità mariana. Tra l’altro, in quegli anni, la curia pontificia voleva impedire che ci fosse una proliferazione incontrollata di ordini mendicanti ed anche i Servi di Maria furono minacciati di soppressione. Vicario del sesto generale dell’ordine, si trovò, dopo la sua morte, a reggere provvisoriamente i Serviti. Poi, quasi settantenne, fu mandato da papa Bonifacio VIII [1294-1303] come missionario nell’isola di Creta; e a Creta trascorse il resto della sua lunga ed operosa vita, convertendo, predicando, preparando la nascita di un convento servita. Nel 1309, nonostante la veneranda età, decise di partire per la Terrasanta, ma ne fu impedito dalla morte. Si può ben dire che, invece della Gerusalemme terrena, lo aspettava la Gerusalemme celeste.

 

 

 

Cammei di santità. Tra memoria e attesa,

Pacini, Pisa 2005

 

 

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 Marco Tangheroni

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