Dentro il Cenacolo per imparare l’amore

Il comandamento nuovo dell’amore fraterno, un amore che si deve portare agli altri uomini secondo la misura insegnata da Gesù. Lo sguardo della Chiesa si dirige alla Pentecoste
Michele Brambilla 1 anno fa
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di Michele Brambilla

«Il Vangelo di oggi», dice Papa Francesco alla recita del Regina Coeli del 19 maggio, V domenica di Pasqua, «ci conduce nel Cenacolo per farci ascoltare alcune delle parole che Gesù rivolse ai discepoli nel “discorso di addio” prima della sua Passione», che “suonano” altrettanto bene ora che la Chiesa Cattolica si prepara a festeggiare l’Ascensione dacché gli Apostoli attesero lo Spirito proprio nella medesima stanza in cui consumarono l’Ultima Cena. «Dopo aver lavato i piedi ai Dodici, Egli dice loro: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34)».

Il Papa chiede: «ma in che senso Gesù chiama “nuovo” questo comandamento? Perché sappiamo che già nell’Antico Testamento Dio aveva comandato ai membri del suo popolo di amare il prossimo come sé stessi (cfr Lv 19,18). Gesù stesso, a chi gli chiedeva quale fosse il più grande comandamento della Legge, rispondeva che il primo è amare Dio con tutto il cuore e il secondo amare il prossimo come sé stessi (cfr Mt 22,38-39)», come si ordina, appunto, nel Decalogo. Cristo, Figlio del Padre, non abroga la Legge antica, ma ne coglie la sostanza incandescente, l’amore verso Dio e verso i fratelli in umanità. E pronuncia queste parole nel momento in cui sta per anticipare sacramentalmente, nel corso dell’Ultima Cena, quanto compirà sul Golgota il giorno dopo.

«L’antico comandamento dell’amore è diventato nuovo perché è stato completato con questa aggiunta: “come io ho amato voi”», cioè come Cristo ha amato la Chiesa di un amore fedele e totale. «La novità sta tutta nell’amore di Gesù Cristo, quello con cui Lui ha dato la vita per noi. Si tratta dell’amore di Dio, universale, senza condizioni e senza limiti, che trova l’apice sulla croce. In quel momento di estremo abbassamento», assicura il Papa, «in quel momento di abbandono al Padre, il Figlio di Dio ha mostrato e donato al mondo la pienezza dell’amore».

Non si può non dedurre che «Gesù ci ha amati per primo, ci ha amati nonostante le nostre fragilità, i nostri limiti e le nostre debolezze umane. È stato Lui a far sì che diventassimo degni del suo amore che non conosce limiti e non finisce mai». In che modo? «Dandoci il comandamento nuovo, Egli ci chiede di amarci tra noi non solo e non tanto con il nostro amore, ma con il suo, che lo Spirito Santo infonde nei nostri cuori se lo invochiamo con fede». Solo lo Spirito ci dà la misura dell’amore di Cristo. Comprendiamo allora il valore inestimabile del dono che gli Apostoli ricevettero nella Pentecoste e noi al momento della nostra Cresima. La Cresima è sì il “sacramento del via”, ma del via alla missione, il via a testimoniare nel mondo l’amore incommensurabile di Gesù.    

Lunedì, 20 maggio 2019

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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.