Diciamogli di no

Marco Invernizzi 4 anni fa
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Al quarto figlio mi chiese se non avevo la televisione. Accadde 25 anni fa, il tempo di una generazione, ma chi mi fece quella domanda era una brava persona, che incontravo in chiesa, lontanissimo dall’essere ideologicamente infarcito di idee antinataliste.

Questo per dire che il problema che non nascono più figli, in Occidente ma soprattutto in Italia, come sostiene l’Istat e come finalmente riportano i media (91mila bambini in meno dal 2008), è un problema anzitutto culturale, cioè dipende dal fatto che mettere al mondo dei figli non è considerata come una bella cosa, importante e nobile, naturale e ricca di soddisfazioni oltre che di fatiche. Il problema è culturale perché non si desidera più educare, ma godere e basta, non si cerca più di lasciare qualcosa di importante della propria vita perché non si ritiene che ci siano cose importanti oltre al proprio benessere.

Blangiardo, Gotti Tedeschi, Volpi, Belletti, Rosina hanno detto e scritto su questi temi meglio di me e basta leggere i loro libri o articoli per cogliere i dati drammatici dell’inverno demografico che incombe sulla nostra patria. Ma anche qui il problema è culturale, perché a molti poco interessa il problema demografico con le sue conseguenze che, ovviamente, non riguardano la propria vita ma quella di chi verrà dopo. Finché non si smetterà di giudicare e prendere decisioni per la propria vita alla luce esclusivamente del proprio ego, difficilmente sarà possibile invertire il trend del suicidio demografico.

Che fare allora? Bisogna convertirsi, certo, nel senso che bisogna cambiare i criteri di scelta per la propria vita, cioè la propria cultura, che non è un problema di libri e di titoli accademici, mi raccomando. Giova sempre ricordare che anche un analfabeta ha una cultura.

Se chi ha il potere di influenzare le persone con i propri atteggiamenti e giudizi cominciasse a dare l’esempio, l’inversione culturale comincerebbe prima. Bisogna che il problema demografico diventi centrale nel dibattito pubblico, a cominciare dalla classe politica e da chi orienta l’opinione attraverso i media. “Fare famiglia” e provare a mettere al mondo dei figli non è soltanto una scelta personale, ma un atto pubblico e virtuoso, perché la famiglia non è un’aggregazione privata, ma la cellula fondamentale della società, da cui dipende molto del bene comune. Questa verità deve diventare evidente nei discorsi pubblici, non soltanto garantendo quel sostegno finanziario che alle famiglie non è mai stato accordato nella storia dell’Italia repubblicana. Il ministro per la famiglia Enrico Costa non ha il senso dell’umorismo quando sostiene che questo governo si sta impegnando per la famiglia perché ha introdotto qualche modesto bonus nella Legge di bilancio del 2017, forse dimenticando che si tratta dello stesso governo che soltanto sei mesi fa ha approvato, con una violenza istituzionale mai vista, le unioni civili fra persone dello stesso sesso, portando una ferita gravissima all’istituto familiare.

Quando il capo del governo, i suoi ministri e in genere le classi dirigenti cominceranno a parlare pubblicamente di famiglia (e non di famiglie), mettendola al centro della vita pubblica, allora saremo sulla strada della conversione culturale.

Purtroppo il premier di questi tempi parla solo del SI alla sua sciagurata riforma costituzionale, che secondo i suoi calcoli dovrebbe attribuirgli un potere ulteriore nella guida del Paese. La famiglia non gli interessa, se non quando si è trattato di umiliarla in Parlamento. Diciamogli di NO.

Marco Invernizzi

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 Marco Invernizzi

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Marco Invernizzi nasce a Milano nel 1952. Nel 1977 si laurea in filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi su Il periodico "Fede e Ragione" nell'ambito della storia del Movimento Cattolico italiano dal 1919 al 1929, relatore il professor Luigi Prosdocimi. Dopo gli studi universitari continua ad approfondire, in modo non puramente intellettualistico - dal 1972 milita in Alleanza Cattolica, della quale è stato responsabile per la Lombardia e per il Veneto fino al 2016-, le vicende del movimento cattolico in Italia. Ha pubblicato, fra l'altro, L'Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno politico unitario dei cattolici(Cristianità, Piacenza 1993); La Chiesa, la politica, il potere attraverso i secoli (contributo a Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, a cura di Franco Cardini, Piemme, Casale Monferrato 1994); e, con altri, I Papi del nostro secolo, parte prima Da Leone XIII a Pio XII (Italica Libri/Editoriale del Drago, Milano 1991); e Guida introduttiva alla storia della Chiesa cattolica (Mimep-Docete, Pessano [Milano]). Collabora a Cristianità e ad altre riviste e quotidiani. Dal 1989 conduce a Radio Maria la trasmissione settimanale La voce del Magistero. Nella linea di quanto già edito si pone Il movimento cattolico in Italia dalla fondazione dell'Opera dei Congressi all'inizio della seconda guerra mondiale (1874-1939), un'opera di sintesi in cui viene ripercorsa la storia del movimento cattolico, con particolare attenzione alle sue espressioni politiche, dalla Breccia di Porta Pia alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Dal 28 maggio 2016 è Reggente Generale di Alleanza Cattolica. Facebook - Instagram - Cathopedia