L’esempio glorioso della Chiesa greco-cattolica romena

Il Papa beatifica sette vescovi martiri dell’epoca comunista. Vennero uccisi perché restarono fedeli a Roma nonostante le enormi e terribili pressioni del regime
Michele Brambilla 1 anno fa
Prima pagina  /  La voce del Magistero  /  L’esempio glorioso della Chiesa greco-cattolica romena

di Michele Brambilla

Durante il viaggio apostolico in Romania, dal 31 maggio al 2 giugno, Papa Francesco incontra le vicende di un popolo e di una comunità cristiana, quella greco-cattolica romena, dolorosamente segnate dal comunismo. Era il 1° dicembre 1948 quando il regime marxista romeno decretò la “liquidazione” della Chiesa greco-cattolica, che nei suoi piani doveva essere completamente sottomessa alla Chiesa ortodossa, la quale era stata a propria volta infiltrata dai comunisti da subito. Per i vescovi greco-cattolici Valeriu Traian Frenţiu (1875-1952), Vasile Aftenie (1899-1950), Ioan Suciu (1907-1953), Tit Liviu  Chinezu (1904-55), Ioan Bălan (1880-1959), Alexandru Rusu (1884-1963) e Iuliu Hossu (1885-1970) venne il momento di patire per Cristo. Prelevati e torturati dalla famigerata Securitate ‒ il servizio segreto della Romani comunista ‒, i primi tre furono martirizzati in carcere, gli altri sopravvissero di poco alla scarcerazione.

Pur non conoscendone nei dettagli le condizioni di salute, il 22 febbraio papa san Paolo VI (1897-1978) creò mons. Hossu cardinale in pectore e volle pubblicarne il nome nel concistoro del 1973.

La mattina del 2 giugno 2019 Francesco ha beatificato l’intero gruppo di martiri nel “Campo della libertà” di Blaj, appunto in Romania (il nome deriva dalla protesta che nel 1848 40mila romeni inscenarono contro l’annessione della Transilvania all’Ungheria). La Messa di beatificazione viene celebrata in rito bizantino e il Pontefice trae dal Vangelo del giorno secondo quella liturgia (cfr. Gv 9, 1-41) questo singolo versetto: «“Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” (Gv 9, 2). Questa domanda dei discepoli rivolta a Gesù scatena una serie di movimenti e di azioni che accompagneranno tutto il racconto evangelico, svelando e mettendo in evidenza quello che realmente acceca il cuore umano». Infatti «tutta la scena e le discussioni» della celebre pagina giovannea rivelano, secondo il Papa, «[…] quanto risulti difficile comprendere le azioni e le priorità di Gesù, capace di porre al centro colui che stava alla periferia, specialmente quando si pensa che il primato è detenuto dal “sabato” e non dall’amore del Padre che cerca di salvare tutti gli uomini». Gesù prende così di mira la maniera ideologica con la quale gli scribi e i farisei imponevano al popolo la precettistica mosaica.

Facendo un paragone tra differenti epoche storiche, Francesco osserva che «queste terre conoscono bene la sofferenza della gente quando il peso dell’ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita e alla fede delle persone. […] Fratelli e sorelle, voi avete sofferto i discorsi e le azioni basati sul discredito che arrivano fino all’espulsione e all’annientamento di chi non può difendersi e mettono a tacere le voci dissonanti. Pensiamo, in particolare, ai sette Vescovi greco-cattolici che ho avuto la gioia di proclamare Beati», a come abbiano saputo resistere a ogni violenza pur di continuare a professare la fede cattolica.

L’autentica libertà, ricorda il Santo Padre prendendo spunto dal nome del luogo in cui sta celebrando, non si raggiunge mai appianando le differenze, che sono una ricchezza. Il Papa mette pertanto in guarda dalle «[…] nuove ideologie che, in maniera sottile, cercano di imporsi e di sradicare la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose. Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia (cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 40) e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere (cfr Esort. ap. Christus vivit, 78)».

Al male non si deve rispondere, però, con altro male, bensì con la medicina della misericordia. «L’altro aspetto dell’eredità spirituale dei nuovi Beati è la misericordia. Alla tenacia nel professare la fedeltà a Cristo, si accompagnava in essi una disposizione al martirio senza parole di odio verso i persecutori, nei confronti dei quali hanno dimostrato una sostanziale mitezza», ad immagine dell’Agnello mansueto.

Lunedì, 3 giugno 2019

Categorie:
  La voce del Magistero, Regina coeli
Autore

 Michele Brambilla

  (279 Articoli)

Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.