Eutanasia: ci siamo

Marco Invernizzi 4 anni fa
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Con leutanasia/omicidio di un giovane di 17 anni in Belgio siamo entrati ormai nel tempo delleutanasia. È cominciato cioè il periodo in cui le forze che sostengono la cultura della morte, per usare lespressione di San Giovanni Paolo II, danno inizio allultima fase, quella che precede la sua legalizzazione, ancora inesistente in Italia, anche se sono già presenti diverse proposte di legge alla Commissione giustizia della Camera e ne è stata avviata la discussione. Come sappiamo il Belgio è lunico paese dellOccidente in cui anche i bambini possono essere uccisi perché malati terminali (anche in Olanda ma con più restrizioni), mentre in Italia leutanasia è ancora considerata un reato. Quindi oggi si reclamizza leutanasia più estrema, quella che riguarda anche i minori, per arrivare domani a ottenere, per il nostro Paese, una eutanasia moderata, che riguarderà solo gli adulti e con certe limitazioni.
Un classico, secondo uno schema ormai collaudato. In questa direzione vanno anche le prime reazioni pubblicate dal Corriere della Sera. Lupi (Area popolare) e Patriarca (Partito democratico) che gridano allo scandalo, che parlano di Erode stracciandosi le vesti, quasi per fare dimenticare allopinione pubblica il comportamento dei rispettivi partiti nel fare approvare pochi mesi fa le unioni civili fra persone dello stesso sesso. Anche per leutanasia arriverà un compromesso, che non sarà favorevole al rispetto della vita, ma introdurrà una moderata dolce morte.
E lo dico senza essermi dimenticato di vivere in una società plurale, dove i compromessi sono necessari non essendoci una maggioranza che sostenga la sacralità della vita e la centralità della famiglia. Il problema non sono i compromessi, a volte necessari non nellottica del male minore ma per ottenere il maggiore bene possibile, ma il fatto che i compromessi sono sempre al servizio della cultura della morte e delle forze che la sostengono, senza che vengano giocate tutte le carte possibili da parte di chi sostiene di difendere vita e famiglia. Questo avviene dal divorzio fino a oggi, secondo il solito schema: i radicali propongono una soluzione estrema, i democratici (ieri democristiani) fanno passare una legge più moderata come necessaria per impedire quella estrema, i cattolici (moderati) non riescono a impedire il gioco. Lunica volta che il gioco non è riuscito è statain occasione dellapprovazione della legge 40 sulla fecondazione assistita e del successivo referendum, perché chi guidava le forze cattoliche, il card. Ruini, non cadde nel tranello e si appellò al non voto, impedendo così il raggiungimento del quorum che avrebbe peggiorato la legge 40 approvata dal Parlamento.
Un caso recente ed eclatante è avvenuto nelle ore precedenti la manifestazione del Family day al Circo Massimo, il 30 gennaio scorso, quando il capo di Area popolare e ministro dellInterno, Angelino Alfano, si rifiutò di minacciare una crisi di governo in caso fosse stata approvata la legge sulle unioni civili, come gli aveva proposto il leader della manifestazione,Massimo Gandolfini. Non posso sapere che cosa sarebbe successo, ma certamente la legge avrebbe avuto una difficoltà ulteriore da superare. Quello che invece so per certo è che sarebbe nato un movimento politico consistente, proFamily e proLife, e che oggi le carriere politiche dei vari Alfano e Lupi non sarebbero completamente nelle mani del Capo del governo Matteo Renzi.
Ritornando alleutanasia, questo mi sembra lo scenario dei prossimi mesi. Una proposta radicale e una moderata, facendo convergere su questultima tutte le forze politiche non estreme. Mentre pochissimi parlamentari cercheranno di dire semplicemente no alleutanasia, in nome della vita e della civiltà. 
Alleanza Cattolica combatterà con tutte le sue forze anche questa battaglia. Lo farà con convinzione, anche se sempre con la consapevolezza che siamo all’interno di un mondo che muore, nel quale bisogna sempre avere attenzione alla costruzione di legami e relazioni che ci aiutino a costruire quel mondo che nascerà dentro un mondo che si sta suicidando. E che le diverse battaglie, anche se non finiranno con una vittoria, serviranno a prepararci un domani migliore.

Marco Invernizzi

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 Marco Invernizzi

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Marco Invernizzi nasce a Milano nel 1952. Nel 1977 si laurea in filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi su Il periodico "Fede e Ragione" nell'ambito della storia del Movimento Cattolico italiano dal 1919 al 1929, relatore il professor Luigi Prosdocimi. Dopo gli studi universitari continua ad approfondire, in modo non puramente intellettualistico - dal 1972 milita in Alleanza Cattolica, della quale è stato responsabile per la Lombardia e per il Veneto fino al 2016-, le vicende del movimento cattolico in Italia. Ha pubblicato, fra l'altro, L'Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno politico unitario dei cattolici(Cristianità, Piacenza 1993); La Chiesa, la politica, il potere attraverso i secoli (contributo a Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, a cura di Franco Cardini, Piemme, Casale Monferrato 1994); e, con altri, I Papi del nostro secolo, parte prima Da Leone XIII a Pio XII (Italica Libri/Editoriale del Drago, Milano 1991); e Guida introduttiva alla storia della Chiesa cattolica (Mimep-Docete, Pessano [Milano]). Collabora a Cristianità e ad altre riviste e quotidiani. Dal 1989 conduce a Radio Maria la trasmissione settimanale La voce del Magistero. Nella linea di quanto già edito si pone Il movimento cattolico in Italia dalla fondazione dell'Opera dei Congressi all'inizio della seconda guerra mondiale (1874-1939), un'opera di sintesi in cui viene ripercorsa la storia del movimento cattolico, con particolare attenzione alle sue espressioni politiche, dalla Breccia di Porta Pia alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Dal 28 maggio 2016 è Reggente Generale di Alleanza Cattolica. Facebook - Instagram - Cathopedia