L’ostensorio: piccola storia di un grande vaso liturgico

L’ostensorio serve ad esaltare la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia specialmente durante la solenne processione annuale del Corpus Domini. In origine fabbricato solamente “a tempietto”, nel Seicento si è arricchito delle caratteristiche raggiere, con l’obbiettivo di ricordare a tutti i cattolici che Cristo è vivo e operante nella Chiesa cattolica
Michele Brambilla 1 anno fa
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di Michele Brambilla

La solennità del Corpus Domini, che nel calendario tradizionale cade il primo giovedì dopo la festa della SS. Trinità, ha come protagonista assoluto Gesù Eucaristia, che sfila per le strade di città e piccole borgate incastonato in un magnifico vaso liturgico che ne esalta la presenza reale e la regalità: l’ostensorio.

Quando fu istituita la festa e la processione del Corpus Domini nel 1264, ad opera di Papa Urbano IV (1261-64), colpito dal miracolo eucaristico di Bolsena, si era da non molto consolidato l’uso di innalzare le Sacre Specie dopo la loro Consacrazione durante la Messa. Il gesto corrispondeva al desiderio crescente dei fedeli di poter adorare Cristo nel SS. Sacramento. Per venire ulteriormente incontro a tale anelito popolare, si cominciarono a fabbricare delle pissidi (la pisside è il calice coperto dentro il quale è abitualmente conservata l’Eucaristia nel tabernacolo) cilindriche in vetro, che permettevano di osservare le ostie riposte al suo interno.

Le primitive pissidi trasparenti evolvettero già nel Trecento nei primi ostensori, che ne riprendevano la forma. L’ostensorio medievale era infatti un tempietto, sorretto da un gambo ad alto fusto e coronato da una cupoletta svitabile, dentro il quale veniva inserita una grande ostia, tenuta “in piedi” da una lunetta in metallo prezioso. Oggi questo ostensorio è conosciuto come “ostensorio ambrosiano” perché le parrocchie dell’arcidiocesi di Milano rimasero fedeli alla lettera delle direttive di S. Carlo Borromeo (1538-84), che durante le sue visite pastorali cercò di uniformare la disordinata pietà eucaristica rinascimentale, tuttavia in origine era il modello proprio di tutta la Cristianità. Si dimostra tutt’ora il modello più comodo, poiché è possibile riporlo nel tabernacolo assieme alla pisside ordinaria senza smontarlo.

Fu solo agli inizi del Seicento che, su impulso dei Gesuiti e in contrapposizione ai protestanti, nacque quello che è poi stato definito “ostensorio romano”, meglio catalogabile come “a raggiera”. I grandi raggi dorati, che si dipartono dal centro in cui è collocato il SS. Sacramento, hanno lo scopo di esaltare al massimo grado la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Il Barocco si sentì particolarmente a suo agio con il modello a raggiera, della quale ampliò le dimensioni sia in altezza che in larghezza, tuttavia provò ad appropriarsi anche dell’ostensorio “ambrosiano” immaginando colonnati “berniniani” (con tanto di tendine dorate e angioletti!) sormontati da svettanti Cristi risorti. La spiritualità dell’ostensorio a tempietto è infatti più “sepolcrale”: i cattolici portano in processione il totus Christus passuus, che dal sepolcro è uscito vivo (è il significato della posizione eretta dell’ostia) e ci attende tutti i giorni nei tabernacoli delle nostre chiese per nutrirci di Lui.             

Sabato, 15 giugno 2019

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  Via Pulchritudinis
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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.