Il fico ha dato i primi frutti

Primo quadro di un ciclo pittorico dedicato alla sublimità teologica del più carnale dei testi biblici, il “Cantico dei Cantici”
Stefano Chiappalone 1 anno fa
Prima pagina  /  Via Pulchritudinis  /  Arte  /  Il fico ha dato i primi frutti
Fico primi frutti

di Stefano Chiappalone

Non tutta l’arte è sacra, ma tutta l’arte può essere sacrale. Persino un frutto può diventare, in senso etimologico, un “angelo”, vale a dire un messaggero celeste, sia nella sua bellezza intrinseca ‒ che non è fabbricata bensì donata ‒ sia in quanto immagine di realtà più elevate.

Naturalmente la Sacra Scrittura fa uso continuo di questi simboli e il Cantico dei Cantici costituisce una piccola summa di contemplazione sacrale: la bellezza divina traspare risalendo l’intera creazione, dagli elementi vegetali e animali fino al corpo umano, non malgrado, ma proprio nella sua fisicità di corpo maschile e femminile. In questo breve e meraviglioso poema la natura stessa si intreccia alla liturgia dei corpi che aspirano all’unione più profonda e riflettono l’amore divino. Passato l’inverno, dimenticata la pioggia, la fioritura dell’amore umano è annunciata dalla rinascita della natura e il fico si fa messaggero dell’una e dell’altra: «ficus protulit grossos suos», «il fico sta maturando i primi frutti» (Ct 2, 13).

Questo versetto è l’occasione per uno zoom pittorico su un frutto che portiamo dalla tavola alla bocca senza neanche pensarci. Le dimensioni relativamente grandi del dipinto non sono (solo) un vezzo dell’autore, ma “costringono” l’occhio ad arrendersi di fronte alla sinfonia di sfumature e velature con cui il Creatore stesso ne ha dipinto l’esterno con il verde della giovinezza e l’interno con il rosso della vitalità e della carità (rosso come il vino o il melograno, segni di amore, prosperità e sacrificio, anzi “del” sacrificio supremo…).

Da sempre associato alla fecondità, il turgido frutto che scoppia di vita e infine si apre lasciandone emergere la polpa carnosa e carnale, diviene sintesi vegetale dell’intero Cantico: come la sua dolcezza si può gustare soltanto dischiudendone il verde scrigno, così è nelle stanze più segrete, nella più profonda intimità fisica e spirituale che la sposa – a sua volta «giardino chiuso, […] fontana sigillata» (Ct 4,12) – si rivela, si unisce e si dona allo sposo.

Sabato, 6 aprile 2019

Categorie:
  Arte, Via Pulchritudinis
Autore

 Stefano Chiappalone

  (37 Articoli)

Nato ad Avezzano (AQ) nel 1982, laureato in Storia Medievale. È autore di articoli e conferenze su temi legati alla "via della bellezza".