
Da Avvenire del 10/08/2021
Dolore. Incredulità. Sconforto. La notizia è di quelle terribili, che mozzano il fiato. Un’altra vittima. Un altro sacerdote ucciso. Un altro anello di una catena interminabile: due fedeli e un sagrestano a Nizza lo scorso 29 ottobre; padre Jacques Hamel a Saint-Étienne-du-Rouvra nel 2016. Olivier Maire aveva 60 anni. Era il provinciale superiore della Congregazione dei Missionari Monfortani, a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea, nella Francia occidentale. È stato assassinato ieri. Come e perché sia stato ucciso è ancora tutto da chiarire. Si sa chi ha compiuto il gesto, però. Ad uccidere padre Olivier è stato un cittadino ruandese: l’uomo – che il sacerdote, secondo quanto riferito da una fonte della polizia, ospitava «da diversi mesi» – ha confessato presentandosi spontaneamente ieri mattina alla gendarmeria di Mortagnesur- Sèvre. Qui la storia si fa, se è possibile, più tortuosa e drammatica. Il presunto assassino, Emmanuel Abayisenga, 40 anni era stato protagonista di un altro gesto criminale e insensato: aveva dato fuoco, nel luglio del 2020, alla cattedrale di Nantes. Da allora era stato messo sotto controllo giudiziario. Secondo Le Figaro, l’uomo soffre di disturbi psichiatrici.
La notizia dell’uccisione è stata confermata dal ministro dell’Interno francese, Gèrald Darmanin, sul suo profilo Twitter: «Vorrei esprimere il mio sostegno ai cattolici del nostro Paese dopo il tragico omicidio di un prete in Vandea». Darmanin ha provato a disinnescare le polemiche accese da Marine Le Pen che, sempre su Twitter, ha usato parole di fuoco: «In Francia, quindi, si può essere clandestini, dare fuoco alla cattedrale di Nantes, non essere mai espulsi e colpire nuovamente uccidendo un prete. Quello che sta accadendo nel nostro Paese è di una gravità senza precedenti: è il completo fallimento dello Stato e di Darmanin». La replica del ministro: «Questo straniero non poteva essere espulso nonostante il suo arresto, fino a quando era sotto sorveglianza giudiziaria». Il quotidiano La Croix ha ricostruito, dopo l’incendio di Nantes, la biografia «di questo misterioso volontario della cattedrale». Emmanuel Abayisenga viveva a Nantes da molti anni ed era il volontario cui era affidato il compito di assicurare che fosse tutto in ordine nella cattedrale. Aveva chiesto lo status di rifugiato, ma «aveva dei problemi psichici e aveva cercato di regolarizzare la sua situazione sulla base di questi problemi », aveva detto all’epoca il procuratore di Nantes. La domanda era stata respinta e dal 2019 aveva ricevuto l’ordine di espulsione, ordine che era stato sospeso dopo l’incendio perché sotto sorveglianza giudiziaria. Nato nel 1981, Abayisenga è cresciuto in una famiglia di dodici figli a Muhanga, una provincia del sud del Ruanda. Suo padre era un insegnante. La sua esistenza è stata sconvolta dall’orrore del genocidio. Secondo informazioni raccolte da La Croix, Emmanuel proviene da una famiglia hutu, i cui membri avrebbero preso parte al genocidio contro i tutsi.
Il presidente francese, Emmanuel Macron ha voluto omaggiare la figura di padre Olivier: «La sua generosità e il suo amore per gli altri si riflettevano nei suoi tratti del viso. In nome della nazione, rendo omaggio a padre Olivier Maire. Rivolgo i miei pensieri ai monfortani e a tutti i cattolici di Francia. Proteggere coloro che credono è una priorità». Il presidente dei vescovi d’Oltralpe, monsignor Éric de Moulins-Beaufort Affida ha espresso il dolore e la vicinanza personale e della Chiesa di Francia, ai familiari del sacerdote e alla sua Congregazione: «Ha vissuto seguendo Cristo fino alla fine, nell’accoglienza incondizionata di tutti. Prego per la sua famiglia, i suoi confratelli e per tutta la popolazione traumatizzata da questa tragedia, anche per il suo assassino».