I compiti della famiglia cristiana

Lettera pastorale dei vescovi polacchi
Alleanza Cattolica 40 anni fa
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Cristianità n. 58 (1980)

 

In occasione della festa della Sacra Famiglia, i vescovi di Polonia denunciano la corruzione della gioventù del loro paese per opera del regime comunista. Attraverso scuola, organizzazioni giovanili, istituzioni diverse, stampa, radio e televisione, vengono promossi e imposti l’ateismo e le sue conseguenze morali, cioè il relativismo e la immoralità. Appello alle famiglie e alla loro funzione di trasmettitrici della fede e della morale naturale e cristiana. Nostra traduzione da Nouvelles de la vie religieuse en Pologne, anno XI, n. 22, 16-31 dicembre 1919, pp. 7-11, diffuso dell’ufficio stampa del segretariato dell’episcopato di Polonia.

 

Contro l’ateizzazione della giovane generazione promossa e imposta dallo Stato
I compiti della famiglia cristiana

 

Diletti genitori ed educatori! 

L’opera dell’Incarnazione del Figlio di Dio, Gesù Cristo, nella nostra storia, ci induce a sondare incessantemente la bontà infinita di Dio Padre, che «ha talmente amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna» (1).

Questo evento, il più importante della storia, pone gli uomini di fronte al mistero mirabile dell’uomo. Noi non potremmo, da soli, toccarne il fondo. Noi non sapremmo chi è l’uomo in tutta la sua verità, se Gesù Cristo, il Verbo incarnato, non avesse assunto la natura umana e non si fosse «unito in certo modo a ogni uomo» (2). Egli solo «Cristo, Redentore del mondo, è Colui che è penetrato, in modo unico e irripetibile, nel mistero dell’uomo» (3). Egli ha rivelato in pienezza l’uomo all’uomo stesso, gli ha disvelato la sua vocazione sublime. «Attraverso l’Incarnazione, Dio ha dato alla vita umana quella dimensione che intendeva dare all’uomo sin dal suo primo inizio» (4).

 

Il dovere di annunciare il Vangelo alla giovane generazione nella famiglia cristiana

Gesù Cristo, perfetto uomo, unico modello per ogni uomo senza nessuna eccezione, è venuto al mondo in una famiglia umana. La Sacra Famiglia, a Nazareth, circondava di sollecitudine la sua umanità, gli creava le condizioni di sviluppo e di crescita. In seno alla sua famiglia «Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (5). Così dunque la Sacra Famiglia ha mostrato al mondo i compiti di ogni famiglia che secondo la volontà del Creatore «è una scuola di umanità più ricca» (6). 

La famiglia ha il compito di far giungere i suoi membri alla piena maturità umana. Nel compiere tale missione i coniugi si fanno «cooperatori dell’amore di Dio creatore e come suoi interpreti» (7). Dio li ha resi capaci di ciò e ha loro destinato la grazia speciale del sacramento del matrimonio e, dando loro il potere di divenire genitori, li ha costituiti come i primi e i principali educatori dei propri figli. Sotto la tutela, la guida, e con l’aiuto dei genitori terreni, i figli di Dio devono raggiungere la pienezza della loro umanità, di cui misura, espressione e modello è Gesù Cristo stesso. A motivo di ciò, l’educazione nella famiglia deve incessantemente tendere a Cristo, avvicinarsi a lui, aiutare i figli a vivere nell’amore di Cristo. Se tale amore non è rivelato al fanciullo, «se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (8), egli rimarrà sostanzialmente incomprensibile a sé stesso e la sua vita verrà privata del suo specifico significato. Per questo è tanto grande e pressoché inesprimibile la responsabilità dei genitori per lo sviluppo e il perfezionamento dei figli.

I genitori hanno il dovere di condurre i loro figli a Cristo e di fare tutto ciò che è umanamente possibile affinché essi lo amino e aderiscano a lui con tutto il cuore. Questo è il più importante compito dei genitori. Se non imparerà il Vangelo già nella famiglia, l’uomo non raggiungerà la sua specifica maturità, e la sua vita non sarà pienamente umana; egli verrà spiritualmente menomato, e piegherà sotto il giogo degradante del mondo.

Nessuno può sostituire i genitori in tale dovere di annunciare la Buona novella ai figli e alla gioventù. Neppure il migliore catechista potrebbe sostituirli, perché il grano seminato durante le lezioni di religione deve essere coltivato nella casa familiare, per portare frutti durevoli. Nessuno dunque si illuda di esaurire i suoi doveri di genitore mandando i figli al catechismo, ma non trasmettendo loro lo spirito della fede in Cristo. Anche dalle famiglie cristiane che compiono in modo solo formale i loro doveri educativi, può nascere una generazione dominata dallo spirito di paganesimo pratico. Sarà una generazione privata di un destino umano, volta unicamente alle cose temporali, ignara della sua vera dignità e della sua vocazione ultima. Per tali uomini Cristo sarà unicamente una figura storica, ma non la via, la verità e la vita.

Enunciamo questi pensieri con grande preoccupazione, poiché oggi si moltiplicano i casi di deplorevole negligenza da parte dei genitori. Lo sforzo dei genitori si limita talvolta alla sola cura dei bisogni materiali, come se l’uomo fosse soltanto corpo e non avesse un suo destino eterno. Si nota, infatti, nella nuova generazione, una dolorosa mancanza di comprensione del più alto fine dell’esistenza umana, come pure la perdita di durevoli direttive di vita. Così menomati, i giovani diventano facili prede degli artefici della schiavitù moderna. Per un più abbondante tozzo di pane, per la speranza di una promozione o di una vita più comoda, essi rinnegano i valori essenziali della vita, e acconsentono a farsi sfruttare per fini incompatibili con la vera vocazione dell’uomo. Vi sono troppi esempi di sconfitte esistenziali, di disprezzo dei diritti umani, di umiliazione, di violazione, di degradazione dell’uomo, perché si possa dubitare di tale minaccia e di tale pericolo. I giovani della giovane generazione, esposti a tutto ciò a causa delle negligenze dei genitori, non accuseranno forse un giorno i loro stessi genitori di avere loro rovinato la vita?

 

Pericoli provenienti dalla ateizzazione della giovane generazione

La situazione si presenta tanto più preoccupante in quanto oggi la giovane generazione è sottoposta in modo coercitivo alla ateizzazione e alla laicizzazione. L’ateismo è divenuto praticamente l’ideologia ufficiale, quasi una religione senza Dio. Scuola, organizzazioni giovanili, istituzioni diverse, stampa, radio e televisione, pubblicazioni – anche quelle incluse tra i testi scolastici obbligatori -, sono subdolamente utilizzate per sradicare la fede in Dio dalle anime, per uccidere in esse la fame umana di soprannaturale e per soffocare in esse le domande che ogni uomo ha il diritto di porre e a cui ha diritto di ricevere una risposta onesta. In spregio alle dichiarazioni sui comuni fini nazionali, una ideologia estranea viene imposta alla società cattolica e alle stesse famiglie indifferenti dal punto di vista religioso. Per la pressione delle circostanze della vita, la gente è costretta formalmente ad accettarla. Tale violenza, esercitata sulle coscienze, provoca spesso vere tragedie, e si allarga oggi a intere categorie professionali. È un caso di intolleranza che supera di gran lunga quelli noti nella storia. Si è avuta una sostanziale negazione dei diritti dell’uomo che gli rende impossibile la conoscenza del proprio valore reale e del fine per il quale è stato chiamato alla vita. Ciò si riferisce a ogni uomo, anche non credente, senza eccezione, poiché non è lecito imporre a nessuno un’ideologia contraria alla sua libertà personale.

Le cause di tali nocive intraprese stanno non solo nei princìpi della concezione materialistica del mondo, ma anche nel fatto di dover servire a scopi ben precisi.

L’uomo, dunque, che ha riconosciuto in Cristo la sua incomparabile dignità, non permetterà mai che gli siano sottratti i valori più essenziali, né accetterà mai di essere trasformato in passivo oggetto di schiavitù. Egli si porrà a difesa dei suoi intangibili diritti di persona umana e non permetterà che lo si costringa ad agire contro la propria coscienza. Al contrario, stimerà suo dovere chiedere alla società un aiuto sempre più efficace per condurre una vita più degna dell’uomo. Il «Redentore dell’uomo» protegge ognuno contro la prepotenza e l’arbitrio, poiché risveglia in ognuno la consapevolezza della propria dignità e dei fini superiori della propria esistenza terrena. Un uomo così educato è scomodo per coloro che non riconoscono alcun limite al proprio potere. Vengono alla nostra memoria le parole del Papa polacco, pronunciate nel corso del suo pellegrinaggio nella sua terra patria: «Cristo non approverà mai che l’uomo sia considerato oppure consideri sé stesso soltanto come strumento di produzione, che egli sia apprezzato, stimato e valutato secondo tale principio. Cristo non lo approverà mai! Per questo si è fatto mettere in croce, come sulla grande soglia della storia spirituale dell’uomo, per opporsi a qualsiasi degradazione dell’uomo» (9).

 

La salvezza nella famiglia cristiana che ha la forza di Dio

Bisogna dunque aprire la bocca e ad alta voce mettere in guardia tutti contro il programma di depravazione della gioventù mediante l’ateismo, indegno dell’uomo. Ma non basta chiamare le cose con il loro nome. Solo le famiglie polacche «forti con Dio» potranno realmente estrarre da sé il dardo dell’ateismo programmato. Soltanto esse possono immunizzare efficacemente i propri figli contro la prepotenza degli ateisti ufficiali. Se i genitori infonderanno la verità di Dio nella giovane generazione, se le mostreranno Gesù Cristo come modello dell’uomo libero e perfetto, se le riveleranno le radici cristiane – che oggi vengono accuratamente tenute nascoste – della nostra esistenza e della nostra cultura nazionale, se inculcheranno sani e duraturi princìpi morali nella gioventù, se le insegneranno che si deve restare sé stessi in tutte le circostanze e si deve saper discernere criticamente la verità dalla menzogna, allora nessuno sarà capace di distruggere le sane aspirazioni della giovane generazione dei polacchi. Nessuno potrà tramutarli in semplici mangiapane, preoccupati esclusivamente che il pane non sia troppo secco. La giovane Polonia subentrerà nell’eredità del patrimonio cristiano del passato e assolverà il compito destinatole dalla Provvidenza, nella Chiesa e nella famiglia delle nazioni.

La piena prosperità della nostra patria è inseparabile dal rinnovamento cristiano di tutta la vita nazionale e anzitutto dal rinnovamento cristiano delle famiglie polacche. L’esperienza di molti anni ha già dato la più ampia e pronta conferma delle parole del salmo: «Se il Signore non edifica la casa, si affaticano invano quelli che la edificano. […] Vano è per voi levarvi anzi giorno e andare tardi al riposo, e mangiare il pane dei travagli» (10). È venuto per la nazione il tempo di trarre da queste parole le giuste conclusioni.

La lotta contro Dio nella vita della gioventù costituisce una prepotenza inumana esercitata dagli uni sugli altri. Fortunatamente, essa è anche vana. Coloro che la esercitano non conseguiranno i loro fini, se ogni famiglia polacca diverrà una Chiesa vivente, un luogo, dunque, di conoscenza, di adorazione e di amore di Dio, che per la potenza del sacramento del matrimonio realmente abita in essa e la sostiene. Gli artefici del sistema di ateizzazione mediante l’educazione, possono perire anch’essi sotto le macerie della società ateizzata. Ma persisteranno nelle famiglie cristiane, anche quando fossero private di pieni diritti civili, i più preziosi valori della morale e della cultura natia. Lungo il corso dei secoli che si succedevano, tra mutevoli vicende, le nostre famiglie sono state abitualmente il baluardo della fede e dell’amore patrio. Oggi ancora tale compito sta di fronte a noi.

In nome delle più vitali ragioni nazionali, in nome del bene vero dei vostri figli e della gioventù, in nome della grande responsabilità dei genitori di fronte alla maestà, di Dio Padre, vi preghiamo e vi scongiuriamo: fate delle vostre famiglie la Chiesa del Dio vivo! Con la preghiera, con la parola e con l’esempio, con il clima della vita di ogni giorno, conducete la giovane generazione verso Cristo. Egli è l’unico fondamento duraturo, su cui potrete costruire la felicità temporale dei vostri figli. La lettura assidua e la meditazione della Buona Novella di Gesù Cristo siano la vostra abitudine domestica.

Affinché possiate essere all’altezza di tali compiti, rechiamo in vostro aiuto tutti i mezzi pastorali. Nell’anno che presto inizierà, la Chiesa raccoglie tutte le sue forze e le incentra sul programma pastorale: «La famiglia nell’opera di evangelizzazione della giovane generazione». I temi educativi saranno illustrati nelle omelie e nelle conferenze. Non vi mancheranno dunque né l’incoraggiamento né l’aiuto. Vi preghiamo, amati genitori ed educatori, di riflettere nella preghiera sul tema della vostra vocazione di genitori, e di farvi consapevoli della eccezionale missione che Dio vi ha affidato nell’opera dell’educazione cristiana della giovane generazione. Dovete assumere tale compito coraggiosamente, nonostante il sovraccarico, la stanchezza e le sempre maggiori difficoltà della vita; nonostante l’indegna propaganda atea, nonostante i tentativi di intimidazione e di pressioni che potrete incontrare.

Possa la santa Madre di Dio, madre della Sacra Famiglia ed educatrice di Gesù Cristo, ottenervi tutte le grazie necessarie e sostenervi nella vostra fatica con la potenza stessa di Dio Padre, da cui proviene ogni paternità in cielo e sulla terra. Possa la Madre di Dio, che con tanta sollecitudine vegliava sulla crescita dell’umanità di suo Figlio, sostenere i genitori, disporsi a protezione della giovane generazione dei polacchi e condurla verso l’età perfetta di Cristo, nella speranza e nella grazia davanti a Dio e davanti agli uomini.

Con cuore fraterno noi, per la vostra opera familiare, degna di onore, benediciamo voi e le vostre famiglie: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Varsavia, 6 novembre 1979
Su mandato della Conferenza dell’Episcopato di Polonia

Firmato da:
i cardinali, gli arcivescovi e i vescovi polacchi

 

Note:

(1) Gv. 3, 16.

(2) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 22.

(3) GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Redemptor hominis, del 4-3-1979, n. 8.

(4) Ibid., n. 1. 

(5) Lc. 2, 52.

(6) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 52.

(7) Ibid., n. 50. 

(8) GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Redemptor hominis, cit., n. 10.

(9) IDEM, Discorso a Nowa Huta, del 9-6-1979, in L’Osservatore Romano, 10-6-1979.

(10) Sal. 126, 1-2.

 

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