Il brutto dell’arte moderna

Tra Settecento e Ottocento il mondo degli inferi minaccia con la sua follia coloro che hanno visto troppo di quanto esiste in esso, e l’arte se ne fa specchio
Stefano Chiappalone 1 mese fa
Prima pagina  /  Via Pulchritudinis  /  Il brutto dell’arte moderna

di Stefano Chiappalone

Alcune pagine dello storico austriaco dell’arte Hans Sedlmayr (1896-1984) pongono in evidenza certi fenomeni spirituali che si verificano in concomitanza di quel mutamento radicale che avviene nell’arte a cavallo dei secoli XVIII e XIX. Una vera rivoluzione, sostanzialmente diversa dai mutamenti di stile o di sensibilità avvenuti nei secoli precedenti, di cui uno dei primi eloquenti segnali sono le Pinturas nigras del pittore spagnolo Francisco Goya (1746-1828): «Per la prima volta un artista rappresenta liberamente e chiaramente il mondo dell’illogicità», commenta Sedlmayr (Perdita del centro. Le arti figurative del diciannovesimo e ventesimo secolo come sintomo e simbolo di un’epoca, trad.it, Borla, Roma 1983, p. 147).

Per la prima volta l’elemento diabolico travalica i confini degl’inferi e prende il sopravvento. «L’inferno era un tempo una zona limitata dell’aldilà. […] Qui però il mondo dell’orrido è divenuto immanente, connaturato al mondo; si è insidiato nell’uomo stesso. Nasce così una nuova interpretazione dell’uomo, in genere. L’uomo si demonizza, e non solo esteriormente. Egli stesso e il suo mondo vengono lasciati in balìa di forze demoniache. L’elemento infernale è preponderante, le forze contrarie stanno su una difensiva impotente e disperata» (ibid., p. 149).

Questa irruzione dell’inferno non si rivela solo nella chiusura del Cielo e nelle forme con cui l’uomo è raffigurato. Talora irrompe nella stessa personalità disturbata di alcuni artisti: «Siamo nei decenni in cui molti artisti vengono posseduti da forze demoniache. Lo scultore [Franz] X[aver] Messerschmidt [1736-1783], spinto da un impulso interiore atteggia sempre i suoi volti ad una smorfia; nell’arte spesso gelida di J[ohann] H[einrich] Füssli [1741-1825] sono innegabili gli elementi derivanti da un’autentica allucinazione; in quell’epoca J[ohn] Flaxman [1755-1826] ha la visione del volto del diavolo ch’egli (non so perché) ha chiamato “lo spirito della pulce” (the ghost of the flea). È il tempo in cui viene alla ribalta F[ranz] A[nton] Mesmer (1733-1815) e in cui fiorisce la visione spettrale. È come se nell’uomo si sia aperta una porta verso il mondo degli inferi e come se questo mondo minacciasse con la sua follia coloro che hanno visto troppo di quanto esiste in esso» (ibid., p. 151).

Il brutto e il caotico sono sempre esistiti nell’arte, basti pensare ai Giudizi medioevali, con gironi infernali brulicanti di demoni e di dannati mostrati – anzi mostrificati – secondo l’immaginario più cruento possibile. Ma in questo caso sono gli stessi uomini ad assumerne i caratteri e le fattezze, non solo descrivendoli, bensì perseguendoli, elevandoli a paradigma. Non c’è più il brutto di una volta…

Categoria:
  Via Pulchritudinis
Autore

 Stefano Chiappalone

  (20 Articoli)